È appena uscito “BOP WEB”, il nuovo album di composizioni edite e originali della pianista, cantante e compositrice jazz Francesca Tandoi.
Per l’album, la talentuosa pianista si è avvalsa della collaborazione di Matheus Nicolaiewsky (basso) e Sander Smeets (batteria), che hanno contribuito a dare un sound frutto dalla combinazione di varie culture che si riconoscono nella comune matrice jazz.
“BOP WEB”è il settimo album di Francesca Tandoi, che conferma la sua versatilità prestando non solo le sue dita e il cuore, ma anche la voce.
Nella track list la pianista ha scelto di affiancare alle sue composizioni originali anche due grandi classici della musica internazionale riarrangiati per l’occasione come: “Overjoyed” di Steve Wonder, che è anche l’unico brano cantato dell’album, e “Agua de beber” di Tom Jobim.
Francesca Tandoi è già impegnata in un fitto calendario internazionale con il “BOP WEB TOUR” che la terrà occupata per gran parte dell’anno.
INTERVISTA
Ciao Francesca!
Tra qualche giorno partirà ufficialmente il tuo “Bop web tour”, che emozioni accompagnano questa ripartenza?
Il tour è partito il 20 gennaio dal Le Duc des Lombards di Parigi, ma il disco non era ancora uscito, quindi le prossime date saranno quelle di presentazione vera e propria dell’album.
Sarà un tour molto lungo, che mi accompagnerà fino alla fine del 2024 e ci sono molte date che ancora non sono state annunciate.
Abbiamo già fatto due mesi di concerti nelle principali capitali europee, da Vienna a Berlino, Zagabria, Varsavia e poi siamo rientrati in Italia, al Blue Note di Milano, il 27 febbraio, registrando praticamente ovunque il sold out.
Sono davvero felice di questa risposta; complice anche il lavoro che faccio sui social, in particolare su Instagram, si è creata una bella aspettativa su questo disco.
Si tratta di un tour mondiale, dato che toccherà anche gli States, Rotterdam, Berna e Istanbul. So che la tua musica è apprezzata all’estero, in particolare in Giappone. Come ci si sente a rappresentare l’Italia nel mondo, in un campo prevalentemente maschile?
Sono molto fiera di poter lavorare molto all’estero e di portare un po’ di jazz italiano in giro. È una cosa che mi riempie di orgoglio e di gioia.
Negli ultimi anni ci si sono sempre più donne – strumentiste che stanno facendo una bellissima carriera, però tendenzialmente è, come dicevi, un mondo prevalentemente maschile. Essere donna, chiaramente, rappresenta una novità, che magari può aiutare, ma non è sempre una carta vincente; bisogna combattere ancora contro molti pregiudizi.
Siamo partite parlando del tour ma il protagonista del tour e, anche, della nostra chiacchierata, è il tuo nuovo disco “Bop web”. L’album è ispirato alla leggenda del bebop Dizzy Gillespie, ti va di raccontarci meglio?
L’album prende il titolo dall’omonimo brano, presente nell’album. È un tema che si articola sull’armonia del brano “Be – bop” di Gillespie. Questa operazione in gergo si chiama contrafact ed è una forma ricorrente nel jazz, che consiste nello scrivere una melodia su un’armonia preesistente, presa da uno standard famoso.
Quello è stato, forse, il primo brano che ho scritto, di quelli che ho registrato.
Ho usato questo escamotage anche in un altro brano del disco, dedicato ad un altro pianista che io amo moltissimo, Bobby Timmons. Il brano si articola sull’armonia di “Moanin’”, altro grande classico della storia del Jazz; quel tipo di sonorità è il mio più grande amore, quello che ho ricercato di più nei miei anni di studio e di carriera, però non vorrei necessariamente essere associata solo a quel tipo di linguaggio, perché fondamentalmente cerco di creare un mio linguaggio personale.
C’è una forte ispirazione, come dicevi tu, con un tocco, credo, molto personale e chiaramente più moderno, come naturalmente succede in una musica come il jazz, che è in continua evoluzione.
All’interno di “Bop web” ci sono due brani riarrangiati, ad uno dei quali, “Overjoyed”, hai prestato anche la voce. Un’interpretazione davvero particolare che dimostra ancora una volta il tuo talento poliedrico. Ti diverte poter spaziare anche nel canto?
Il canto è una mia grandissima passione, l’ho studiato e ho sempre cantato, anzi, negli ultimi due dischi ho deciso di cantare solo un pezzo; c’erano più brani cantati nei precedenti. Chiaramente il canto riveste un livello più marginale rispetto al pianoforte ma, sia nello spettacolo che quando registro, almeno un brano o due li canto sempre.
Quel pezzo è forse un po’ fuori contesto da tutto il resto, però ho deciso di farlo perché l’anno scorso avevo registrato un video strumentale che avevo pubblicato su Instagram e aveva riscosso molto successo. Diciamo che per metà è un tributo a un gigante della musica come Steve Wonder e per metà è un regalo a tutte le persone che lo volevano ascoltare per intero e che mi hanno scritto.
Un pezzo cantato all’interno di un disco quasi totalmente strumentale crea quella varietà che per il pubblico è importante, quindi ho detto: facciamolo!
Ascoltando il tuo album trovo che sia un lavoro estremamente sofisticato ma al tempo stesso godibile anche dai profani del genere. Mi sembra che all’estero il jazz sia considerato un genere più giovane rispetto all’Italia. Tu che ne pensi?
Questa domanda me la fanno spesso. Il pubblico italiano è un pubblico meraviglioso e sinceramente non ho trovato grandi differenze. Si sa che il jazz in generale è una musica che appassiona un pubblico un po’ più adulto e questo succede un po’ ovunque nel mondo. Coinvolgere i giovanissimi è un po’ più difficoltoso, più che altro per un “pregiudizio”, perché si pensa che sia un genere colto, quindi difficile da capire e da ascoltare. Poi, ovviamente, non è così popolare come altri generi musicali, però vedo che i giovani che ci si avvicinano poi alla fine ne sono felici. Quindi no, non trovo differenze tra il pubblico italiano e quello estero.
Ho vissuto 11 anni in Olanda e ho operato in un contesto Nord europeo per un periodo molto lungo, quindi lo conosco molto molto bene e ti posso dire che il jazz, in Italia, offre moltissime possibilità. In estate abbiamo una mole di Festival jazz come in quasi nessun altro paese europeo.
Forse la differenza si nota di più nell’Est Europa e in Russia, perché sono paesi che mostrano molto interesse per l’arte in generale, non solo per la musica, e lì ho visto anche più giovani.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)