A sei anni dalla pubblicazione dell’ultimo disco e dopo il successo di “Sorrido al sole” con i Boomdabash, EMANUELE BARBATI torna con un nuovo progetto discografico!
“MENTRE FUORI ARRIVANO I LUPI” è un album di inediti del cantautore tarantino, che vanta una partnership etica con il WWF Italia per sostenere il progetto “Sos Natura d’Italia” per la salvaguardia del lupo.
“Mentre Fuori Arrivano I Lupi” è un album composto da undici brani inediti, tra cui “Libera”, che sostiene il progetto di Amref Italia per il diritto allo studio femminile in Sud Sudan nella scuola superiore di formazione medica Wish di Maridi e l’associazione Alzaia che si occupa di prevenzione alla violenza di genere a Taranto.
Con questo album Emanuele Barbati sperimenta diversi generi musicali: si va dallo stile cantautorato più classico allo shoegaze, passando per le sonorità alternative rock e quelle elettro-pop caratteristiche della musica attuale.
Nella nostra intervista a Emanuele Barbati abbiamo parlato di questo suo progetto, ma anche di temi importanti sostenuti dal cantautore, a cui nessuno dovrebbe rimanere estraneo.
“MENTRE FUORI ARRIVANO I LUPI”: chi sono questi Lupi? Hanno un significato simbolico?
Quello che volevo raccontare con questa canzone, dal carattere fortemente simbolico, a che fare con la realtà in cui spesso ci troviamo, però io l’ho fatto al contrario. Spesso infatti ci fanno credere che i nemici ed i pericoli siano ad aspettarci fuori, quando invece il pericolo ce l’abbiamo in casa.
Ho pensato a tutte le volte che ci hanno detto di non andare nel bosco perché ci sono lupi cattivi, l’uomo nero e tutta questa roba qui: invece sono spesso le persone più vicine, i collaboratori, che in realtà usano questo escamotage solo per averla vinta sui nostri sogni, usando i nostri timori.
Allora ho pensato che invece sarebbe meglio seguire i lupi, che in questo caso possono forse spaventare ma che in realtà sono fonte di sorprese positive ed ispirazione. Spesso le scelte difficili spaventano, ma per i sogni vale la pena andare nel bosco e vedere cosa può succedere.
Hai fatto un riferimento molto preciso, ti è capitato quindi di avere “lupi in casa”?
Ti dico sinceramente che ho pensato soprattutto al mondo della musica. Persone che, magari senza nemmeno troppa cattiveria, stavano magari anche cercando di sopravvivere ai propri sogni, ma per farlo volevano aggrapparsi con forza alle spalle di qualcun altro, col rischio di farlo affogare.
Con questo intendo sia chi promette mari e monti, ma anche chi pensa di lavorare per te e in realtà non lo sta facendo affatto. Forse è una storia già sentita, di un ambiente un po’ corrotto, ma che purtroppo esiste. Penso invece che la libertà artistica, i sentieri dei lupi appunto, siano la scelta migliore per chi vuol fare musica.
Per questo album c’è una partnership con WWF: come nasce l’idea ed il tuo interesse alla sensibilizzazione di certi temi?
Ho sempre cercato di legare i miei lavori a significati più profondi: penso che l’artista abbia anche una responsabilità sociale, visto che ha una voce amplificata da un microfono. Credo sia giusto spendersi anche per cose che vanno oltre le canzoni.
Ad esempio, io vivo in provincia di Taranto, e qui abbiamo in corso una lotta costante con contro l’inquinamento: spesso quello del clima o della difesa degli animali sono argomenti scomodi, così ho deciso di appoggiare questo progetto del WWF per ampliarne la conoscenza. Anziché parlare direttamente di certi temi nelle canzoni, ho pensato di appoggiare queste cause in questo modo.
C’è anche un altro brano importante, Libera, che sostiene il progetto di Amref Italia per il diritto allo studio femminile in Sud Sudan. Un argomento tornato tristemente attuale con le incredibili vicende in Afghanistan. Libera quindi, cosa comunica?
Sono sempre stato convinto che le lotte di genere non devono essere fatte solo dal genere di interesse, ma anzi, è proprio necessario il contributo di tutti. In questo caso si parla dei diritti femminili: questo non vuol dire che gli uomini non debbano interessarsi o, peggio ancora, sapere e fare finta di nulla.
Ci tengo a schierarmi apertamente, come uomo e come essere umano. Oltre al progetto di Amref per l’istruzione, io ed il mio team abbiamo anche sostenuto il centro antiviolenza di Taranto: è importante essere anche presenti nel territorio, dare segnali importanti, come artisti e non solo.
Questo disco, scritto e composto da te, racchiude molti generi: come è nato?
È un disco che amo molto perché c’è molto di me. Io ho degli ascolti molto vari, quindi diciamo che è abbastanza normale ricercare diversi generi, che magari si adattino meglio alle sensazioni che voglio trasmettere. Così nel tempo ho creato diversi pezzi, seguendo appunto il mio trascinamento emotivo, che poi sono finiti nello stesso album: questo. Sicuramente è fondamentale il fatto che nell’ultimo mi sia venuta voglia di scrivere canzoni che io stesso avrei voluto ascoltare; poi ho notato che provenivano da generi diversi, ma comunque c’ero sempre io come filo conduttore.
C’è un brano a cui sei più legato tra tutti?
Essendo tutti i figli mie non è facile dirlo , anche perché mi viene più facile fare questo tipo di valutazione dopo i live: è lì che ci si rende davvero conto delle sensazioni che danno le canzoni secondo me.
Quindi se dovessi scegliere adesso direi sicuramente “Mentre fuori arrivano i lupi” e poi “Aprile (dell’anima mia)”, che è un po’ diverso rispetto agli altri pezzi, ed è stato anche l’ultimo che ho scritto. Ma i live potrebbero cambiare tutto.
Hai aperto concerti importanti tra cui Levante, Max Gazzè, Clementino, Subsonica, Tre allegri ragazzi morti e Caparezza: c’è qualche momento che ricordi in particolare o a cui sei legato per qualche motivo?
Sicuramente più di uno, ma ho amato moltissimo aprire i concerti dei Tre Allegri ragazzi morti, proprio per l’esperienza umana a 360 gradi, per la loro convivialità e le grandissime chiacchierate backstage.
Poi è stato bellissimo incontrare Max Gazzè per la sua grandissima umiltà: pensa che lui è sempre stato ad ascoltarci quando aprivamo i suoi concerti, e questo è un grande gesto di rispetto, fatto da un grande professionista.
Se guardi avanti, cosa vedi?
Adesso ci stiamo occupando dell’uscita del nuovo singolo, ma io non vedo l’ora di partire con i concerti. Questa estate abbiamo suonato un po’ in giro qui in Puglia, e mi sono reso conto di quanto mi fosse mancata proprio la spinta, quella che solo un live ti può dare. È un’energia che poi ti porti dietro anche in tutti i giorni successivi, perché insomma, quello è il posto in cui un cantante deve stare e questo ti dà la carica per continuare a farlo. Anche perché, diciamo la verità, fare il musicista sembra una scelta così romantica e molto naif, ma è una realtà molto più complessa di quel che sembra.

Sono una toscana semplice : un po’ d’arte, vino buono & rock ‘n roll.
“Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”
(Frida Khalo)