Il _resetfestival quest’anno raggiunge l’importante traguardo dei 10 anni ed oggi pomeriggio abbiamo scambiato due chiacchiere con Daniele Citriniti, musicista, organizzatore e fondatore del festival.

Che sensazioni vivi sapendo di essere giunti alla decima edizione? Orgoglio? Ansia da decennale? E che emozioni ricordi del 2009?

“Vecchiaia (risate)! 10 anni significa ritornare ai tempi delle medie. L’emozione è difficile da spiegare, anche perché devo ancora realizzare che sia passato tutto questo tempo. Probabilmente a festival in corso potrò dare una risposta più sentita.
È sicuramente bello che quest’anno l’evento si svolga in un luogo simbolo per la città di Torino come l’Off Topic e che ci siano tanti amici che hanno dato la disponibilità per esserci e a partecipare in maniera significativa.
Della prima edizione mi porto dietro la fatica, il sudore versato per mettere su tutto, e anche un po’ quella scelleratezza con cui è iniziato tutto: un manipolo di musicisti che si son messi a suonare su un palco. E questo spirito non cambia.
È ovvio che ora siamo molti di più. Tanti addetti ai lavori, tanti del mondo dello spettacolo che si sono uniti a noi per dare forza alle nuove leve della musica, affinché possano fare un percorso sano e non sperare in un miracolo, nel boom immediato, senza avere controllo del proprio percorso.
Poi, durante il festival, con le persone, i gruppi che suoneranno, gli amici che rivedremo, si paleseranno emozioni che oggi sono messe da parte, come prima di partire per un viaggio.”

Ci sono dei modelli virtuosi di eventi italiani o internazionali che ti hanno ispirato nel costruire il _reset anno dopo anno? Cosa vedi nel futuro del festival?

“Onestamente non a modelli italiani. _reset è nato in modo spontaneo, come un’ortica, e poi è stato modellato anno per anno sulle sensazioni, sulle esigenze, sulle persone che, giorno dopo giorno, hanno deciso di sposare la causa. Modelli possono provenire dall’Inghilterra, dove il legame tra cultura, musica e impatto sociale è ben radicato. In Italia c’è ancora difficoltà nel lavorare sull’innovazione in ambito culturale, nel mettersi insieme e a non sovrapporsi. Forse per pigrizia, forse per cultura o mentalità.
_reset è una scatola vuota, una piattaforma più simile a modelli britannici. Ha questa caratteristica di rifarsi ad una parola che riporta sempre ad una ripartenza. Il futuro non è diverso dal presente né dal passato. Ogni anno ci sono cicli, si riparte sempre da zero, un po’ come la carriera di un musicista che desidera affinare quello che sta facendo.
Dove ci porterà non lo so. Quello che so è che tutto ciò che è legato a _reHUB punta sempre di più a divenire un punto focale del progetto, l’incontro tra i grandi e i piccoli, nel confronto riguardo le esigenze, le problematiche, gli ostacoli che possono avere avanti.
Non è più difficile essere un piccolo o un grande, si gioca solo a livelli di allenamento diversi.”

Negli Anni sugli innumerevoli palchi del reset si sono esibiti tanti artisti emergenti che son venuti in seguito alla ribalta nazionale. Quale tra le tante esibizioni ti è rimasta più impressa nel cuore? Ti ha colpito maggiormente?

 

“Molte. Ma andrò su nomi meno noti. Tra le tante “Le Capre a Sonagli”, una scoperta incredibile, ancora oggi una delle band più interessanti della scena italiana. Dopo di che potrei farti tanti altri nomi, ma in realtà la memoria, in questo momento, mi sta giocando brutti scherzi.”

 

Quali sono i criteri di scelta dei progetti emergenti da proporre al pubblico? E c’è, se così si può dire, una selezione basata anche sul puro istinto? Una sorta di toto-selezione su chi avrà successo?

 

“I gruppi che selezioniamo sono progetti nei quali crediamo fermamente, che hanno un bell’impatto live, aspetto per noi fondamentale. Per gli artisti _rehub, invece, ragioniamo di più sul potenziale di scrittura creativa, sull’identità psicologica. Anche perché il _reset non è un festival dove arrivi, suoni e te ne vai. Anzi, vivi tutte le giornate, tutti i laboratori, gli incontri, quindi devi anche saperti giocare le tue abilità, e non tutti gli artisti, anche quelli più talentuosi hanno l’abitudine a cogliere questa opportunità. Quindi una discriminante è quest’attitudine, che traspare attraverso il modo che hanno di presentarsi, la tipologia di lavoro che fanno sulle canzoni, sui testi, nei video, nei live.”

 

Ultima domanda. Come direbbe Costanzo sui “consigli per gli acquisti”.
Quali nuove, o meno, proposte consigli ai nostri lettori?

“Più che consigliare qualcuno in particolare posso dirvi di cercar la musica, scoprire, ricercare le cose meno evidenti, scrutare nel sottosuolo, dare fiducia ad un video con poche visualizzazioni, ad uno spettacolo, ad un live il cui evento magari non è fortissimo, ma ci ispira. Approfondire. Più che consigliare un determinato artista, mi piacerebbe suggerire la curiosità dell’andare a scoprire chi non è stato ancora scoperto, che è proprio lo spirito con il quale, anno dopo anno, affrontiamo ogni nuova edizione.
Ma se posso consigliarvi qualcuno, andate ad ascoltare i gruppi che partecipano a _reset.”