Oggi, 23 maggio, esce “Cuore”, il primo singolo da solista di Ilaria Graziano, che anticipa il nuovo album della cantautrice napoletana, che verrà pubblicato il prossimo autunno.
Ilaria Graziano è già nota per le numerose collaborazioni con artisti nazionali come Francesco Forni, e internazionali che, negli anni, l’hanno vista partecipare a diversi album tra cui quelli di Gnut, Daniele Silvestri, Roy Paci, Roberto Angelini, Pier Cortese, Zion Train-Zulù, solo per citarne alcuni.
Il suo primo singolo da solista, “Cuore”, è un brano dalle chiare radici mediterranee che si fondono con una ritmica ancestrale e uno sguardo alla musica contemporanea, in cui voci, cori e percussioni creano un intreccio sonoro essenziale e pulito, dato anche da un arrangiamento curato in ogni dettaglio da Simone De Filippis e da Gnut (Claudio Domestico), che hanno seguito la produzione artistica dell’album.
Nell’intervista che ci ha rilasciato abbiamo avuto occasione di approfondire la tematica chiave del singolo, che ci suggerisce di lasciar andare sentimenti, persone e situazioni che non si adattano alla nostra vita e ci impediscono di crescere ed evolvere. Proprio in questo atto di sacrificio risiede, in realtà, il vero amore per noi stessi, per gli altri e per le nostre passioni.
“Cuore” è anche il primo brano pubblicato, dopo una lunga pausa meditativa, dall’artista partenopea ed è nato sotto forma di poesia, dando ad Ilaria Graziano la possibilità di sperimentare un approccio diverso alla scrittura, che parte dalla ritmica dei tamburi e dalle voci, simulando il battito cardiaco.
INTERVISTA
Ciao Ilaria,
“Cuore” è il tuo primo singolo da solista. Fa un certo effetto perché, in realtà, io ti conosco da anni per le tue collaborazioni. Come mai hai aspettato tanto per ritagliarti uno spazio tutto tuo?
Mi è sempre piaciuto affiancarmi e condividere il palco con altri musicisti; da una parte, sicuramente, per una questione di ricerca comune e scambio di idee e di informazioni e, anche, per una piccola parte, di insicurezza che, nel tempo, si è dissipata.
Sono arrivata, probabilmente, ad un momento di maturità in cui sono riuscita serenamente a mettermi un po’ più in gioco.
“Cuore” è anche un brano “onomatopeico”, musicalmente parlando, dato che hai simulato col tamburo il battito cardiaco e la canzone si presenta come una sorta di mantra “D’amore non si muore ma soltanto di paure”. Questo incedere, in qualche modo, rafforza il concetto, non trovi?
Il brano nasce proprio da una pulsione ritmica del bodhrán, un tamburo di origine islandese, e dalla voce, che sono due elementi primordiali connessi al suono, alla musica e alle emozioni.
Il testo di “Cuore” è stato scritto come una poesia e, inizialmente, non era destinata ad essere una canzone.
Non avevo realizzato che stavo di nuovo iniziando a innamorarmi della musica attraverso quella scintilla che mi fa esprimere quello che ho dentro… l’ho capito solo dopo.
Nel disco ci sarà anche un altro brano che ha pressappoco la stessa genesi senza alcun tipo di armonia, scandito da un tamburo, ed è un brano in napoletano.
Come dice il titolo stesso in questa canzone c’è molto di te, a partire dal sound che hai scelto e curato personalmente con Gnut e Simone De Filippis. Che esperienza è stata quella della composizione del tuo primo disco?
Ogni brano dell’album è stato curato nei minimi dettagli e ha una sua direzione emotiva, pur avendo un filo conduttore nel sound e nel concept, che si incentra su un momento di riflessione e di ricerca interiore, in cui mi sono scoperta e riscoperta; “Cuore” è un piccolo tassello di questo lavoro su me stessa che è durato un anno e mezzo, circa.
Gnut è stato il mio traghettatore nel mio momento di pausa, dove mi sono dedicata alla pittura, alla poesia e alla contemplazione.
Ci conosciamo da tempo e ho collaborato al suo ultimo disco facendo anche due anni in tour con lui e, sicuramente, il nostro rapporto ha rafforzato il mio legame con le origini e con la lingua napoletana.
Avevo già fatto dei tentativi di scrittura in napoletano, ma non avevo mai pensato di inserirli in un album, poi, con Gnut ci abbiamo lavorato.
Simone De Filippis, l’altro produttore e arrangiatore del disco, è stato colui che mi ha proiettato, invece, nel mondo della natura e nella vita di campagna.
Entrambi sono stati fondamentali e hanno camminato accanto a me in questo viaggio che mi ha portato alla riscoperta della musica e della natura, ma anche delle mie radici, sia in senso linguistico, che nel rapporto con la città e con la terra.
Il singolo ha due tematiche principali: la mancanza d’amore, con svariate motivazioni, e la paura del lasciar andare anche le situazioni che, in realtà, ci fanno soffrire. Cosa ti ha portato a scrivere di questi due aspetti dei rapporti?
Ho attraversato un momento in cui ho sentito la necessità di svuotarmi di tutto, anche della musica, che ha sempre avuto un ruolo importante nella mia vita, dato che fin da piccola ricordo di aver avuto e coltivato questa vocazione.
Ci sono state due o tre momenti della mia vita in cui, però, ho desiderato metterla in pausa per rigenerarmi; questo allontanamento esprime la cura nei confronti della musica stessa.
“Cuore” parla proprio del riuscire a staccarsi da certe cose per dargli una nuova vita, ma anche per ricollocarle in una nuova fase della propria vita, in modo diverso.
Per me, lasciare andare, è anche e soprattutto un atto d’amore nei confronti di quello che ami fare, delle persone e anche nei confronti della società.
Siamo talmente stati abituati a trattenere le cose che sono superflue che ci convinciamo che siano importanti: superata quella linea di confine che ti porta ad accettare il processo dell’abbandono, prendi consapevolezza di quanto in realtà fossero inutili e, talvolta, dannose per noi stessi.
Così arriviamo dunque al parallelismo tra l’amore e la paura, perché è solo la paura che ti fa vedere l’ignoto come qualcosa di pericoloso, da evitare, però non sai cosa c’è in quel vuoto: magari c’è tanto altro, che può rivelarsi molto più di quello che stai lasciando.
È una sorta di sacrificio che si fa per amore, perché solo allontanandosi da quello che già conosci e che non ti serve, acquisisci il potere di trasformare le cose e di poterle cambiare e questo, per me, non riguarda solo la propria vita personale, ma anche il sociale. Per esempio, in questo momento buio che stiamo vivendo, il dissenso è fondamentale, ma è impossibile ottenere risultati senza un cambio di prospettiva.
A breve uscirà il tuo primo album. Ci saranno delle collaborazioni, dato che ci hai abituato a lavorare con diversi esponenti del cantautorato romano e napoletano?
È un album molto personale, per cui, a parte i musicisti che hanno partecipato come Michele Signore, che ha registrato gli archi e gli strumenti a corda e Andrea Pesce al pianoforte e, ovviamente, Simone (percussioni, basso, synth) e Gnut (chitarra e i cori), non ci sarà nessun altro.
L’unica canzone in cui c’è un’altra voce è, appunto, un brano in napoletano che ho inciso insieme a Gnut.

Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)