Da venerdì 18 luglio è disponibile in radio e in digitale “‘O Mar ‘O Mar” (https://found.ee/revele_omaromar), il brano d’esordio del cantautore partenopeo Revelè.
“‘O Mar ‘O Mar“ (distribuito da Artist First), prodotto da Mario Meli (produttore di artisti come Annalisa, Alfa e Clementino), è un brano nato dalla nostalgia e dal bisogno profondo di tornare a casa, quella vera, che profuma di mare, silenzio e memoria. Scritto da Revelè in un momento di lontananza fisica ed emotiva dalla sua terra, il brano è un dialogo intimo con il mare di Napoli, che si fa simbolo dell’origine, del ritorno e di un legame indissolubile con ciò che lo ha formato. Attraverso una scrittura autentica e una fusione tra pop contemporaneo e radici mediterranee, “‘O Mar ‘O Mar” si presenta come una preghiera moderna, rivolta a ciò che riesce a salvare dalla solitudine.
Intervista Revelè
- “‘O Mar ‘O Mar” è una preghiera moderna rivolta a Napoli. Se Napoli fosse davvero una persona, cosa le stai chiedendo con questo brano?
Le sto chiedendo di non dimenticarmi. Di ricordare che ci sono figli che sono dovuti andare via, ma che non hanno mai smesso di sentirsi suoi. Con questa canzone le chiedo di tenermi il posto, di tenermi il mare, il calore, la luce… anche se sono lontano. Le chiedo di accogliermi ancora, nonostante tutto. E le chiedo scusa, per ogni volta che ho fatto finta di non sentirla dentro.
2. Hai scritto questo pezzo in un momento di lontananza dalla tua terra. Cosa ti mancava di più? E cosa non ti mancava affatto?
Mi mancava la voce della gente. I suoni veri, quelli crudi e caldi. Mi mancava il mare, mi mancava quella sensazione che hai quando ti senti anche solo guardato da Napoli: ti fa sentire parte di qualcosa, anche nel caos. Non mi mancava invece il dolore che certi luoghi si portano dietro. Quelle assenze che diventano abitudini. Ma poi ho capito che anche quello fa parte di me, e che non si può scegliere una terra a metà.
3. Nella tua musica si sente l’eco di Pino Daniele. Che ruolo ha avuto nella tua formazione artistica e cosa cerchi di portare oggi di quel mondo nel tuo stile?
Pino è stato la verità. La verità nella voce, nel modo di raccontare l’amore, la rabbia, la solitudine. Da lui ho imparato che puoi dire tutto, anche il dolore, senza perdere la dolcezza. Nel mio stile cerco di portare quello: una voce che non urla per forza, ma che arriva. E soprattutto, l’idea che si può essere “di Napoli” senza cliché, con poesia e crudezza insieme.
4. La tua voce porta dentro anche un passato di silenzi, legato alla balbuzie e alla perdita. Quanto è stato terapeutico scrivere e cantare questo brano?
È stato come respirare dopo anni in apnea. Scrivere e cantare *‘O Mar ‘O Mar* è stato il mio modo di mettere ordine in una confusione emotiva che mi porto dentro da bambino. Per anni ho avuto una voce solo dentro, che non usciva come volevo. Questo brano è stato la mia risposta, il mio modo di dire: “ci sono, ho qualcosa da dire, e adesso posso”. È stato un atto di guarigione, ma anche un atto di coraggio.
5. Napoli è spesso raccontata in modo stereotipato. Con “‘O Mar ‘O Mar”, qual è l’immagine di Napoli che vuoi restituire a chi ti ascolta per la prima volta?
Una Napoli vera, fragile, spirituale. Non solo la città del rumore e del folclore, ma anche dei silenzi, degli sguardi che dicono tutto. Napoli per me è come una madre che non riesce sempre a proteggerti, ma che ti ama profondamente. Voglio che chi ascolta capisca che Napoli è anche un sentimento, non solo una geografia. È un modo di resistere, di cercare bellezza anche nel dolore. Quella è la Napoli che voglio raccontare con Revelè.
