Tra radici folk, attitudine pop rock e uno sguardo lucido sul presente, i CarroBestiame tornano con “Nel tempo in cui le cose erano fatte per durare”, un disco che suona come un invito a rallentare e riscoprire il valore delle cose autentiche.
A un anno dall’EP “Venivo dal letame” e dopo l’esordio di “In fondo al lago”, la band umbra consolida una cifra stilistica personale, capace di unire violini dal sapore tradizionale, chitarre elettriche e ritornelli energici senza mai perdere profondità nei contenuti.
Tra ballad intime e brani più ironici e trascinanti, il nuovo album riflette sull’epoca dell’usa e getta, non solo materiale, ma anche emotivo, trasformando questa riflessione in musica viva, diretta e coinvolgente. In questa intervista i CarroBestiame raccontano la genesi del disco, il loro equilibrio tra folk e contemporaneità, la crescita artistica degli ultimi anni e l’importanza degli incontri e delle collaborazioni lungo il percorso.
INTERVISTA
Il vostro nuovo album “Nel tempo in cui le cose erano fatte per durare” sembra nascere da una riflessione profonda sull’epoca contemporanea: quanto è stato importante per voi trasformare questo concetto in musica e parole?
Davvero molto. La vita come l’arte necessita di lentezza e del giusto tempo per metabolizzare le emozioni.
Oggi siamo immersi nell’era dell’usa e getta, dove l’obsolescenza non colpisce solo le macchine, ma anche i desideri e le relazioni, proprio per questo è fondamentale per noi rimarcare che non possiamo fare a meno di certi valori, che ormai stanno andando persi.
Vi definite una sorta di ponte tra tradizione folk e pop rock moderno: come lavorate concretamente per mantenere questo equilibrio senza cadere negli stereotipi del genere?
Diciamo che la regola è sempre cercare di fare qualcosa che ci aggradi…
In ogni caso siamo convinti il Folk meriti di più e di sicuro riuscire a renderlo più fruibile potrebbe contribuire ad allargare gli orizzonti. Insomma, prendere di mira gli stereotipi non è mai stato nelle nostre corde, mentre cercare un connubio tra contenuti interessanti e una musica che intrattiene si!
Rispetto ai vostri lavori precedenti, in cosa sentite di essere cresciuti o cambiati, sia dal punto di vista sonoro che nella scrittura?
Forse rispetto ai lavori passati c’è più attenzione nel cinismo con cui sono stati arrangiati i brani: dal testo, agli strumentali e infine ai ritornelli; siamo più consapevoli della piega che vogliamo far prendere al brano.
Il lavoro in sala prove scorre più velocemente e in maniera più efficace.
Nel disco convivono momenti molto intimi e ballad riflessive con brani più energici e ironici: come nasce questa alternanza e che tipo di esperienza volete creare per l’ascoltatore?
La realtà è che questo alternarsi di stile ci rappresenta a pieno. Nei nostri gusti e nelle nostre esigenze artistiche queste sfumature ci sono tutte e spesso coesistono tranquillamente.
Collaborazioni come quella con Davide “Dudu” Morandi e Francesco “Fry” Moneti arricchiscono il progetto: quanto è importante per voi il confronto con altri artisti e cosa vi portate a casa da questi incontri?
Bè, poter condividere con loro prima il palco e poi l’arrangiamento di un brano è stata di sicura una delle nostre più belle e preziose esperienze.
Siamo umili e desiderosi di far bene, proprio per questo prendere spunto dagli artisti per i quali nutriamo stima è sempre stata la nostra linea guida. Per di più sentivamo che il brano fosse molto affine a loro e che avrebbero di certo saputo come arricchirlo.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)