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Intervista al videomaker Emanuele Nocera

by Giuseppe Falbo
emanuele nocera

Il rap ha creato un movimento giovanile così affermato che non si vedeva dal grunge degli anni ’90, in più la facilità di produzione, figlia delle più recenti innovazioni in campo di creazione musicale, ha fatto sì che chiunque si ritrovi ad avere uno studio di registrazione in casa. Assistiamo quindi a maree e maree di nuovi artisti che quotidianamente pubblicano altrettante canzoni, con la speranza che una di queste nasconda in sé la chiave del successo. Non è così facile, però, diventare famosi tanto quanto i più ambiscono. Tra questi c’è qualcuno che riesce a spiccare in mezzo agli altri, un videomaker, Emanuele Nocera.

La differenza tra lui e il resto degli artisti emergenti è che sembra essere riuscito ad associare il suo nome al concetto di qualità, sfornando video sempre di alta qualità e montati seguendo linee artistiche precise. La sua evoluzione è visibile e continua, non si concede soste.
Sei dai suoi primi video s’intuisce la potenzialità, i suoi ultimi prodotti sono l’affermazione del talento e la maschera di un grande cammino in attesa.

Allora, innanzitutto grazie per il tempo che mi concedi. Prima domanda: chi è Emanuele Nocera? Quant’è sottile la linea tra l’uomo e l’artista?

Grazie a te per l’interessamento, è una domanda a cui non saprei rispondere perché sono sempre stato molto attento a giudicarmi da solo, però sicuramente posso dirti che Emanuele è un ragazzo semplicissimo e ambizioso, a volte fin troppo, che non smette mai di essere curioso e che spesso si perde nel suo mondo.
La linea tra l’uomo e l’artista per me non esiste, e secondo me questo è il motivo per cui gli artisti risultano “diversi” nella vita di tutti i giorni. L’artista non sa di esserlo, crea senza farsi troppe domande, e appunto non etichettandosi tale. Non c’è una linea tra uomo e artista, poiché sono due lati che vanno di pari passo e si compensano l’uno con l’altro. Se io fossi riuscito a frenare il mio lato artistico probabilmente sarei riuscito a completare il mio percorso di studi (si, anche senza diploma si può saper coniugare un congiuntivo) e sicuramente riuscirei a limitare il mio lato sensibile che nella vita di tutti i giorni è una specie di tortura.

Il mondo è bello perché vario, si sa, e allo stesso modo funziona il mondo dell’arte, meraviglioso in tutte le sue sfaccettature di danza, cinema, musica, scultura e così via. Come mai hai deciso di puntare sul videomaking? Raccontami la storia delle tue origini da videomaker.

In realtà è stata una cosa nata quasi per caso. Io ricordo che già da bambino sentivo di voler fare qualcosa, creare, dire la mia attraverso qualsiasi mezzo, tant’è vero che nella mia vita ho provato a fare qualsiasi cosa, proprio per questa mia curiosità illimitata, fino a quando non mi sono reso conto che la regia era probabilmente il mezzo migliore per me, perché lo ritengo il più completo (nei film c’è la fotografia, la musica e in più si può raccontare qualsiasi tipo di storia) perciò dopo un breve periodo di gameplay su Youtube dove ho imparato a montare, ho iniziato a studiare anche fotografia e videomaking, finchè non ho raggiunto un livello per me accettabile ed ho preso la decisione di iniziare il mio percorso. Sono molto “perfettino”, prima di metterci la faccia cerco sempre di dare il massimo anche se già il giorno dopo mi rendo conto che è impossibile per forza di cose, perché solo andando avanti si migliora. Questo è un lato di me che mi porta spesso a temporeggiare perché penso sempre di poter fare di meglio, ed è un po’ un difetto a parer mio. Dovrei essere più spensierato. Dico che è nata per caso perché da piccolo mi ha sempre affascinato il cinema ma non guardavo molti film, è come quando vedi i tuoi amici giocare a calcio e tu no, cioè ti da quasi fastidio restare fermo e guardar fare ad un altro la cosa che ti piace. Al cinema ci andavo ma non avevo mai la pazienza a caso di prendere e guardare un film, poi crescendo con la passione ho iniziato a farlo, anche se tutt’ora guardare un film è una mezza sudata per me, perché sapendo molte cose cerco sempre di capire come è stata fatta una ripresa, il perché di un determinato taglio e praticamente non mi godo il film perché mi scervello a pensare a mille cose.

 

E adesso che sei “nel giro”, ovvero adesso che stare alla regia è effettivamente il tuo lavoro, come son cambiati il tuo mondo ed il tuo modo di vedere la vita? Vivere una passione come un mestiere secondo molti porta a sminuire il ruolo che quella stessa passione prima aveva in ciò che si fa.

E’ cambiata completamente la mia vita, per fare un esempio stupido: a volte i miei amici mi prendono in giro perché ci metto tre ore solo per una foto a caso col cellulare perché ogni cosa che faccio inerente alla mia passione tendo sempre a farla professionalmente, come se non staccassi mai dal lavoro. Perché, appunto, non ho ancora realizzato che effettivamente è il mio lavoro, ma è comunque prima di tutto una passione. Ed è vero, spesso vivere la passione come un mestiere fa spegnere un po’ quella magia semplicemente perché la necessità di soldi spesso porta ad accettare anche lavori che non valorizzano l’artista. Io ho sempre cercato di preservare questa magia, o quantomeno di limitare il più possibile l’accettare lavori in cui non credo al 100%. Ho rifiutato un sacco di lavori, avrei potuto fare più soldi ma con che gusto? Avrei solo rischiato di bruciarmi, ho preferito fare meno video ma curare ognuno di essi nei dettagli, in modo da renderli tutti unici e durevoli nel tempo. A quanto pare ci sto riuscendo, perché la cosa che mi scrivono spesso è che la gente si riguarda mille volte i miei video ed ogni volta scoprono qualche particolare in più, qualche messaggio che non avevano colto e che non annoia.

Quindi, oltre alla massima cura, cosa caratterizza i tuoi video? Come fai a distinguerti in un mare di gente che pensa basti una videocamera per essere un videomaker?

Sicuramente la ricerca continua e lo studio, parlare con altri registi. Leggere, ascoltare musica, guardare fotografie, quadri, opere d’arte. Insomma, acculturarmi in generale mi porta ad avere un bagaglio che mi permette di lavorare in un determinato modo. Ogni mio video è pieno di citazioni, messaggi e figure retoriche. Quando uno competente guarda un mio video capisce che c’è uno studio dietro; nulla è lì per caso, poi ovviamente alcune cose non si sapranno mai e le saprò solo io perché è giusto così, l’arte è bella perché ognuno la interpreta a modo suo. Ancora per i mezzi che offre la mia terra non ho la possibilità di esprimermi al massimo così da dare uno stampo tutto mio ai miei lavori, ma presto spero di poter lavorare con produzioni più grosse e di conseguenza alzare sempre di più il livello, quindi per ora sicuramente i miei video li caratterizza appunto la mia passione infinita per l’arte.

Quando parlo di te mi vengono in mente tre cose, credimi: l’umiltà, la qualità professionale e l’immagine di chi vive un sogno. Quando hai capito che eri arrivato a raggiungere un traguardo che in molti rincorrono? Voglio dire, lavorando entrambi con emergenti sappiamo bene che la fame di fama è tanta. E poi, cosa pensi della scena emergente sempre più grande?

Innanzitutto ti ringrazio, mi riempie d’orgoglio trasmettere questo. In realtà ti dirò che io ancora non credo di aver raggiunto un traguardo, l’unico che mi sento di aver raggiunto è l’essere riuscito ad uscire da un mio periodo molto difficile durato anni anche grazie a questa passione. Per ora è questo il risultato più grande. Sono stati tanti piccoli step alla volta, ancora non penso di essere da nessuna parte, o almeno per quello che vorrei fare sono ancora al 2%, ad essere sincero non ho mai avuto la fame di fama, ho sempre e solo avuto fame di creare e fare arte, questa è l’unica cosa che mi interessa, sembra una frase scontata ma è la verità. Per quanto riguarda la scena emergente, sono contento che molta gente, a differenza degli anni passati, stia trovando il coraggio di mettersi in gioco senza dar peso a cosa pensano gli altri, quindi la quantità di artisti aumenta sempre di più. L’importante però è distinguere chi lo fa solo per fame di fama o per moda (che purtroppo non otterrà mai risultati) e chi ha realmente qualcosa da dire o semplicemente spacca per ragioni artistiche, questo è molto importante.

Molti emergenti sembrano non avere idea di quali siano gli standard qualitativi che la musica richiede, e quindi vediamo gente risparmiare sulle registrazioni e i video. Tu invece sei sempre riuscito a mantenere un’alta qualità sui tuoi “prodotti”. Come pensi di evolverti, quali sono le tue idee per il futuro?

Assolutamente vero, ci ricolleghiamo al discorso di prima in cui dicevo che ho aspettato prima di metterci la faccia, ho prima voluto raggiungere un buon livello proprio perché non riuscirei mai a pubblicare una cosa di bassa qualità. Non so come mi evolverò ed è proprio questo il bello, sono stracurioso di vedermi crescere e magari fare finalmente lavori di cui sono convinto al 100%. Diciamo quindi che non ho delle vere e proprie idee per il mio futuro, me la vivo giorno per giorno, prefissandomi nuovi obiettivi ma senza dimenticare quali sono gli obiettivi principali.

Qual è il lavoro di cui sei più orgoglioso?

Vado orgoglioso un po’ di tutti i miei lavori, ogni video ha la sua storia, però sono particolarmente legato al video di “+ Guala – Guai” di Paska e degli OG, ha indicato per me un piccolo traguardo, dal momento che sono un loro super fan e che li ascoltavo già da anni. Pensare di girargli un videoclip un giorno era una cosa assolutamente impensabile, soprattutto per la loro lontananza, dato che io sono di Catanzaro e loro di Milano. Mai avrei pensato che con tutti i videomaker che ci sono a Milano avrebbe scelto proprio me per un suo video, è stato sicuramente un video importante perché ho vissuto un sacco di cose nuove, ho affrontato lo stare da solo lontano dalla famiglia, prendere l’aereo che per me è sempre stato un po’ sbatti perché sono ansioso e soprattutto lì ho cominciato a capire cosa vuol dire lavorare a Milano. E’ diverso l’approccio, sia del regista sia di chi gli sta intorno. Mi son dovuto ridimensionare ed evolvere in fretta. Ho conosciuto nuovi lati di me, viaggiare apre la mente si sa.

E con chi ti piacerebbe collaborare invece?
Come cantanti intendi? Italiani o Americani?

Sorprendimi.

Ti direi Michael Jackson se fosse ancora vivo ma sarei anche tanto curioso di collaborare con Stromae, che per me è veramente uno dei migliori artisti non solo europei ma mondiali.

Nel tempo sei diventato un punto di riferimento per gli artisti emergenti: i videomaker vogliono eguagliarti e i cantanti ambiscono a collaborare con te. Cosa pensi ti renda un punto di riferimento?

Non so se sono realmente un punto di riferimento, me lo dice molta gente però non so se basta per definirmi tale. Secondo me la mia genuinità e la mia umiltà, ho fatto sempre capire a tutti che sono un ragazzo normalissimo, che non si crede nessuno e soprattutto che non è arrivato da nessuno parte. Questo porta fiducia nella gente perché vedendo una persona disponibile, che risponde sempre e aiuta tutti, riesce a far capire che non è così inarrivabile e di conseguenza è più facile seguire le sue orme piuttosto che quelle di una persona che non calcola e non aiuta chi gli scrive. E’ secondo me importante per un’artista riuscire a far capire sempre che tipo di persona è, essere se stessi è fondamentale per quanto banale il concetto possa sembrare, Poi ovviamente siamo spesso costretti a indossare maschere ma si deve trovare un compromesso per limitarle il più possibile.

So che oltre alla regia sei appassionato di calcio, correggimi se sbaglio.

Si, assolutamente vero.

Entrambe sono forme d’arte: il movimento è tanto presente nel calcio quanto nelle immagini dentro uno schermo. Hai mai trovato un modo per coniugare le due cose?

Ultimamente ho girato in un campetto di calcio, ed è stata una figata perché essendo una location molto statica devi trovare il modo per valorizzarla. E’ stato divertente mettere il soggetto a centro campo e far finta che la camera fosse attaccata ad un carrello che seguiva la circonferenza centrale del campo, è uscita una ripresa strafiga che non avevo mai fatto prima. Per ora questo è l’unico modo in cui ho coniugato le due cose, ma penso che più in là ci sarà sicuramente qualcosa di più elaborato.

A breve ricomincerà la stagione dei tuoi video, cosa dobbiamo aspettarci?

Credimi che una cosa che non ho mai voluto e saputo fare è dire cosa la gente debba aspettarsi da me, potrei fare come gli altri e dire migliaia di cose che poi non farò, ma non voglio creare aspettative, è una cosa mia. Non è scaramanzia, non so neanche io cosa sia, penso umiltà. Sicuramente però saranno cose belle, con più qualità e cura. Dalle mie mani non usciranno mai cose di basso livello o almeno ci proverò sempre, perché amo quello che faccio e come dice Quentin “chi ama il Cinema non può fare un brutto film”.

A proposito, che ne pensi dell’ultimo di Tarantino  tu che ne sei fan?

L’ultimo già uscito o l’ultimo che sta per uscire?

Once Upon A Time, che cast…

Ah bhe, si cavolo, cast della Madonna, dev’essere sicuro una bomba

Comunque, per concludere quest’intervista, vuoi dire qualcosa a chi ci legge, ai tuoi fan?

Non voglio dirgli nulla perché non ho fan, ho solo gente a cui piace ciò che faccio e condivide con me dei momenti. A chi ci legge invece spero di aver trasmesso un po’ i miei valori e che dalle mie parole possano capire molte cose.

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