Bellezza, autenticità, potere catartico della musica, sono questi gli ingredienti del nuovo singolo del cantautore romano Giuliano Crupi, dal titolo emblematico “Filtro”.
Essere autentici, senza filtri, nella vita come sui social, è un atto rivoluzionario, un segno di grande coraggio che ci permette di essere liberi dal giudizio altrui ed è proprio di questo che abbiamo parlato in questa intervista.
“Filtro”, disponibile su tutte le piattaforme digitali, pone l’accento sulla nostra fragilità in quanto esseri umani fallibili e vulnerabili e vuole sottolineare quanto camuffarci ci allontani da chi siamo realmente.
Giuliano ci ha anche annunciato che il 2 dicembre aprirà il concerto di presentazione dell’album di Luca Carocci, all’Angelo Mai di Roma.
Il tuo singolo “Filtro” denuncia quanto l’immagine che vogliamo dare di noi stessi sui social ci stia rubando la magia della bellezza senza filtri. Per te cos’è la bellezza?
La bellezza, per quanto mi riguarda, è un concetto assolutamente soggettivo, quindi è una cosa che si può trovare in qualsiasi aspetto della vita: la bellezza può essere un profumo che senti per strada e che ti riporta ad un ricordo, può essere un bimbo che mi ha regalato un biglietto con scritto “Filtro”, perché aveva visto il video, la bellezza, può essere, anzi è, in un messaggio inaspettato di un amico che non senti da tanto tempo e ti chiede “come stai?”.
La bellezza è veramente in qualsiasi cosa. Poi, chiaramente, ci sono delle forme artistiche di bellezza, come la musica, le arti visive, in cui credo sia abbastanza impossibile non trovare bellezza; quindi forse c’è anche una parte di bellezza che si può dire oggettiva. Chissà se qualcuno, contemplando la Cappella Sistina, potrebbe dire che non ci trova bellezza!
Forse la bellezza è uno sfociare di forme espressive artistiche, un epilogo di una osservazione costante della bellezza che abbiamo intorno.
Per me le canzoni sono la forma espressiva per comunicare un messaggio che poi è la sintesi di tantissima osservazione, autoanalisi, e del soffermarsi su ciò che ogni giorno, ogni istante ci capita davanti agli occhi e che, magari, se non siamo collegati con noi stessi e con quello che abbiamo intorno, rischiamo di perderci.
La tua in realtà è una missione, un percorso verso la ricerca dell’autenticità che hai iniziato da qualche anno, giusto?
Nella musica ho sempre portato la mia parte di verità in quel preciso momento della mia vita.
È chiaro che la vita è un percorso in continuo movimento, in cui sta a noi scegliere di evolvere, di crescere ogni giorno e ogni giorno possiamo imparare ad aggiungere un pezzetto di verità, di consapevolezza, di autenticità, anche di smontare magari delle certezze che avevamo radicate dentro di noi ma che, probabilmente, non erano nostre e ci venivano dall’ambiente e dalle persone con cui abbiamo vissuto l’infanzia e l’adolescenza.
La capacità di essere autentici è anche quella di prendere consapevolezza che quella verità non è la nostra e non ci appartiene. Quindi l’autenticità è cercare la verità ogni giorno.
Oggi sei tu l’intervistato ma di solito sei dall’altra parte… Avendo avuto tanti punti di vista sulle varie problematiche che stanno condizionando e compromettendo la vita degli adulti e soprattutto degli adolescenti, secondo te è ancora possibile tornare indietro?
Si intitola “CruPillole d’amore, di vita e di felicità” e ho deciso di crearlo durante il lockdown. Cerco di portare sui social quelli che sono i miei valori, nella musica e al di là della musica stessa: concetti molto alti e complessi come quello dell’amore, del senso della vita e della felicità ponendo questa domanda a degli ospiti: amici, cantautori, artisti di vario genere, pittori, attori, ma anche enti e persone con cui collaboro, come “Officine buone”, “La rete di tutti” che si occupa della donazione di sangue e tantissime altre realtà. La mia idea di portare queste tematiche penso sia molto coerente con quello che è la mia missione di vita. Questo format ha il semplice scopo di interrogare delle persone su questi concetti e di parlarne insieme, per trovare dei punti in comune o meno. Portare un pò di quella che io reputo bellezza all’interno dei social.
Siamo completamente disabituati ad ascoltarci, a conoscere le nostre emozioni.
Io ho approfondito questo aspetto negli ultimi due anni, ma ho sempre avuto una discreta sensibilità perché comunque per scrivere canzoni devi avere una certa base….
Facendo un percorso di psicoterapia, che ho iniziato poco prima della pandemia e che ho continuato durante, ho scoperto che non ero così consapevole dei miei meccanismi interiori, non mi ascoltavo poi così tanto. Lo psicoterapeuta ti fa da specchio, ti aiuta a capire le tue frizioni interne, i tuoi automatismi e, quindi, a correggere un po’ il tiro.
Sento molta rassegnazione intorno, sia per quanto riguarda i social, ma anche per la società in cui viviamo.
È vero che c’è tanto individualismo, consumismo, utilitarismo e questo ha portato ad un arrivismo che preclude qualsiasi possibilità di stare con se stessi e basta.
Siamo continuamente stimolati da notizie e non ricerchiamo mai un po’ di poesia nelle piccole cose.
Siamo costantemente connessi, ma siamo sconnessi da noi stessi, ed è possibile cambiare se ognuno di noi, nel proprio piccolo, attua un cambiamento su se stesso.

Ho visto che lo scorso weekend hai tenuto un concerto al Lian Club, è stata una esperienza emozionante tornare con il pubblico come ai vecchi tempi?
Ho partecipato all’appuntamento al Lian Club “Zelo in condotta”, ideato da Luca Carocci e Francesco Forni in cui ho presentato “Filtro” dal vivo, ad una settimana dall’uscita del singolo.
Non era la primissima esibizione dalle riaperture perché questa estate ho fatto qualche ospitata, ma è stato il ritorno in un locale al chiuso e, devo dire, è stato molto emozionante e non vedevo l’ora: l’energia che ti trasmettono le persone che hai davanti durante un live è veramente qualcosa di impagabile.
Sono due i momenti di catarsi delle canzoni: il momento in cui scrivi e quando la suoni davanti ad un pubblico. Quando scrivi si crea un momento magico, in cui sei talmente immerso in quella situazione che non ti ricordi il momento della scrittura.
L’altro momento catartico è il live, il momento in cui sei a contatto con la gente e canti, sei in un mondo parallelo, sei lì presente ma sei altrove e questa sensazione mi mancava molto.
Compito del cantautore è spesso lavorare sulle sue fragilità; forse è per questo che sproni chi ti ascolta ad abbracciare le proprie debolezze?
Esattamente è catarsi la scrittura delle canzoni. La musica è una psicologa che ti aiuta a tirare fuori le tue fragilità, che poi sono anche le tue forze.
Bisogna sdoganare il concetto che la fragilità è forza, perché l’essere umano per definizione è fragile: abbiamo un inizio, un percorso e una fine, almeno per quanto riguarda la parte terrena, poi c’è una parte anche molto spirituale, di energia e interconnessione tra gli esseri umani.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)