Quattro ragazze per una band: Lisa, Sofia, Christel e Naike insieme sono le Ragazze Punk.
La band si è formata tra i banchi della PopMusicSchool, accademia artistica del cantautore Paolo Meneguzzi, ed ha partecipato a XFactor 2023 con il brano “Stella di Hollywood”, diventato subito virale.
In questa chiacchierata con la giovanissima e determinata Sofia, abbiamo scoperto le dinamiche del gruppo nella scrittura dei brani e l’attenzione per la sperimentazione, aperta alle influenze e tendenze mondiali che arrivano dai social network come Instagram e Tik-Tok, ma anche da un contesto sociale multietnico che le ha fatte misurare con il grande tema dell’integrazione, attraverso la musica.
Per scrivere “LUV U”, il loro nuovo singolo, le Ragazze Punk hanno lavorato sodo, cercando di affiancare a sonorità moderne e accattivanti, un testo che riflette le esperienze e le emozioni dell’adolescenza di oggi.
INTERVISTA
Ciao Sofia, benvenuta su Inside Music!
Oggi facciamo la tua conoscenza come portavoce delle Ragazze Punk, una girl band che contrariamente al nome, non fa affatto punk!
Ci spieghi allora a cosa si deve la scelta di questo nome?
Il nome del gruppo è il titolo della prima canzone che abbiamo scritto insieme; quando poi ci siamo ritrovate a capire quale fosse il nome più adatto, ci siamo dette che “Ragazze Punk” avrebbe potuto suscitare curiosità nelle persone e a noi piace incuriosire!
Tra l’altro la canzone “Ragazze Punk” non è mai uscita, per ora… magari in futuro potremmo rimetterci mano, ma per noi è stata una sorta di prova tecnica di scrittura a quattro menti e questo lavoro ci è servito da base per i brani che abbiamo scritto dopo.
Siete una band multietnica che combatte gli stereotipi di genere e, con la vostra musica, cercate anche di dare un doppio messaggio di accettazione e inclusione. Pensi che i vostri coetanei siano più avanti rispetto alle generazioni precedenti su questi argomenti?
Nella zona del Ticino è pieno di persone di diverse etnie e culture, quindi ogni giorno ti trovi a confrontarti con tante persone, con abitudini e modi di pensare diversi dai tuoi.
Grazie ai social, inoltre, abbiamo a portata di mano tutto quello che succede in ogni parte del mondo.
Noi della Generazione Z abbiamo la possibilità di conoscere e evitare gli stereotipi o di avere dei pregiudizi. Poi, ovviamente, molto dipende anche dalla famiglia in cui cresci; secondo me si, i giovani d’oggi hanno un’apertura mentale maggiore, proprio perché ora è possibile confrontarsi con il mondo, in tempo reale.
Una band al femminile in Italia è cosa rara, forse dobbiamo tornare ai primi anni 2000 con le Lollipop, mentre a livello mondiale il riferimento assoluto sono le Spice Girls. Come si è formata la band e da quanto tempo collaborate?
Prima di creare una band siamo diventate amiche perché passiamo tutti i giorni a scuola insieme.
All’accademia si crea veramente un rapporto famigliare, quindi, prima di essere compagne di studio e band, siamo diventate amiche.
Siamo quattro ragazze completamente diverse, per questo ci siamo trovate a discutere di diversi argomenti e trovare sia delle cose in comune che dei conflitti.
Il problema è che noi siamo in un’età in cui non sei né adulto né bambino, quindi, molte volte fai fatica a relazionarti, a cercare di capire come esporre le tue problematiche e i tuoi pensieri, perché magari per la società sono considerati dei tabù, quindi si evita di parlarne.
La nostra fortuna è stata trovarci bene tra di noi e, essendo tutte e quattro artiste, ci siamo dette che il mezzo migliore per esporre i nostri pensieri, i nostri dubbi, tutto quello che ci passava per la testa, fosse la musica.
Abbiamo deciso di farlo in maniera volutamente leggera: “Stella di Hollywood” ad esempio è una canzone molto leggera, ma ha un sottotesto enorme. Lasciamo all’ascoltatore decidere se approfondire o meno.
Siete anche autrici delle vostre canzoni, un passaggio in più che può complicare o facilitare il lavoro. Come funziona per voi il processo creativo?
Di solito si parte dalle idee che ciascuna di noi ha, in base ad un argomento principale.
Per una delle ultime canzoni che abbiamo scritto, per esempio, abbiamo scelto una base e ognuna di noi ha iniziato a scrivere sul telefono le cose che le venivano in testa sull’argomento scelto e poi da lì abbiamo iniziato a parlare, finché non siamo arrivate a trovare un accordo. Questa fase è molto interessante perché ci permette di avere più punti di vista in un solo brano.
Proprio l’altro giorno, Lisa, è arrivata con un ritornello da farci ascoltare e, dato che ci piaceva, noi abbiamo scritto tutte le strofe.
La nostra diversità di carattere e pensieri su certi argomenti, ci porta alla discussione, che è sempre un momento di crescita personale, quindi è veramente bello!
I love U, il vostro nuovo singolo, parla di un amore tossico, un argomento abbastanza inflazionato nelle canzoni degli ultimi tempi. Prendendo voi come rappresentanti della Generazione Z, è un problema così sentito?
“I love U” è il racconto di una mia relazione…ne ho avuto due molto pesanti e molto complicate. Non mi sono mai ritrovata in una situazione bella, leggera, normale come tutti meritiamo ad avere.
Penso che spesso siamo noi ragazze a cercare il conflitto con l’altra persona. Noto che il rispetto, soprattutto nelle litigate, viene a mancare: si parte subito con conversazioni irrispettose o addirittura parole pesanti.
Lo spunto è stato il trend del malessere partito, tempo fa, su Tik-tok: spesso noi ragazze cerchiamo qualcuno che ci tiene testa, ma nel modo sbagliato, e finiamo per innamorarci di una persona che ci vuole schiacciare. Dopo la prima fase dell’infatuazione, in cui tutto è perfetto, inizi a conoscere la persona per quello che realmente è ma non sei più in grado di liberarti. A quel punto devi essere tu, come donna, a mettere da parte il sentimento e ad uscirne. Dobbiamo imparare che nei rapporti ci deve essere parità.
Le così dette relazioni tossiche ti fanno decisamente crescere perché capisci che cosa cerchi nella persona che vorresti al tuo fianco. Purtroppo le cose negative ti fanno crescere più in fretta di quelle positive, perché ti danno proprio la sveglia e ti chiedi: come gestirò questa relazione in futuro?
Avete detto che il sound di questa canzone vi rispecchia maggiormente rispetto a Stella di Hollywood con cui avete raggiunto la notorietà, anche grazie alla partecipazione ad XFactor. Cosa vorreste fare nel futuro?
Dopo l’esperienza a XFactor ci siamo messe a studiare; siamo arrivate su quel palco consapevoli di essere acerbe, con tanto lavoro ancora da fare.
razaStiamo continuando a scrivere e, a breve, uscirà una nostra serie TV recitata, con dietro un progetto discografico e poi continueremo a sperimentare per trovare il nostro posticino nel mondo musicale!

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)