Ad un anno di distanza dall’uscita di “Boulevard“, LowJohn apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico con il nuovo singolo “Atelier“, in uscita oggi per Smilax Records. Il brano, prodotto da Gennaro De Stefano, è il racconto di una giovane coppia che vive in un monolocale nelle banlieues francesi. Nella loro piccola bolla d’amore, i due ragazzi sognano una vita sempre più grande e sfarzosa, mettendo conseguentemente in crisi il loro rapporto. Il protagonista della canzone finisce per ritrovarsi nella sua nuova casa, ma inevitabilmente solo, dovendo fare i conti con il passato e con tutti gli errori legati ad esso.
LowJohn ha scritto “Atelier” ispirandosi liberamente alla prima casa condivisa con la sua fidanzata, dove la loro storia d’amore ha avuto concretamente inizio.
LowJohn intervista
Da dove deriva la scelta del tuo nome d’arte?
Il mio nome d’arte durante i primi 2 anni della mia carriera era un altro, dovetti cambiarlo perché un artista diventò famosissimo con lo stesso nome. Quindi nel 2016 scelsi LowJohn, mio padre da bambino mi chiamava spesso “Piccolo Jo” e così decisi di fare un gioco di parole e usare “LowJohn” come pseudonimo artistico.
Tra Atelier e Boulevard è passato esattamente un anno. Come hai trascorso (musicalmente) questo periodo?
Nell’anno in mezzo a Boulevard e Atelier ho lavorato parecchio musicalmente parlando: ho partecipato a Fuck Pop, l’iniziativa di scouting organizzata dalla label “Pluggers” (Massimo Pericolo, BigMama). Da questo progetto è nato un EP di 3 tracce chiamato “FuckPop”, io ho preso parte al brano “McRione” cantando il ritornello; ad oggi abbiamo formato un collettivo stabile chiamato appunto “Fuck Pop” come l’EP. In tutto siamo in 20. Successivamente abbiamo organizzato diversi live in giro per l’Italia, il più prestigioso è stato durante la Milano Music Week. Allo stesso tempo mi sono dedicato a creare dei “format” che pubblico quotidianamente sui miei social.

Come è nato il brano Atelier e come è stato accolto dal pubblico?
“Atelier” nasce dall’idea di voler trasmettere il messaggio che non è importante ciò che si ha ma come ci si sente. Si può stare bene anche in uno squallido monolocale e si può essere infelici nella casa più lussuosa del mondo. Ci tenevo a trasmettere questo pensiero personale in quanto spesso non riesco a godermi ciò che ho perchè penso sempre a ciò che vorrei e credo sia importante fermarsi ed apprezzare ciò che abbiamo. “Casa non è dove si vive ma come ci si sente” e io ci credo davvero. Il pezzo è stato accolto molto bene dal pubblico, pur distanziandosi come arrangiamento dai miei brani precedenti.
L’artista scava dentro di sé e racconta una storia immaginaria in cui descrive come sia cambiata la sua vita dopo aver perso la propria anima gemella, riavvolgendo il nastro e ripercorrendo i bei momenti passati insieme, i rispettivi sogni e gli sforzi fatti per raggiungerli. È come se con la sua penna John riavvolgesse il nastro di una musicassetta, approfondendone i dettagli sussurrati e mai detti apertamente.
Pur mantenendo un filo conduttore con tutti i progetti del cantautore siciliano, “Atelier” si scosta leggermente dallo stile musicale che lo contraddistingue da sempre, permettendo a John Nociforo di sperimentare ampiamente e aggiungere al brano delle chiare contaminazioni Urban/Trap.
Progetti futuri?
Quest’estate sarò impegnato in alcune date live con il mio gruppo “FuckPop”, ma ho anche dei brani in cantiere che conto di fare uscire presto. Allo stesso tempo organizzo delle live piano/voce sui miei social network, vi invito a seguirle per scoprire a 360° il mio mondo musicale!
