“Preghiera Punk” (https://spoti.fi/423znRd) è il nuovo singolo del cantautore valdostano Davide Mancini.
Il brano è stato registrato da Massimo Spinosa, uno dei bassisti più talentuosi della scena musicale italiana (noto per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Mauro Pagani, Fabrizio De André, Roberto Vecchioni e Francesco De Gregori),ed è un omaggio a Paolo Salandini, storico amico dell’artista ed ex membro della tour band di Luciano Ligabue, scomparso recentemente.
Il brano, sin dal titolo, è un inno alla libertà di chi ha scelto di vivere secondo valori che vanno oltre le logiche del potere dominante, senza pentirsi.
Come ci racconta Davide Mancini nell’intervista che segue, si tratta di un invito, rivolto all’ascoltatore, ad una ricerca di autenticità anche nella preghiera e della riscoperta del punk come atto di ribellione, per non lasciarsi sopraffare dal pensiero dominante.
INTERVISTA
Ciao Davide
“Preghiera punk” è un omaggio intimo al tuo amico Paolo Salandini e a tutti coloro che hanno scelto di andare controcorrente, sfidando il potere dominante. Ti va di raccontarci meglio?
La canzone è dedicata a tutti quei personaggi che si sono nutriti in maniera un po’ utopistica di illusioni e hanno vissuto, anche in maniera esagerata, accelerando troppo, e sono rimasti fuori dai giochi del vertice.
In “Preghiera punk” c’è Paolo ma c’è anche una lunga schiera di individui, tra cui anche il sottoscritto, perché tutte le volte che si scrive, inevitabilmente, anche inconsciamente, si fa riferimento anche a degli aspetti biografici.
“Preghiera Punk” abbraccia tutti quelli che non hanno partecipato al grande banchetto dell’ambizione, che non è un concetto malsano, perché è quello che c’è attorno a quel banchetto che poi fa la differenza, che sporca o magnifica un nostro desiderio o la nostra passione.
Io ho conosciuto tante persone, di grandissimo valore e spessore culturale e musicale, che hanno investito in altre cose, non nel potere; quindi la canzone è dedicata a questa lunga schiera di il sognatori che sono lontani da quello che è il paradigma attuale del successo, e sono visti un po’ come degli sconfitti, ma che io invece vedo come dei vincenti.
Malgrado il titolo non è un brano dalle sonorità punk, questo mi ha spiazzato; come mai questo titolo?
Io sono un cantautore e sono fieramente un cantautore della vecchia scuola: De André, Gaber, De Gregori, Paolo Conte e sono tutt’oggi convinto che la forma canzone possa avere la sua piacevole dignità comunicativa.
Il titolo “Preghiera punk” è una ricercata contraddizione con quello che è in realtà la canzone, che ha un arrangiamento cantautoriale.
Il testo, invece, è un po’ antinomico e ossimorico e anche volutamente ed eccessivamente contraddittorio; è stata una mia scelta artistica e fa riferimento a due parole di cui penso ci sia bisogno oggi e che sono ormai quasi completamente dimenticate: da un lato la preghiera, quella autentica, quindi non quella diciamo figlia di un’abitudine, di una litania o di una formulazione da protocollo, dall’altra c’è bisogno del Punk, inteso come ribellione sana, di gente che ha voglia di dire di no, di approfondire, di vivere di dubbi, di perplessità, invece che accettare supinamente qualsiasi tipo di proposta che provenga dall’alto.
Questi due elementi mancano un po’, secondo la mia visione del mondo attuale, e infatti siamo destinati ad essere succubi.
Chi era Paolo Salandini e cosa ha rappresentato per te?
Paolo Salandini è stato il road manager della band di Ligabue per trent’ anni, e con lui avevo un rapporto di grande amicizia.
Gli sono debitore del mio primo album “Madame Gerbelle” del 2008, perché mi ascoltò e convinse che il mio essere cantautoriale era di qualità anche se, forse, un po’ troppo di nicchia rispetto ai tempi (sono sempre stato un po’ fuori moda).
Fu Paolo a presentarmi Mauro Pagani e poi parti la produzione dell’album, assieme a Ivan Ciccarelli, batterista di Antonella Ruggeri, che mi diede veramente tantissime soddisfazioni, facendomi suonare ovunque, anche all’estero, come al Festival di Hue in Vietnam.
Nel 2015 è arrivato anche il secondo album “Poesia e Democrazia”, che ha avuto un enorme successo nel mondo underground e che ho portato in giro, per lo più in maniera acustica.
Poi, come spesso succede, io ho proseguito con la musica e lui con i suoi tour, ma siamo rimasti sempre amici e ha sempre seguito le mie produzioni e i miei concerti.
Tra noi c’è stata un’amicizia trentennale ed era convinto che, prima o poi, i miei dischi sarebbero stati apprezzati.
Era un personaggio incredibile, di un’esuberanza, a volte eccessiva; molto innamorato dell’esistenza e quando ho scritto “Preghiera Punk” ho pensato anche a lui.
Oltre “Preghiera Punk” di recente hai pubblicato anche il singolo “Aosta capitale”; faranno parte di un nuovo album che hai in lavorazione?
“Aosta capitale” è una provocazione, ovviamente, dato che siamo tutti molto romanocentrici.
Esistono tanti piccoli centri che godono, a l mio modo di vedere, della stessa dignità delle grandi capitali europee: non sono le dimensioni che fanno grande un luogo, senza nulla togliere all’eterna bellezza di Roma.
Aosta è una delle tante città fondate dall’impero Romano ed è incastonata all’interno delle montagne, così enormi e così maestose, ma anche soggioganti, che nascondono delle grandi bellezze.
È una canzone controcorrente, perché lo sport nazionale di chi vive nei piccoli centri è quello di lamentarsi e invece ho capovolto questo approccio, pur non facendo sconti alle criticità che ci sono, evidenziando il grandissimo potenziale e gli angoli di rara bellezza che ci sono e andrebbero valorizzati.
È un mio piccolo omaggio ad Aosta e un atto d’amore per la mia città.
Entrambe le canzoni sarebbero dovute confluire nel mio terzo album ma ho scelto, penso azzeccando, di farle uscire come singoli.
In estate probabilmente inizierò, con Massimo Spinosa, il lavoro di cernita tra le oltre trenta canzoni che ho pronte, per selezionare quelle che meritano poi di essere inserite nel mio terzo album.
Tu nasci come batterista rock, quindi è già una seconda evoluzione del tuo percorso artistico… dove ti porterà questo nuovo viaggio?
Ormai sto studiando per diventare saggio e quindi vivo alla giornata, con consapevolezza, con umiltà e con ironia. L’umiltà la trovo assolutamente necessaria in ogni in ogni ambito della propria esistenza e anche l’ironia: è giusto prendersi in giro e non esaltarsi di nulla. Credo molto in quello che produco e lo faccio con il massimo della serietà e della fierezza, infatti ho prodotto poco però suonato tantissimo.
Ho intenzione di continuare a fare musica non solo perché mi piace ed è la mia grande passione, ma anche perché ho un motore che mi autorizza a pensare che ho ancora qualche cartuccia da sparare, che è la gente che ha capito il mio progetto, lo apprezza e mi supporta!

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)