Ritmico non ritmico, il viaggio sonoro di Max Fuschetto

di Raffaele Calvanese

Ritmico Non Ritmico, pubblicato da NovAntiqua è l’ultimo album del musicista Max Fuschetto. Il disco arriva a quattro anni dal suo ultimo lavoro discografico, Mother Moonlight.

Pur partendo da una base new classic, in cui Fuschetto è un vero e proprio punto di riferimento, questo album non si preclude nessun confine. Proprio la contaminazione è il tratto distintivo dell’oboista che cerca di uscire da un luogo conosciuto per abbracciare anche arti differenti. L’album infatti ha una matrice concettuale e ricerca direzioni, sviluppi e nuove strade personali, dall’ascolto della musica africana alle letture dell’arte contemporanea. Allo scenario onirico di Mother Moonlight, con questa nuova opera si sovrappone la ricerca di un dialogo e di una confluenza di tecniche e pratiche tra arte e musica.

È lo stesso compositore che ci racconta com’è nato Ritmico non ritmico:

«Ritmico Non Ritmico è procedere senza categorie. Il mondo e il suo rovescio. Lo specchio in cui si riflette l’assenza. Il non identico necessario che completa la formula dell’essere. Il titolo nasce da una parafrasi di Ritmicamente, uno dei quadri di Paul Klee in cui è rappresentata una scacchiera disegnata a mano. Ritmico come disposizione architettonica degli elementi che realizzano una forma; Non ritmico di dimensioni musicali che nascono da elementi fluttuanti, continuum sonori che si espandono liberamente. Ritmico come pulsazione costante, dei suoni ribattuti sui tasti di un pianoforte o ripetuti tra soffio e lingua nel tubo di un flicorno; e anche di una Non Ritmica sospensione: il beat assente, il passo che non trova appoggio, la sensazione del vuoto. Stop. L’elenco è infinito, ognuno ha il suo andare oscillante: l’artista che mi interessa è un funambolo il cui passo successivo non ha riuscita certa»

Il crossover concettuale di Fuschetto lo porta ad alzare sempre l’asticella della composizione, le canzoni infatti sembrano disegnare quadri sonori all’interno dei quali l’ascoltatore può perdersi ed al contempo sentirsi a casa. Non a caso sul finale dell’album troviamo il brano A Lucio B. un omaggio musicale al musicista di Poggio Bustone che diventa metafora della nostra memoria collettiva, non a caso il brano sembra catturato da un musicista che suona in una metropolitana. Al brano ha collaborato anche Luca Aquino che appare anche in Midsommar. La musica di Max Fuschetto non fa altro che dare voce sonora a questa parte del nostro subconscio musicale e personale, portando un genere che solitamente si considera lontano dall’ascolto di massa ad una platea più larga. Fuschetto, in definitiva, ha il coraggio di colmare le distanze e lo fa scrivendo musica coraggiosa.

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