Home Interviste Sheng : l’album di esordio e la voglia di non fermarsi più

Sheng : l’album di esordio e la voglia di non fermarsi più

by Paola Pagni

Da venerdì 7 maggio è disponibile su tutte le piattaforme digitali “Morire leggenda”, l’album d’esordio dal sapore internazionale di Sheng.

Morire Leggenda è un viaggio nella realtà di Sheng vissuto attraverso i suoi occhi. Ogni traccia ne racconta un aspetto secondo il sound e il linguaggio più adatto. Sulle strumentali, tutte a cura di Brvss, si alternano rime di piombo e ritornelli più leggeri che mettono d’accordo ascoltatori di tutte le generazioni. Non è il disco di un emergente, come molti si sarebbero aspettati, ma la riprova che Sheng parla con la consapevolezza di un veterano. Morire Leggenda è il punto di rottura nel copia-copia generale della scena odierna: non è un disco fatto per piacere, e proprio per questo, piace.

Abbiamo scambiato qualche battuta con Sheng a proposito di questo album, su come è nato e su come la sua musica prende forma da sé, senza costruzioni.

Intervista a Sheng

Sei arrivato al primo album di Sheng: è stato faticoso costruirlo?

È stato un periodo intensissimo ed ancora c’è tanto da fare. Da un po’ di tempo sentivo la necessità di dover fare un album, ma vuoi o non vuoi un po’ di paura c’è sempre. Io sono molto perfezionista e quindi aspetto sempre una sorta di momento giusto che poi, alla fine, devi crearti da solo. Inizialmente è stato un po’ faticoso perché essendo emergente, venendo da una realtà provinciale, sono partito da zero. Soprattutto la parte creativa inizialmente mi ha messo un po’ sotto pressione.

Quando poi ho capito come prendere le cose più spontaneamente, farmi meno paranoie, allora li è iniziato ad uscire tutto da sé. Quindi ho iniziato a scrivere le prime bozze della traccia che mandavo a Brvss, lui me le confermava e da lì continuavo. All fine di questo disco da 11 tracce, in realtà non abbiamo scartato niente. Sono stato molto selettivo sin da subito. Se una canzone mi dava qualche dubbio evitavo di continuare a scrivere.

A livello di tempistiche, quando è stato lavorato questo album? Nel periodo di chiusura?

Io ho iniziato la lavorazione del disco un anno fa preciso, l’unico brano che già esisteva era Jetski, che era uscito prima come singolo. Lo abbiamo incluso perché portava un valore aggiunto nel disco. Per il resto è stato pensato tutto in piena Pandemia, quando si stava in casa. Questa cosa mi ha aiutato, perché mi ha permesso di ritagliarmi molto più tempo per curarmi tutte le sfaccettature del disco. Ho cercato di bilanciare le sonorità, cercando di variare, creando una sorta di ecosistema sonoro.

Quindi questa chiusura non ti ha limitato, anzi.

Si, con il senno di poi posso dirti che in questo senso il 2020 è stato un bell’anno per me, perché alla fine mi ha permesso di organizzare molte idee che erano state tenute in sospeso. Se all’inizio mi sentivo poco ispirato a causa della chiusura, quando poi non riuscivo a lavorare sulla mia musica, ho lavorato molto su di me come persona. Penso che sia stata proprio quella la chiave che mi ha permesso di dar luce al disco.

Leggo nella tua bio che “non è un disco fatto per piacere e proprio per questo, piace”. Cosa ti spinge a scrivere quindi?

Un’esigenza mia espressiva. Non mi sono messo in studio a pensare: adesso creo qualcosa che sia commerciale o che possa piacere. Io quando sentivo il beat e scrivevo, l’ho fatto provando proprio una sensazione di sfogo. Volevo esternare e trasporre in parole e melodie le sensazioni e le emozioni che provavo in quel momento. E penso che la sincerità e la spontaneità della scrittura del disco, come chiave di lettura, sia una carta vincente. Perché penso che dall’altra parte questa cosa si percepisca. Si sente che non è costruito.

Come sono avvenute le collaborazioni all’interno dell’ EP?

Ho deciso di fare soltanto 3 feat perché essendo il mio primo disco, ho puntato prima di tutto a presentarmi, quindi le ho calibrate. Ho voluto fare una cosa più internazionale. Quindi ne ho scelta una Italiana, con Sace, che è un rapper emergente come me, che seguo da tempo e con cui ho avuto modo di sviluppare un’amicizia. Dopodiché ho fatto un feat francese con Him$, che ho scoperto tramite i social, su cui ci siamo conosciuti: abbiamo iniziato a parlare e da lì è venuta spontanea la domanda di collaborare.

Eravamo tutti e due molto presi ed il brano è nato in maniera molto veloce. E poi abbiamo fatto un feat americano Martin Baller che è molto apprezzato a livello mondiale. Personalmente è stata una bella soddisfazione perché questo artista ha collaborato con grandi nomi, si in Italia che all’estero.Vedere che a lui piace la mia musica ed essere comunque il secondo italiano, dopo Sfera Ebbasta, a collaborare con lui, ed è stato proprio bello.

Hai notato differenze tra l’estero e l’Italia per quanto riguarda il tuo genere musicale?

Ti posso dire che io penso che noi in Italia attualmente siamo molto più attenti alla ricerca del sound. Vedo che in Italia c’è molta più sperimentazione, rispetto magari ad una scena americana che brilla tantissimo, però se poi vai a vedere tutte le ultime uscite, vedi che bene o male è la solita trap, che comunque tanto di cappello… Però magari in Italia mi è arrivato all’orecchio qualcosa più originale.

C’è un brano all’interno dell’album a cui sei particolarmente legato e che consiglieresti di ascoltare per primo?

Se dovessi consigliarne uno direi Pagine, perché è molto sentito, sicuramente crea subito empatia. Anche se io consiglio l’ascolto del disco nell’insieme, dalla prima all’ultima traccia, per il semplice fatto che quando l’ho creato volevo che fosse proprio un disco calibrato. Quando ascolti il prodotto completo c’è molta varietà e scorre bene. Mentre il brano che personalmente preferisco e 7AM FaceTime, mi piacciono le vibrazioni che siamo riusciti a dare al pezzo, ed è uno di quelli che ho riascoltato di più anche dopo aver chiuso il progetto.Anche l’ordine delle canzoni è venuto da sé, perché io sono partito dal presupposto che non volevo fare un album piatto. Mi piace essere versatile e proprio per questo ho fatto un lavoro pensandolo completo.

Stai pensando a dei live?

Sto lavorando a cose nuove, non mi voglio fermare assolutamente, voglio spingere sempre di più. A livello di live sono super attento a nuove occasioni, perché noi poco prima che chiudesse tutto stavamo facendo bene nei club, avevamo una bella risposta, ci stavamo facendo conoscere. La chiusura ci ha lasciato l’amaro in bocca e non vediamo l’ora di tornare.

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