Un’intervista esclusiva a Gero Riggio, cantautore pop siciliano tra i più sensibili e coerenti della nuova scena italiana, che con il singolo “Il tuo profumo” segna un punto di svolta nella sua traiettoria artistica. A due anni da Etere, Riggio torna con una scrittura più libera, suoni curati nei dettagli e una voglia dichiarata di esplorare senza rinunciare alla sua autenticità.
Tra immagini che sembrano uscite da un film indie e riflessioni che odorano di vissuto, lo abbiamo incontrato per parlare di musica, produzione, libertà creativa e… di chi ha lasciato il profumo sulle sue canzoni.
Intervista esclusiva a Gero Riggio per Inside Music
“Il tuo profumo” ha una struttura pop molto diretta, ma al tempo stesso sembra sorreggersi su una produzione che lavora di dettagli e sfumature. Che tipo di dialogo hai instaurato con Leo Curiale in fase di arrangiamento?
Io e Leo Curiale, il mio produttore storico, viaggiamo sulla stessa linea d’intenti. Quando ho mandato a lui i provini delle canzoni che avevo scritto nell’ultimo periodo, ha avvertito subito delle differenze rispetto al passato. Insieme abbiamo parlato sullo stile che volevamo dargli e come spesso capita, lui già aveva in testa tutto. Mi fido molto di lui in studio perché riesce sempre a capire ogni mia necessità strutturale e armonica. È fantastico lavorare con lui e con tutti i musicisti che ho scelto per questo brano. Andrea Marchetta, Sebastiano Valenza e Totò Cani sono tra i migliori in circolazione, ed è uscito fuori un lavoro di cui vado molto fiero.
Nei tuoi versi c’è sempre un equilibrio molto sottile tra immagine cinematografica e confidenza emotiva. Come gestisci questo binario in fase di scrittura? Parti prima da un suono o da una scena?
Una canzone è un miracolo. Non servono scuole, studi particolari, serve solo una sensibilità che si trasforma in talento, talento nel riuscire a mettere su un foglio di carta qualcosa che gira nella tua testa. Di base parte da quello che voglio raccontare. Poi lo sviluppo e cerco, grazie alla musica, di indirizzarlo verso una direzione ben precisa. Cerco sempre di applicare queste formulette per ottenere delle canzoni che siano credibili, che parlino del quotidiano e riescano a farmi stare bene. Sì, le canzoni sono una cura personale, qualcosa che quando non c’è ti manca e quando c’è vuoi che rimanga per sempre.
Hai parlato di un cambio di rotta nel tuo approccio musicale: da dove sei ripartito per ridefinire il tuo stile?
Tutto è stato davvero molto naturale. Ha avuto una funzione centrale la pausa di due anni dalla mia ultima pubblicazione, tempo che mi è servito per viaggiare, scoprire nuovi posti dove cercare tutto quello che mi serviva. La mia crescita personale e artistica, le persone incontrate, quelle perse, quelle che sono andate via da sole, quelle che sono rimaste hanno contribuito molto a questo mio nuovo flow. Ho trovato un metodo nuovo. Un lavoro molto intenso e intimo che mi ha portato a trovare una strada nuova che spero mi renda felice.
Nel brano si percepisce un senso di libertà quasi narrativa, come se la canzone non volesse chiudersi in uno schema. È così?
Le mie canzoni sono libere: lascio il privilegio, a chi ascolta, di riuscire ad assimilare e dare loro la sfumatura che si preferisce. È sempre interessante per me quando il pubblico che le ascolta mi dà dei feedback diversi tra loro: è un po’ come se le mie canzoni le scrivessimo insieme. Forse è il miracolo della musica. È molto bello.
Quella frase “accettare di essere l’antagonista” suona come un manifesto non solo personale, ma anche artistico. Ti senti più libero oggi nel raccontare anche la parte scomoda delle relazioni?
Mi piace parlare di tutto, in realtà. Raccontare un altro punto di vista allena la mente a saper accettare anche di non vincere sempre. Cesare Cremonini ha scritto una canzone meravigliosa su questo argomento, “Nessuno vuole essere Robin”. Ma io dico che a volte essere Robin aiuta a capirsi meglio, aiuta a imparare dai propri errori e migliorarsi. Io ho voluto trattare questa tematica con ironia e leggerezza ma non allontanandomi dal nocciolo del discorso. “Il tuo profumo” potrebbe anche riservare un’altra parte di lettura: “perché non si riesce a vedere l’amore dove c’è davvero?”
Hai avuto una traiettoria musicale molto coerente ma mai statica, dai primi dischi fino a “Etere”. Quanto è stato importante per te non ripeterti pur rimanendo riconoscibile?
Il filo rosso che unisce tutte le mie produzioni è la sincerità con cui le racconto. La mia crescita tra una canzone e un’altra, tra un disco e un altro è palese. Non ripetersi è sintomo di ricerca. Il mondo (e l’anima umana) ha talmente tante sfumature che forse una vita non basterebbe per raccontarle tutte. L’idea di trovare le canzoni da qualsiasi cosa mi rende molto fortunato.
Quando inizi a scrivere una nuova canzone, quanto conta per te immaginare già il suono che avrà?
Tantissimo. A volte però è un processo complesso. Parole e musica devono viaggiare come unica entità. Con il lavoro da studio, cerchiamo sempre di intuire dove poterla collocare per tirare fuori tutto il suo potenziale. Una canzone nasce da un desiderio, da una cosa già vissuta. È un déjà-vu che se riesci a “recuperare” è davvero un miracolo.
Gero Riggio, il pop che profuma di verità
Con “Il tuo profumo”, Gero Riggio ci ricorda che il pop può ancora avere un’anima, raccontare storie vere, scomode, ironiche e umane. Il nuovo singolo, già disponibile su tutte le piattaforme digitali per Carioca Records/Virgin Music, è solo il primo tassello di una nuova stagione creativa per il cantautore siciliano.
Se il buongiorno si sente dal profumo, qui siamo pronti a respirare a pieni polmoni.

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)