Un mare alla volta, l’esordio de L’ultima fila.

di Raffaele Calvanese

Un mare alla volta è l’album d’esordio de L’ultima fila, un disco che attraverso il mare cerca di interpretare gli aspetti più nascosti delle nostre vite. Una metafora potente per la potenza delle emozioni che spesso non riusciamo a controllare.

La band romana composta da Marco D’Andrea, Pasquale Dipace, Lorenzo Di Francia e Giacomo Turani esordisce con un album intenso capace di condurci nei meandri del mondo compositivo di questa formazione capace di guardare alla tradizione del rock italiano della fine degli anni novanta con il linguaggio e le sfumature sonore del nuovo millennio.

“Nove tracce di mare dentro al cuore e tutto intorno. Dall’introspezione allo sguardo più ampio sulle persone, in una società che a volte ci si trova a vivere, altre volte, invece, a subire.”

Un mare alla volta non è un album che cerca ascolti facili, le canzoni, a partire dai singoli che hanno anticipato l’album, ci conducono in percorsi poco illuminati, strade tortuose e vicoli nascosti che una volta percorsi fino alla fine schiudono panorami mozzafiato.

Ogni strada, che sia musicale o personale, per condurre ad un posto importante richiede un po’ di fatica, sembra questo il messaggio non solo nascosto nelle liriche ma anche nella musica de l’Ultima fila.

La band nasce a Roma nel 2016, dall’incontro tra esperienze, stili e studi diversi, come necessità di un altro punto di vista. Le idee cominciano a mescolarsi e in poco tempo si delineano i tratti distintivi del gruppo: i suoni, le ritmiche, le armonie e le parole. Serenità, quiete, paura, agitazione, la voglia di spegnere l’interruttore e ricominciare: Un mare alla volta de L’ultima fila è un disco che usa il mare come metafora della nostra esistenza. In nove canzoni ritroviamo i lampi di consapevolezza che ogni tanto ci fanno vedere la vita nuda. Il caleidoscopio di stati d’animo che i testi e la musica della band romana ci propongono, ci rimettono in contatto con parti di noi che spesso cerchiamo di tenere nascoste come fantasmi che non vorremmo affrontare.

In questo album la canzone italiana fa da sfondo alla ricerca di un nuovo sound: tradizione e sperimentazione, dall’indie-folk d’oltreoceano alle atmosfere post-rock nord europee, dalle distorsioni al limite e l’elettronica ai pianoforti acustici. Il disco è stato interamente registrato al Cubo Rosso, con la collaborazione di Igor Pardini che ne ha curato, assieme al quartetto, la produzione.

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