Home Interviste Massaroni Pianoforti: “Con il mio album Rolling Pop ho riconquistato ossigeno”

Massaroni Pianoforti: “Con il mio album Rolling Pop ho riconquistato ossigeno”

by Alessia Bisini

Inside Music ha avuto il piacere di intervistare Gianluca Massaroni, in arte Massaroni Pianoforti, in occasione dell’uscita del suo primo album con la storica etichetta Cramps Records: “Rolling Pop“.

Il disco contiene 11 brani con la produzione di Andrea Massaroni e Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica. In questo lavoro, Massaroni Pianoforti ci racconta l’adolescenza attraverso le sue ombre e i suoi slanci, come se fosse lei stessa la protagonista di una storia d’amore, fino all’ultima traccia, manifesto definitivo di quando si perde, per poter finalmente crescere e guardare avanti. A questa adolescenza è stato attribuito il nome di “Jennifer”. Si tratta di un progetto ricco di aperture melodiche e di dolcezza, ma anche di ironia e parole graffianti. I rapporti sentimentali sono uno dei temi portanti dellalbum, che esplora amori in corso di svolgimento, ma anche relazioni ormai finite.

Qui potete leggere cosa ci ha raccontato Massaroni Pianoforti a proposito di quel gioiellino che è “Rolling Pop“. Buona lettura!

 

Come nasce la collaborazione con Cramps Records e successivamente la decisione di incidere “Rolling Pop”?

Due anni fa ho ricevuto un messaggio su Instagram da parte di Boosta, nel quale mi diceva che apprezzava i miei dischi autonomi precedenti, in particolar modo la canzone Carlo (il passato è passato). “Rolling Pop” è nato nei mesi successivi dopo una tonnellata di provini che gli ho fatto ascoltare.

 

Nell’album esplori le diverse sfaccettature dell’adolescenza, rendendo il tuo disco quasi un manifesto: raccontaci il processo creativo di questo album.

Dopo l’album precedente, “GIU”, in cui ho toccato il fondo in ogni senso, sia sentimentale che abitativo (ho vissuto per mesi in uno scantinato), ho sentito il bisogno e l’esigenza di riconquistarmi un po’ di ossigeno e l’ho trovato fortunatamente abbracciandone tutti gli slanci e tutte le cadute che comporta l’esporsi alla luce.

 

Perché hai scelto di chiamare l’adolescenza, protagonista del tuo disco, Jennifer?

Preferirei lasciare ancora quel po’ di mistero sulle origini del nome. Scusa.

 

C’è un brano in particolare all’interno del disco al quale sei più legato?

Se si ascolta tutto il disco dall’inizio alla fine, si scopre la dodicesima traccia. A quella mi lego.

 

Se dovessi definire il tuo disco attraverso una parola o un sentimento, quale sarebbe e perché?

Imperfetto. Proprio perché è un album “vivo”.

 

Come è stato lavorare con il nuovo A&R della Cramps, Davide Boosta DIleo?

In realtà con Boosta ho registrato fisicamente nel suo studio a Torino solo ” 50 Settimane”, brano di cui è anche co-autore, ma indirettamente c’è in tutto il disco anche solo per il fatto di avermi dato il privilegio del suo pre-ascolto e di tutti i consigli da lui ricevuti. Ho registrato l’album in un piccolo studio da battaglia che ho assemblato con mio fratello Andrea, che ne ha curato tutta la produzione artistica. L’ultimo mese prima della chiusura è subentrato Davide che ha aggiunto qualcosa e tolto tutto ciò che al suo orecchio risultava di troppo, dopodichè l’ha mixato. Non avrei potuto chiedere una squadra migliore.

 

Nel 2013 sei stato uno dei primi artisti a tentare la strada del crowdfunding su MusicRaiser (con successo), a distanza di sei anni da quel momento può essere ancora una strada da percorrere per un cantante che si affaccia sul mercato discografico nel 2019?

Non credo; chi ascolta musica, tutta la discografia italiana e gli artisti che ne fanno parte puntano più sulle hit che sull’album completo, tranne fortunatamente qualche rara eccezione. Quindi, sii molto originale, fai un singolo orecchiabile, mettilo su Spotify e fai in modo che diventi virale, sennò non ci sarà modo di far uscire i tuoi pezzi migliori a cui sei molto più legato. Sembra facile, non lo è.

 

Cos’ha Massaroni Pianoforti nel cassetto per il 2020?

Portare “Rolling Pop” live insieme a buona parte della mia discografia precedente dove lo richiedono e sì, se l’etichetta mi sosterrà ancora, pensare di fare uscire magari un nuovo album d’inediti.

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