Bud Spencer e Robert Johnson: fagioli messicani e delta blues

La sparo grossa, ma me ne assumo le responsabilità. Quando si parla di blues, chitarre resofoniche, miti e leggende legate al demonio, bisogna partire per forza da un punto ed io adoro parlarne ogni volta. Robert Leroy Johnson, il padre del delta blues, quello bucolico, agreste, bottleneck ricavato da una bottiglia di whiskey e una parlor suonata ululando brevi frasi demoniache sulla veranda di una villetta a Jackson, Mississippi, con gli stivali ancora sporchi di terra mista a cotone.

La leggenda più famosa della musica, una sparizione, l’anima venduta al demonio incontrato ad un crocicchio (il famoso crossroad) in cambio di una strabiliante capacità chitarristica. 29 canzoni, considerando anche quella misteriosa mai pubblicata, una morte prematura per avvelenamento in un bar, l’inizio della maledizione J 27 (Club 27).

Potrei parlare di tutto ciò per ore, ma giungiamo al nocciolo della questione, ai nostri protagonisti: i Bud Spencer Blues Explosion. Un nome emblematico che ha insito in se stesso un tris vincente: un idolo della cinematografia western comedy italiana, universalmente considerato mito, un genere musicale marcio e violento ed un esplosività elettrica al sapore di fuzz face.

Cosa significa quindi questo preambolo fin troppo prolisso? Avevo preannunciato un azzardo, eccolo: se Robert Johnson fosse vivo ed avesse 39 anni, a Roma, nel 2018, probabilmente indosserebbe una t-shirt a righe da marinaio, due stivaletti neri, imbraccerebbe una chitarra elettrica satura di distorsioni plasticose e suonerebbe in un duo chiamato BSBE.

Lascio una riga di pausa per gli insulti dei lettori sensibili che in questo momento stanno urlando blasfemie contro di me.

Parliamoci chiaro, avevo già sottolineato, nello scorso articolo di Enogastronomusica in cui parlo dell’ultimo album dei Ministri, il periodo storico musicale italiano, molto prolifico e positivo per la scena indipendente, ma veramente saturo di gruppi che copiano e incollano sempre la stessa solfa pop-elettronica. Ecco loro non lo fanno, anzi portano sul mercato un disco audace, che affonda le radici nel delta blues e lo veste di abiti elettrici e minimalisti.

Chitarra elettrica, batteria e voce; dodici battute ed un’incredibile abilità chitarristica, dell’ormai noto Adriano Viterbini, già fondatore della band nel 2007 insieme a Cesare Petulicchio (batterista), artista solista e turnista di molti musicisti italiani (Silvestri, Gazzè, Fabi, Tre Allegri Ragazzi Morti). Ancora meglio dal vivo, come al solito, che sul disco, essendo reduce del concerto al Monk di sabato sera, davvero un bel sold out ed una platea piena di addetti ai lavori tra cui Riccardo Senigallia, Motta, Davide Toffolo (ospite anche sul palco per Io e il demonio, ma ci torniamo successivamente su questo brano).

Devo sinceramente ammettere che dopo l’uscita del primo singolo E tu? non mi stavo strappando i capelli. Sicuramente un pezzo con un bel “tiro” musicalmente parlando ma con un testo un po’ semplicistico; mi permetto di citare la frase: Io mi chiamo Adriano e lui si chiama Cesare e tu? (per rendere l’idea).

Fortunatamente Di fronte a te, di fronte a me, secondo singolo estratto dal nuovo album Vivi Muori Blues Ripeti, colma piacevolmente l’angosciante ed ansiosa laguna lasciatami da E tu?, solleticando al mio udito originali riferimenti orientali a prescindere dalla solita pentatonica, sottolineati anche dall’arrangiamento del brano e dagli altri suoni ed effetti utilizzati. Un testo quest’ultimo scritto da Umberto Maria Giardini (Moltheni) che insieme a Davide Toffolo hanno aiutato il duo romano nella scrittura della maggior parte dei testi del disco, come anche quello di Dove, Allacci e sleghi (un’altra delle mie preferite) e Coca, mentre la voce dei TARM ha curato l’adattamento di Io e il demonio e scritto le parole di E tu?, La donna è blu e Presto sarò chi sono.

Un album partecipato dunque, prodotto, registrato e mixato da Marco Fasolo, masterizzato da Max Trisotto e uscito per La Tempesta Dischi, al quale hanno collaborato anche altri musicisti ed autori che non mi dilungherò ad elencare ma che potrete trovare nel booklet del digipack.

Ecco, torniamo un secondo a Robert Johnson e spendiamo due parole per la traccia Io e il demonio, come detto in precedenza, adattamento in italiano di Davide Toffolo del brano Me and the Devil del padre del blues, cantato egregiamente per altro dallo stesso Toffolo. Capite la differenza tra il nuovo singolo dei Thegiornalisti e la citazione di un must della storia della musica internazionale, pluri-coverizzato da artisti in tutto il mondo, inserito in un album altrettanto prezioso per il nostro palato musicale, ancor più apprezzato se sparato anche in faccia in un bel concerto dal vivo? (Viste le doti musicali dei soggetti in questione).

Inizio a farvi digerire il mio parallelismo? No eh? Vabbè, ho fame, chiamo la mia collaboratrice e vi svelo in quattro e quattr’otto la ricetta “blues” di questa settimana, validamente accompagnata da un buon vino selezionato dal sottoscritto. Il genere musicale ci porta dritti negli Stati Uniti del Sud, abbastanza vicini al Messico. Come non scegliere allora un piatto con tipici fagioli neri americani, che sia tuttavia esplosivo al punto giusto: il chilli con carne fa al caso nostro, sia se vogliamo tornare, geograficamente parlando, verso le origini del blues, sia se vogliamo ritrovare a livello gastronomico l’esplosione (egregiamente conferita dal peperoncino, immancabile nel piatto) che fa da ulteriore parallelismo tra il cibo e il nostro duo.

Decidiamo di accostare un rosso di terre laziali, come i nostri musicisti: ovviamente un DOCG. Scegliamo senza indugi un Cesanese del Piglio, caratterizzato da un’elevata struttura ed un significativo equilibrio fra diverse componenti.

Una curiosità, per chi si fosse chiesto come me, il perché di questo titolo: Vivi Muori Blues Ripeti. Presuppongo sia un sarcastico riferimento alla pellicola Edge of Tomorrow – Senza domani, conosciuta anche col titolo Live. Die. Repeat., è un film di fantascienza del 2014 diretto da Doug Liman, con protagonisti Tom Cruise ed Emily Blunt. Il film è l’adattamento cinematografico della light novel All you need is kill (2004), scritta da Hiroshi Sakurazaka ed illustrata da Yoshitoshi Abe (da Wikipedia).

Un disco che consiglio agli amanti del blues e della chitarra elettrica, ma anche a chi non ha mai approcciato a questo genere musicale di indiscutibile importanza per avere una esemplare chiave di lettura di tanta musica che è stata prodotta nei secoli dei secoli e che viene tuttora realizzata all over the world. Poi se al disco potete aggiungere anche un bel concerto dal vivo, vi posso assicurare che i nostri due baldi giovincelli romani sanno veramente il fatto loro sul palco ed ammettiamolo, in due suonano come in dieci, e tu?

Di seguito le date del tour:

VIVI SUONA BLUES RIPETI TOUR

31/03/2018  Roma Monk

01/04/2018  Cesena Vidia

02/04/2018  Molfetta (BA) Eremo

05/04/2018  Milano Santeria

06/04/2018  Brescia Latteria Molloy

07/04/2018  Torino sPAZIO211

13/04/2018  Napoli Galleria19

14/04/2018  Firenze Auditorium Flog

19/04/2018  Bologna Locomotiv Club

20/04/2018  Treviso New Age

27/04/2018  Fermo Heartz

28/04/2018  Perugia Urban

Leonardo Angelucci

2018-10-04T22:46:23+00:00 3 aprile 2018|ENOGASTRONOMUSICA, Rubriche|0 Commenti