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Willie Peyote racconta il nuovo album: “È un disco meno cinico, avevo bisogno di più dolcezza”

by Paola Pagni
Willie Peyote foto di Matteo Bosonetto willie tram 31

A poco più di un anno dall’uscita del precedente lavoro, domani 15 Maggio Willie Peyote torna con un nuovo album che mescola critica sociale, introspezione e una scrittura più emotiva rispetto al passato. Un disco nato rapidamente, scritto in gran parte durante il tour estivo, che fotografa tanto il caos contemporaneo quanto il rapporto personale dell’artista con il tempo che passa.

Nel corso della nostra chiacchierata, dopo aver avuto il piacere di ascoltare questo nuovo lavoro in anteprima, Willie Peyote ha raccontato la genesi del progetto, il significato di Anatomia di uno schianto prolungato, il bisogno di ritrovare una dimensione collettiva e la volontà di aprirsi a una scrittura più vulnerabile.

“È un disco meno cinico”

Il nuovo lavoro nasce in un momento creativo particolarmente veloce rispetto agli standard dell’artista torinese.

“Il disco precedente era uscito a febbraio dell’anno scorso, quindi oggettivamente poco tempo fa. Questo invece è stato scritto in gran parte durante il tour estivo”.

Musicalmente il progetto attraversa territori molto diversi: rap, pezzi più suonati, episodi acustici e momenti più intimi.

“Mi sono reso conto che in un periodo difficile come quello che viviamo serve anche un po’ di speranza, un po’ di dolcezza, che nei miei dischi non era molto presente”.

Un cambiamento che si lega direttamente al tema centrale del disco: la necessità di recuperare una dimensione collettiva in una società sempre più individualista.


“L’invecchiamento non mi spaventa”

Uno degli aspetti più interessanti del disco è il modo in cui Willie Peyote intreccia riflessioni personali e osservazioni sociali.

Gli chiedo quindi cosa lo abbia spaventato di più durante la scrittura: l’idea dell’invecchiamento oppure il mondo che ci circonda.

W:
“L’invecchiamento non mi spaventa tutto sommato, lo sto accogliendo con grande naturalezza. Fa parte della vita e non mi crea particolare ansia.La situazione globale invece un filo di più, perché a tratti non sembrano esserci grandi soluzioni. Ogni giorno ce n’è una nuova.Uno dei temi presenti nel disco, insieme alla riscoperta della collettività, è anche la redistribuzione della ricchezza. Viviamo in un’epoca in cui la disparità fra ricchi e poveri sta aumentando continuamente e pochissime persone controllano una ricchezza spropositata.La cosa che mi spaventa di più è proprio questa: andare verso un sistema in cui i privati hanno più controllo del pianeta rispetto agli Stati stessi e possono influenzare la vita di tutti noi per il loro profitto”.


“Luigi”: provocazione, meme e lotta di classe

Tra i brani più discussi del disco c’è Luigi, traccia apertamente provocatoria che affronta il tema della rabbia sociale contemporanea. Gli domando se abbia mai pensato che il pezzo potesse essere frainteso.

W:
“Certo. Però Luigi Mangione rappresenta in maniera molto plastica la nostra epoca: è diventato un personaggio percepito quasi positivamente anche perché trasformato in meme, perché è un bel ragazzo e perché internet funziona così. La riflessione parte proprio da lì: oggi anche la rivoluzione e la lotta di classe devono passare attraverso le logiche del marketing.E poi c’è quella frase: ‘Non basta Greta, fai come Luigi’. In un sistema in cui la violenza è strutturale e il controllo viene esercitato in questo modo, episodi simili potrebbero diventare sempre più frequenti. Sotto sotto esiste una stanchezza sociale enorme e una rabbia che spesso sottovalutiamo”.


“La musica può farci sentire meno soli”

Durante la conversazione si finisce inevitabilmente a parlare anche del ruolo sociale della musica, soprattutto in relazione agli eventi benefici e alle iniziative legate alla Palestina e a Medici Senza Frontiere, prossimo tra tutti il concerto SOS PALESTINA, ideato da Piero Pelù, che si terrà a Firenze il 20 Giugno, a cui Willie parteciperà

Gli chiedo allora se secondo lui oggi la musica possa ancora spostare qualcosa concretamente o se rischi di trasformarsi soltanto in un gesto simbolico.

W:
“Nello specifico può farlo raccogliendo fondi, e quella è già una cosa concreta. Più in generale credo che la musica serva a dare una voce, a far capire che non siamo soli nel desiderare un mondo potenzialmente migliore o un’alternativa alla vita a cui siamo abituati. La musica non può cambiare il mondo da sola, però può farci sentire meno soli nel volerlo fare. Può mettere insieme persone, fare da collante, e in questo senso può ancora essere molto utile”.


“Burrasca” e il lato più vulnerabile

Uno dei momenti più sorprendenti del disco è Burrasca, brano che mostra un lato decisamente più intimo rispetto alla scrittura a cui Willie Peyote aveva abituato il pubblico. Burrasca è una canzone diversa dal solito, più vulnerabile e delicata.

W:
“Qualche anno fa un pezzo così non l’avrei fatto. O forse avrei avuto difficoltà a pubblicarlo. Oggi invece è stato molto naturale. Mi sento ancora più libero di prima, anche oltre certi paletti che mi ero imposto da solo.Non ho avuto paura di mostrare un lato più dolce e tenero che fino ad oggi avevo tenuto un po’ più nascosto”.


Il featuring con Brunori Sas

Tra gli ospiti del disco spicca anche Brunori Sas, collaborazione nata dopo l’esperienza condivisa a Sanremo 2025.

W:
“Con Brunori è stato tutto molto naturale. Abbiamo condiviso il percorso di Sanremo nello stesso hotel e siamo diventati amici. Per me lui è uno dei migliori artisti italiani contemporanei, perché riesce a mantenere un legame fortissimo con il cantautorato italiano classico pur restando contemporaneo. Avevo questo brano e gliel’ho mandato perché desideravo che partecipasse. Gli è piaciuto e ha accettato: per me è stato un grande onore”.


L’estetica anni ’90 e la copertina del disco

Anche la componente visiva del progetto richiama un immaginario preciso: quello degli anni ’90 e infatti Willie conferma immediatamente il riferimento:


“Sì, assolutamente. Musicalmente il disco voleva essere anche un tributo agli anni ’90, sia nel suono che nell’approccio. La copertina richiama proprio quell’immaginario lì, e poi volevo una copertina rossa… quindi l’abbiamo fatta tutta rossa”.


“È la canzone che sceglie Sanremo”

Inevitabile infine una domanda sul Festival di Sanremo, dopo le esperienze degli ultimi anni. Sono curiosa di sapere se oggi tornerebbe ancora all’Ariston.

W:
“Ho capito che non sei tu a scegliere Sanremo: è la canzone che sceglie Sanremo. Se arriverà il pezzo giusto potrebbe succedere di nuovo, ma al momento non ci abbiamo pensato. Però sono molto curioso della nuova conduzione: ho grande stima di Stefano De Martino e credo possa portare un’ulteriore ventata di novità”.

Tra coscienza politica, ironia e nuove aperture emotive, Willie Peyote continua così a confermarsi una delle voci più lucide della musica italiana contemporanea. Un artista capace di raccontare il presente senza rinunciare alla complessità, mantenendo sempre uno sguardo profondamente umano.

Le date del tour

In parallelo all’uscita del nuovo album, Willie Peyote porterà il disco dal vivo con una nuova tournée nei club italiani. Ecco le date annunciate del Club Tour 2026:

7 novembre 2026 – Padova, Hall

10 ottobre 2026 – Nonantola (MO), Vox Club

20 ottobre 2026 – Milano, Fabrique

23 ottobre 2026 – Molfetta (BA), Eremo Club

24 ottobre 2026 – Napoli, Casa della Musica

27 ottobre 2026 – Bologna, Estragon

30 ottobre 2026 – Firenze, Teatro Cartiere Carrara

31 ottobre 2026 – Roma, Atlantico

3 novembre 2026 – Venaria Reale (TO), Teatro Concordia

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