Fine agosto del 1999, avevamo ancora il sapore della salsedine addosso, Michael Jordan si era appena ritirato dal mondo del basket era da poco nata l’Euro e la prima versione di Napster cominciava a farci muovere i primi passi nel file sharing quando nei negozi arriva il secondo album di una band torinese che aveva già fatto parlare molto bene di sé. Si sa, nel mondo della musica si dice sempre che il secondo disco è il più difficile della carriera ed i Subsonica hanno dimostrato di essere l’eccezione alla regola.

20 anni di microchip.
Oggi è il suo compleanno. 
Far parte, per così tanti anni, di una porzione di colonna sonora, della vita delle persone è un privilegio strepitoso. 
Esserci, facendo musica ancora e ancora con i piedi sul palco, ancora di più. 
Tanti auguri microchip, tanti auguri a voi, tanti auguri a noi.

Così Boosta sul suo profilo Instagram ha ricordato la nascita di quel disco, Microchip Emozionale, il secondo dato alle stampe insieme a Samuel e soci che rappresenta la vera consacrazione della band. Il disco conta quattordici tracce di cui almeno la metà sono potenziali hit radiofoniche destinate a restare nell’immaginario dell’epoca d’oro dell’indie italiano.

Si perché il 1999 era l’anno in cui ligajovapelù dominavano le classifiche con il loro singolo pacifista “il mio nome è mai più” e si assisteva all’esplosione di una band chiamata Lunapop insieme alla rinascita dell’italodisco con gli Eiffel 65.

subsonicaIntanto la scena indipendente piazzava vere e proprie pietre miliari come Microchip Emozionale. Rolling Stones tempo dopo l’avrebbe inserito nei migliori 100 dischi della storia della musica italiana al sedicesimo posto. La band, dopo un esordio importante nel 1997 con la Mescal ed un tour che aveva messo in evidenza, anche tramite un mini album live, tutte le sue potenzialità mette insieme una quantità di canzoni di altissima qualità avveniristiche per l’epoca. L’album fu anticipato dal singolo Colpo di pistola . 

Nella prima edizione era escluso il singolo Tutti i miei sbagli, forse la prima vera e propria hit dei Subsonica, con il quale parteciparono all’edizione del 2000 del Festival di Sanremo, come da tradizione per i gruppi provenienti dalla scena alternativa il brano ottenne un piazzamento mediocre, ma la vetrina sanremese contribuì a renderlo ancora oggi il brano di maggior successo di Casacci e soci.

Microchip emozionale può annoverare anche delle collaborazioni illustri che fotografano il fiorire di una nuova leva di musicisti che all’epoca erano ancora considerati emergenti e che adesso rappresentano alcuni fra i big della canzone italiana, in Liberi tutti troviamo infatti anche la voce di Daniele Silvestri, mentre nel terzo singolo dell’album Discolabirinto troviamo il featuring dei Bluvertigo e ultimo ma non meno importante uno dei numi tutelari della band e della club culture italiana Claudio Coccoluto.

Oltre ai pezzi già citati nell’album trovano spazio anche altre perle come Strade, composta da Boosta, e scritta da Samuel e Casacci e Il cielo su Torino canzone d’amore dedicata da Max casacci alla sua fidanzata Serena Schiva.

Il titolo dell’album prende forma da una parte del testo di Aurora Sogna, che in qualche modo però è sfociato anche nell’incubo. Si, perché dopo aver sfornato un album così importante tutti i successivi dischi della band torinese sono stati quasi automaticamente raffrontati a Microchip emozionale. Un continuo, si bello ma non è come il secondo disco. Una sorta di continua lotta per uscire dal fascio di luce creato da un disco pressoché perfetto, capace di creare uno standard al di sotto del quale non si poteva più ascendere. Questo rapporto burrascoso culminato nella canzone Benzina Ogoshi in cui venivano citate alcune tra le più frequenti lamentele dei fan in qualche modo si è ricomposto in occasione del ventennale quando Samuel e compagni hanno riportato il disco in tour in versione quasi integrale, celebrandolo con una serie di concerti.

Il disco è invecchiato benissimo e considerando la discografia sterminata e costellata di successi dei Subsonica anche i suoi padri lo hanno fatto a dovere.

Foto di Alice Preti e Laura Sbarbori