Il rapporto tra musicisti e pubblico al tempo del crowdfunding

L’evoluzione di internet ha stravolto molte consuetudini ormai radicate un po’ in tutti gli ambiti e la musica di certo non è rimasta immune. Anzi, tra dematerializzazione dei supporti audio, download digitali e piattaforme di streaming audio e video, possiamo sicuramente affermare che quello del musicista è uno dei mestieri che ha subito i maggiori cambiamenti nel giro di poco più di 10 anni. Tra le novità più interessanti in tal senso, sicuramente spicca quella del crowdfunding, che ha fortemente cambiato anche il rapporto tra gli artisti e i propri fan: vediamo come.

Innanzitutto, cerchiamo di capire di cosa si parla quando si fa riferimento al crowdfunding: letteralmente questa parola può essere tradotta come finanziamento collettivo, da “crowd”, ossia folla, e “funding”, cioè appunto finanziamento. Si tratta, in pratica, di una sorta di raccolta fondi, in cui più persone utilizzano denaro comune per sostenere un’associazione o altre persone per un progetto specifico. Affermatosi in maniera particolare grazie alla rete, che consente di raggiungere ogni angolo del globo in pochi minuti, il crowdfunding ha trovato applicazione in tantissimi campi, dalla beneficenza all’ambientalismo, dall’arte allo spettacolo e, ovviamente, in questo calderone, la musica non poteva rimanerne fuori.

Anzi, sono proprio i musicisti ad aver colto in molte occasioni importanti opportunità per produrre dischi, tournée e altre operazioni più o meno originali, coinvolgendo i propri fan e, a catena, i curiosi che fino a poco prima neppure conoscevano l’autore del progetto stesso. Se un tempo si parlava di “mecenatismo”, come il sostegno ad attività culturali e artistiche da parte di personaggi facoltosi, oggi il discorso sembra ampliarsi ed estendersi verso il basso, proprio lì dove piccoli e piccolissimi finanziatori riescono, anche con pochi euro, a dare un contributo alla realizzazione di quello che, talvolta, è un vero e proprio sogno.

Ma questo tipo di operazioni può cambiare il rapporto tra musicista e ascoltatore? Indubbiamente sì, proprio perché viene a crearsi una relazione più stretta e diretta tra le parti, in particolare quando la campagna di crowdfunding prevede delle ricompense in base alle quote versate. Poco meno di tre anni fa, per esempio, la band napoletana degli EPO mise sul piatto non solo mp3, dischi e t-shirt per chi avesse finanziato il nuovo ep “Serpenti”, ma addirittura cene vegane e onnivore cucinate dalla band a casa propria e house concert dedicati ai finanziatori.

Qualche tradizionalista potrebbe storcere il naso di fronte a operazioni che rovesciano la classica relazione “musicista sul palco/pubblico sotto il palco”, ma pur cambiando l’ordine degli addendi proprio il contatto umano resta una delle principali fonti di soddisfazione per qualsiasi artista, che tanto in un prestigioso teatro quanto in un’esibizione in strada, continuerà a trovare sempre il massimo compiacimento nei complimenti diretti dei propri ammiratori, proprio come accade ai protagonisti di una manifestazione sportiva o di un’emozionante sfida di poker.

Se, dunque, il crowdfunding può rappresentare una forma di capovolgimento degli schemi a cui eravamo abituati, questa forma di rapporto così diretta e genuina sembra potersi porre come una piccola importante rivoluzione in un settore che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare – e tuttora affronta – una crisi particolarmente grave. Ben vengano, dunque, operazioni di marketing che partono dal basso, in cui la partecipazione diretta del fan/ascoltatore diventa il motore di un lavoro ancor più sincero e appassionato.

Se ciò avviene, c’è da sperare che tutto questo riesca a creare anche nuovi stimoli e nuove dinamiche in grado di risvegliare la curiosità popolare.

2018-08-08T15:40:33+00:00 8 agosto 2018|News|0 Commenti