Fra Note e Pop-corn. Gatta Cenerentola: violenta fiaba moderna

Gatta Cenerentola, film d’animazione pluripremiato del 2017, possiede una splendida e ricchissima colonna sonora, composta da alcuni fra i più bravi musicisti italiani attuali.

L’Italia, si sa, non è una terra proficua per quanto riguarda i film fantasy. Siamo meritevoli nei gangster movie, nei grandi drammi esistenziali, nelle commedie (rubando un po’ dal filone francese), nelle tragedie: ma no, nel fantasy no.

Eppure pare che a Napoli questa regola non valga: da uno scritto napoletano- Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile– è stato tratto Tales of Tales di Matteo Garrone, e, a Napoli è ambientato Gatta Cenerentola, crudele favola di  Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, che è, peraltro, voce e chitarra dei Foja , tratta, ugualmente, da una novella de Lo cunto de li cunti. Gatta Cenerentola è stato presentato al Festival di Venezia del 2017, vincitore del Ciak d’Oro, Nastro d’Argento, candidatura per la colonna sonora per Alessandro Fresa e Luigi Scialdone, David di Donatello ai migliori effetti visivi per la Mad Entertainment e svariate coppe secondarie a Venezia.

gatta cenerentola

Siamo in una Napoli splendida e ricca, in un futuro imprecisato che prende, però, elementi stilistici tipici dello steampunk: l’ambientazione è marcatamente anni ’50, un mondo patinato post seconda guerra mondiale. È un’immersione in un mondo jazz che fonde, però, eleganza e fantascienza. Una bellissima e colorata Hollywood partenopea, dove Marylin Monroe disincantate ondeggiano sui loro tacchi e Spencer Tracy sorseggiano cocktail inamidati.

Qui, nel florido porto di questa Napoli mai esistita, è ormeggiata la Megaride, il transatlantico del ricchissimo filantropo e amante della scienza Vittorio Basile, che vorrebbe trasformare una parte del porto in una Città Della Scienza. Costui, infatti, è anche un geniale inventore; sua è la paternità della tecnologia olografica, in quanto la Megaride è una nave intelligente, dotata di una IA, che è in grado di registrare qualunque cosa. La sua iidea finale sarebbe, dunque, di trasformare il porto di Napoli in una culla della cultura tutta.

Vittorio è vedovo. Ha una figlia, la piccola Mia, che nella fiaba originale si chiama Zezolla, ed una promessa sposa, la bellissima Angelica, doppiata da Maria Pia Calzone. Angelica, un nome ricorrente nella tradizione letteraria italia: Angelica, il nome della principessa cinese da salvare nell’Orlando Furioso, rivelatasi poi, sostanzialmente, per dirla alla De Andrè, una grande puttana. Gli interessi dell’Angelica di Napoli sono, però, abbastanza fini ed umanamente comprensibili: è sinceramente e perdutamente innamorata di un gran cafone, di un piccolo criminale, di un omino meschino e drogato, Salvatore Lo Giusto, che la convince a sposare il povero Vittorio per ereditarne la nave e la ricchezza ed è doppiato da Massimiliano Gallo. Angelica ha anche svariati figli, cinque femmine ed un maschio, che è quel che a Napoli viene definito femminiell, ma privo dei connotati positivi che vengono con questa figura, presente anche nella smorfia, e li usa ed addestra come suoi scagnozzi, abili ad utilizzare qualunque mezzo, dalla seduzione alla violenza, per raggiungere gli scopi di mammà. Vittorio ha una guardia del corpo, l’integerrimo ed affascinante Primo Gemito, che adora la bambina e la cui voce appartiene ad Alessandro Gassmann.

I malefici piani di Angelica e Salvatore giungono a compimento abbastanza facilmente, in quanto Salvatore uccide facilmente Vittorio dopo la trascrizione del matrimonio. Così, per undici lunghi anni, Mia vive da reclusa, schiavizzata e traumatizzata, nella nave che decade ogni giorno di più, sotto gli ordini della crudele matrigna e dei suoi brutti-e cattivi-figli. La fotografia, a questo punto, da colorata ed ariosa, si fa oscura e cinerea. Complice l’inquinamento ed una probabile eruzione del Vesuvio, Napoli è ricoperta da una coltre nera ed insalubre, che opacizza ogni cosa, scurisce le acque e gli animi delle persone. Angelica attende così, per undici anni, il ritorno del suo Salvatore, che, le disse, era in missione all’estero per gettare le basi-grazie ai soldi di Vittorio- per il loro futuro insieme, covando un oscuro rancore, e guardando con rimorso quel silenzioso merlo che le fu regalato da Vittorio. Il merlo non cantò più, dopo la morte del filantropo.

gatta cenerentola

Primo è divenuto un agente di polizia, impegnato in una lotta contro i mulini a vento nei confronti della corruzione della città. Trova il modo, contrariamente agli ordini, di infiltrarsi nella Megaride, scoprendo che Mia è ancora viva. Inizia così una tragica catena di eventi, che portano ad un finale dolce amaro, parzialmente da favola, parzialmente da tragedia, in cui nessuno esce incolume, neppure i sopravvissuti.

Gatta Cenerentola è un’amara parodia, esattamente come Gomorra lo è del tipico poema epico, della favola di Basile, in quanto, ad esempio, la famosa scarpetta, nel film, non è altro che un veicolo per la cocaina da importare così senza problemi nella città partenopea; le fate sono nient’altro che i fantasmi che aleggiano nella nave, oscure presenze dei fasti che furono. A loro si deve la risoluzione della trama, sono loro, incorporei ricordi, che troneggiano su tutti. Su tutte quelle marionette da sceneggiata da Mario Merola che sono gli occupanti della nave, che si agitano, urlano, strepitano, si truccano in maniera volgare, cantano brani jazz in un mondo alla deriva; sono pesci estinti nel golfo di Napoli, che non sono più ascoltati da nessuno. Gli autori conoscono benissimo la propria città e sanno rappresentarne gli stereotipi senza scadere nello scontato. Va, però, detto, che Gatta Cenerentola cerca di dire fin troppo per la sua ora e mezza, mescolando più piani di suggestione che fanno sì che il fruitore resti imbambolato e confuso se non appartiene a quel luogo, se non coglie la ferinità, la sincerità, eppure quella tendenza all’autodistruzione.

gatta cenerentola

Artwork da Gatta Centerola, thanks to badtaste.it

Oltre alla narrazione prosaica, infatti, è presente quella visiva, che è debitrice di numerosi modelli, quali la saga di Bioshock, fumetti come La lega degli straordinari gentlemen di Alan Moore, anime come Steamboy di Otomo, dal linguaggio carnale e fisico dei film di Guillermo del Toro. L’acqua è un elemento portante dell’intero piano visivo, esattamente-e, ne sono certa, involontariamente- come ne La Forma dell’Acqua. I personaggi sguisciano sullo schermo come anguille nei fondali bassi, lo sciaguattio lieve delle onde permea ogni cosa, merito della fluida grafica della Mad Entertainment (fra gli animatori della factory figura Francesco Filippini, noto artista napoletano). Terzo, ed importantissimo modo di narrazione, è il musical.

Notevole è infatti la colonna sonora di Gatta Cenerentola, pubblicata per Ala Bianca Records e composta da svariati autori, fra cui Antonio Fresa, Luigi Scialdone, la band dei Foja, Ilaria Graziano e Francesco di Bella. La tracklist è montata in sequenza come nel film.

Si inizia infatti con la jazz Il Polo della Scienza, tutta fiati e false improvvisazioni, di Fresa e Scialdone. Si prosegue con un’incursione acquorea con il sintetizzatore e l’armonica dei Guappecartò in November Wave, collaboratori di lunga data con Alessandro Dak (loro è la colonna sonora del precedente film del regista, L’Arte della Felicità), un’atmosferica e malinconica colonna sonora per un mondo che, sebbene nella sua alba, è già finito, ci dice il violino che diviene sempre più ansioso e triste.

Pregevole e curata da Fresa&Scialdone è la reinterpretazione swing della tradizionale Io te voglio bene assaje, vox populi della cultura napoletana, ora notissima nella versione di Liberato: divertente, frizzante, cantata da Salvatore lo Giusto, o, nello specifico, da Massimiliano Gallone, attore e cantante. Sulla stessa falsariga prosegue la tipica Marcia Nuziale di Mendellsohn, trasformato in uno swing tutto trombe e fiati.

Siamo già nel reame dei fantasmi olografici in Memorie, dopo il salto temporale di undici anni di Mia reclusa nella triste nave, tragica ballata al pianoforte di Fresa e Scialdone. Torna l’underground di qualità dei Guappecartò con Luna di Giorno, brano folkeggiante che fa gran uso del contrabbasso, archi e sintetizzatori, perfettamente in tema col decadimento che si vede in Napoli dopo la dipartita di Vittorio: una città ancora ridente, ma di risa amare (tranne quelle di quel malandrino di Salvatore).

La commovente ‘Na bella Vita è invece composta dal duo Ilaria Graziano e Francesco di Bella ed è cantata da Angelica la sera del ritorno di Salvatore nel night club aperto in una falla nello scavo della Megaride. La descrive perfettamente: il rimorso per aver lasciato che Vittorio venisse assassinato, per aver donato il suo cuore al crudele Salvatore, l’aver abbandonato una bella vita accanto ad un uomo che le voleva davvero bene, tutti quei figli adoranti ma privi di cuore. È una ballata lounge quasi sussurrata da Ilaria Graziano, emozionante e sentita.

Dello stesso duo è anche la bellissima Dove siamo, cantata dalla mai nata coppia Angelica e Salvatore durante i tragici momenti finali del film: emblematica è la frase “Dove eri quando era tutto nero?”, che ne descrive perfettamente la relazione, solo chitarra e voce dei due artisti.

Ancora a Napoli è dedicata, cantata da Massimiliano Gallo alias Salvatore lo Giusto, Napulè, scritta e suonata da I Virtuosi di San Martino: è una meravigliosa parodia di luoghi comuni, immondizia bruciata, rifiuti gettati in mare, flautini delicati, rapine, violini neoclassici, diossina profumatissima. Trovala una città che fa più schifo di Napoli stasera! Geniale è la reazione del pubblico nel film, che applaude estasiato senza aver compreso una singola parola del brano. Ancora alla tradizione folk spagnoleggiante dle sud Italia attinge Girolimoni nr. 102 di Daniele Sepe, compositore virtuoso del sassofono ed amante del folk stesso. Sua è anche La Valse du Capiton, che si avvale del theremìn, il cui suono come distorto e diffratto è ideale per creare l’ambiente acquoreo ma decadente in cui si svolge l’azione, e l’associazione con i lavori di Desplat in La Forma dell’Acqua è immediato.

Si torna al tema di Memories con Il Ricordo di Mia, delicata ballad strumentale, cui si aggiunge la chitarra pizzicata introdotta nella traccia precedente: Mia sogna ad occhi aperti la sua infanzia, nella nave dei fantasmi felici, con Primo e suo padre. Altra bella interpretazione pianistica è Sale Tensione sempre di Fresa e Scialdone, il cui tema è però epico ed hollywoodiano, totalmente diverso dal folk che caratterizza la colonna sonora intera.

gatta cenerentola

The king is back in town descrive il fiero ritorno di Salvatore “the king” lo Giusto. Brano elettronico, non teme il confronto con gli altri della soundtrack e fa ballare; l’apice della colonna sonora è però raggiunto con A chi appartieni, dei Foja, cui avevamo dedicato un’intervista, band napoletana fra le più promettenti del panorama rock attuale. Divertente, verace, malinconica allo stesso tempo, strizza l’occhio alle sonorità folk e ne prende la ferocia ma anche la delicatezza nel descrivere le vere emozioni. Un brano di pregio tale che fu candidato ai David di Donatello del 2018.

Come già anticipato, il tragico finale del film è affidato a Dove Siamo, che vede Salvatore e Angelica riuniti almeno nella morte, brano che è però assente nella colonna sonora, la cui ultima traccia ufficiale è il bel Valzer di Gatta Cenerentola, che torna alle sonorità anni’50 di inizio film, mescolandovi però un delicatissimo pianoforte.

La colonna sonora di Gatta Cenerentola dunque fonde antichità, come in Napule e Io te vojo bene assaje, con l’innovazione, con il folk moderno di Ilaria Graziano e Francesco di Bella, e col rock and roll dei Foja: ciò che emerge è una bellissima e variegata composizione, che si adagia benissimo sugli spettri rappresentati nel film. Pregevoli sono le partecipazioni di strumentisti underground ma bravissimi, come i Virtuosi di San Martino e i Guappecartò. La musica, però, descrive gli spettri, perché, in fondo, gli unici due personaggi ad essere realmente vivi sono Primo e Mia: gli unici in cui il cinismo della decadenza non ha prevalso, il cui animo è ancora pulito, e non è sporco di cenere come le strade della città.

Tracklist di Gatta Cenerentola di Antonio Fresa e Luigi Scialdone, Ala Bianca Records

Risultati immagini per gatta cenerentola colonna sonora

1. Il polo della scienza (Fresa, Scialdone)
2. November Wave (Guappecartò)
3. Je te voglio bene assaje (Massimiliano Gallo)
4. Marcia nunziale (feat. Mendelssohn) (Fresa, Scialdone)
5. Memorie (Fresa, Scialdone)
6. Luna di giorno (Guappecartò)
7. ‘Na bella vita (Ilaria Graziano)
8. Death Is so Sexy (Fresa, Scialdone)
9. Napule (Massimiliano Gallo, I Virtuosi di San Matino)
10. Girolimoni nr. 102 (Daniele Sepe)
11. Il ricordo di Mia (Fresa, Scialdone)
12. La valse du Capiton (Daniele Sepe)
13. Sale tensione (Fresa, Scialdone, Rak)
14. The King Is Back in Town (Fresa, Scialdone)
15. Dove siamo (Francesco Forni, Ilaria Graziano)
16. A chi appartieni (Foja)
17. Valzer della Gatta Cenerentola (Fresa, Scialdone)

 

Giulia Della Pelle

2018-08-08T18:19:13+00:00 8 agosto 2018|Fra note e Pop-corn|0 Commenti