Home Approfondimenti Quarant’anni di Desaparecido: i 3 brani più iconici di un album indimenticabile

Quarant’anni di Desaparecido: i 3 brani più iconici di un album indimenticabile

by Dalila Giglio
Desaparecido

Ci sono dischi e dischi: dischi belli, dischi brutti, dischi irrilevanti, dischi iconici, dischi ignorati. E poi ci sono quei dischi che non si sostanziano unicamente in dei semplici dischi, ma che incarnano qualcosa che va al di là di essi e, forse, anche oltre agli intenti dei loro compositori e autori.

“Desaparecido”, il primo album in studio dei Litfiba, è uno di quelli.

Uscito nel 1985, lo scorso 10 marzo ha celebrato i suoi primi quarant’anni di gloriosa carriera.

Chi segue fin dai loro esordi Piero Pelù e Ghigo Renzulli, ma anche chi ha iniziato a seguire successivamente il gruppo fiorentino ascoltando solo in un secondo momento la sua discografia pregressa, è perfettamente conscio dell’impatto detonante che lo stesso ha avuto nella scena musicale italiana, che ne è uscita “spettinata” e stravolta. Da quel giorno di marzo del 1985 nulla è stato più come prima e i Litfiba, album dopo album, hanno mutato per sempre la storia della musica rock italiana, della quale sono diventati gli esponenti di spicco.

Il ripudio della guerra e l’antimilitarismo, il potere e le dittature sono i principali temi affrontati in Desaparecido -il primo dei tre album che compongono la “Trilogia del Potere”-, nel quale fanno capolino sonorità new wave, dark, post punk e mediterranee.

Molto è stato detto e scritto su questo album iconico, e quel che ancora non si sapeva, è stato raccontato nel libro “Eroi nel vento. Quarant’anni di Desaparecido dei Litfiba” del giornalista musicale e saggista Donato Zoppo, che ne ripercorre la genesi attraverso le testimonianze dei diretti interessanti (Aiazzi e Maroccolo ma anche altri che, in qualche modo, vi hanno preso parte).

Otto tracce per otto “singoli” che i Litfiba come gruppo e Pelù come solista, non hanno mai smesso di suonare, nel corso della loro carriera ultraquarantennale, e che ancora oggi incontrano i favori sia dei fan di antico corso, sia di quelli più giovani, che si approcciano per la prima volta all’ascolto del repertorio della rockband fiorentina.

Difficile dire quale tra queste arrivi dritta al cuore un attimo prima delle altre, ma noi abbiamo scelto le tre seguenti:

Eroi nel vento

Un brano solenne, quarant’anni fa come oggi: abbacinante sia nella versione originale sia in quella riarrangiata negli anni ’90, che racconta di un kamikaze disertore durante la Guerra del Vietnam. Acuto e intenso, con voce e chitarra a dare pieno risalto alla drammaticità del tema.

Lulù e Marlene

Quale che sia reale il significato che le hanno attribuito gli autori, questa è una di quelle canzoni alle quali ognuno conferisce anche un suo personale significato, facendola ancora più propria. Difficile non avvertire un “pugno allo stomaco” ascoltandola, soprattutto nella versione live in cui la voce di Piero si accompagna al solo suono del piano nella prima parte del brano. Cupa e onirica, mantiene intatto il suo fascino negli anni.

Istanbul

Una canzone sempre attuale, dal sapore orientaleggiante, dedicata a una città che è un crocevia di culture ma che, ancora oggi, fa i conti con un processo di mescolanza e di integrazione non ancora riuscito. Misticismo, solitudine e dramma si fondono alla perfezione.

Non certo da meno sono brani come Desaparecido o La Preda, o come Guerra o Pioggia di Luce, anch’essi storici e sovente parte delle scalette dei concerti del gruppo.

Un disco che è al contempo uno spaccato di vita di una città oggi molto cambiata e di un momento storico funestato da conflitti sparsi per il mondo (purtroppo non tanto dissimile da quello di oggi), senza il quale la storia della musica (non solo rock) nostrana sarebbe stata molto diversa.

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