Home Live Report L’indimenticabile concerto dei Guns N’ Roses a San Siro

L’indimenticabile concerto dei Guns N’ Roses a San Siro

by Dalila Giglio

Sgomberiamo il campo dagli equivoci: quello dei Guns ‘N’ Roses a San Siro è stato un gran concerto, punto.

Nonostante il caldo e l’acustica inizialmente infelice (soprattutto in alcuni settori dello stadio), che ha indotto i più a temere di dover subire tre ore di assordante rumore spacciato per live, e sebbene fosse manifesto che il tempo fosse passato anche per loro, la band statunitense ha offerto agli spettatori -accorsi da tutta Italia- uno show che valeva i soldi, il tempo e la fatica spesi per andare a vederli.

Con buona pace delle malelingue, degli odiatori di professione e di quelli che credono a tutto -o quasi- quello che leggono in Rete, Axl ha dimostrato di avere ancora voce: certo, non è più quella degli anni ’80-’90, è meno graffiante e intonata, ma ancora capace di produrre acuti potenti e inattesi e, soprattutto, di emozionare, che poi è quello che conta. E, quindi, chissenefrega della “panza”, della dentatura presumibilmente rifatta, dei capelli lunghi che non ci sono più e degli outfit non sempre indovinati.

Il frontman non si risparmia e dà il massimo, correndo da una parte all’altra del palco, accompagnando le canzoni con la mimica e rivolgendo le sue attenzioni al pubblico: è credibile ed è anche simpatico, coi suoi continui cambi d’abito che farebbero sfigurare una co-conduttrice di Sanremo e i suoi giganteschi anelli. Una rockstar invecchiata non poi così male, in fondo, soprattutto in considerazione del tipo di vita vissuta.

Slash è sempre identico a se stesso e, guardandolo e ascoltandolo suonare, a volte si ha la straniante sensazione che, forse, siano ancora gli anni ’90 e che vada tutto bene.

E poi…che gli vuoi dire, a un gruppo che ti suona e ti canta Welcome to the jungle, Paradise City, November Rain, Dont’cry, Live and let die, Knockin’on Heaven’s door, You could be mine? Vorresti solo abbracciarli e ringraziarli per averle scritte o reinterpretate e ancora non ci credi, che a 40, 50 o 60 anni (ma ci sono anche i giovanissimi) sei in quello stadio iconico, magari con i tuoi cari, a sentire suonare dal vivo uno dei gruppi che hanno fatto la storia del rock.

E non hai nemmeno tanta voglia di ballare, saltare, urlare, fare i video da mettere sui social, perché l’emozione di assistere personalmente alla performance live di un gruppo che da adolescente ti pareva così distante e inarrivabile, così divino e destinato all’immortalità, è troppa, e tu vuoi solo guardare, sentire e ricordare questo momento per sempre.

Si apre con It’s so easy e si chiude con Paradise City, l’unico concerto italiano dei Guns.

Io c’ero, e tanto mi è bastato.

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