Lo Stato Sociale al Concertone: “Lodo è sempre stato un presentatore, è un uomo di spettacolo prestato alla musica!”

Lo Stato Sociale è sicuramente il gruppo musicale italiano del momento: dopo aver ottenuto consensi di pubblico e critica ed il secondo posto all’ultima edizione del Festival di Sanremo con l’inno “Una vita in vacanza“, i cinque regaz di Bologna sono ritornati in pompa magna sul palco del Concertone del Primo Maggio a Roma a distanza di un anno, con il frontman Lodo Guenzi nelle vesti di presentatore: li abbiamo intercettati nel backstage ed abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Enrico “Carota” Roberto ed Alberto “Bebo” Guidetti.

Ci ricordiamo perfettamente la vostra ultima partecipazione al Concertone dello scorso anno, una filippica contro il Ministro Poletti e la sua battutaccia sui giovani – il lavoro e il calcio. Siete arrivati lanciando palloni verso il pubblico e vi siete schierati convintamente. Non avete mai nascosto il vostro pensiero, questo non vi ha mai creato rallentamenti nell’ascesa verso il successo?
Direi di no, piuttosto son capitati dei rallentamenti decisionali nel senso che essendo cinque persone che si confrontano molto è difficile giungere ad una conclusione: questo prevede momenti di incastro e scontro, però generalmente quando raggiungiamo un verdetto è quello giusto ed efficace. Abbiamo un centralismo democratico molto forte, prendere decisioni è sempre complicato, ma non abbiamo mai ricevuto dei “no” a causa di questo tipo di prese di posizione, anzi in realtà abbiamo scoperto che in questo paese quando prendi una posizione molto spesso le persone sono contente. La prima volta che partecipammo al Concertone, non ci fecero suonare “Mi sono rotto il cazzo”, ecco quello è stato un “no” che abbiamo accettato. Quest’anno abbiamo aperto il Primo Maggio proprio con questo pezzo e quindi qualcosa è cambiato, anche nella scelta e nella programmazione dei musicisti, i quali provengono da un ambiente più sotterraneo e finalmente i media si stanno rendendo conto che la gente si muove per noi e per tutti gli artisti presenti oggi ed è giusto dare loro attenzione.

Qualcosa sta cambiando anche da un punto di vista stilistico-musicale? Fino a un po’ tempo fa avevamo pochi generi che riuscivano ad emergere, invece oggi sembrano riuscire a mettersi in mostra molti più band o progetti di diversi generi. Si sta aprendo la mentalità della scena musicale italiana?
Credo che dipenda tanto dalla fruizione della musica, la quale è cambiata moltissimo. Già negli scorsi anni era percettibile un cambio di orientamento del pubblico. Alcuni eventi son più massici e pachidermici e fanno più fatica a cambiare, pian piano però arrivano in qualche maniera ad intercettare il pubblico e la sua richiesta. È cambiato tanto, ma in realtà si è trattato di un cambio progressivo. L’eterogeneità musicale va mantenuta assolutamente.

Grazie al Festival vi siete fatti conoscere dal grande pubblico e…Lodo è persino diventato anche un presentatore! Come lo vedete il vostro amico in questi panni?
Lodo è sempre stato un presentatore, è un uomo di spettacolo prestato alla musica! Ci sembra che  in quest’edizione del primo Maggio abbia eliminato le sue tipiche lungaggini. Lo abbiamo anche visto un po’ impaurito da Ambra Angiolini…

Quest’estate tornerete in tour lungo tutta la Penisola. Che cosa dobbiamo aspettarci? Avete in serbo nuove sorprese per i vostri fan?
Vogliamo creare una roba figa, importante e spettacolare! Tra pochi giorni vi diremo molto di più ufficialmente.

Oggi siamo qui a parlare di lavoro. Il musicista stesso è un lavoratore ma molto spesso le persone lo dimenticano. Cosa rispondereste a tutti colori i quali vedono il musicista come un non lavoratore?
Noi siamo dei lavoratori privilegiati, facciamo quella che è la nostra passione, solo una minoranza dei lavoratori svolge un’attività gradita. È anche vero che la gente nota quasi esclusivamente i momenti in cui noi artisti ci prendiamo gli applausi sul palco, ma dietro a tutto ciò ci sono sbattimenti, anni di gavetta, lavoretti per arrotondare, generica povertà (che continua ancora ad esserci). Il musicista non ha possibilità di avere una stabilità perché comunque sta sempre in giro, suona e sta sotto pressione: è un lavoro che richiede tantissimi sacrifici, anche e soprattutto mentali. Siamo andati a Sanremo per dimostrare ai nostri genitori di avere un lavoro.

A cura di Lorenzo Scuotto

2018-05-05T15:15:23+00:00 5 maggio 2018|Interviste|0 Commenti