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Effenberg: l’“Incredibile” bellezza delle differenze – INTERVISTA

by Alessia Andreon
Effenberg

Effenberg, interessante cantautore lucchese,ha voluto presentare sulla pagina di Inside Music, il suo nuovo singolo di “Incredibile, uscito nelle scorse settimane.

Dietro questo nome d’arte si cela Stefano Pomponi, che ha esordito nel 2017 e già nel 2019 si è trovato a calcare il prestigioso palco dello Sputnik Tour di Luca Carboni.

In quell’occasione Effenberg ha avuto il compito di aprire gli show della tournée con i brani “Buddha Con Napoleone” e “Tergicristalli” eha duettato con il cantautore bolognese sulle note di “Prima Di Partire”, scritta da Carboni e Giorgio Poi.

Nell’ aprile 2021 ha pubblicato il singolo “Sirene Alate”, che ha dato inizio alla collaborazione con Sound To Be, che ha prodotto anche il suo nuovo pezzo, “Incredibile”.

Inoltre, nel novembre scorso, è uscito il singolo “L’ultima mestruazione” con il featuring di Rachele Bastreghi dei Baustelle.

Nell’intervista che segue, ci ha raccontato qualche curiosità sul suo nuovo singolo che parla del potere calmante intrinseco alla natura e di accettazione delle differenze, viste come una ricchezza e non come un ostacolo.

Ciao Effenberg, ben venuto!

“Incredibile” parla della bellezza delle differenze: è un inno all’essere se stessi e accettarsi…

Si, esatto! Nel ritornello di questo pezzo ho voluto mettere l’accento sulle differenze, intese come visione pluralista del mondo, che lo rendono più ricco e più interessante; mi pare che ultimamente ci sia la tendenza a rendere tutto omologato, dalle idee ai comportamenti e quindi ho voluto improntare il ritornello su questa tematica, anche se la genesi del brano è molto diversa.

“Incredibile” nasce infatti dalla contemplazione della natura e poi il ritornello si evolve nella tematica della ricchezza della pluralità.

Il mare è lo spunto per allargare lo sguardo alla bellezza del tutto che ci circonda. In qualche modo è anche un brano ambientalista?

È sicuramente un brano ambientalista perché si sofferma sulle sensazioni che suscita guardare il mare o una montagna.

Immergersi nella natura fa scattare una sorta di “equilibratore dell’anima”, cosa che non è possibile quando vivi in città.

Quando la natura è molto presente ha un effetto calmante che ti aiuta a rivalutare i problemi e a dargli un peso diverso.

C’è poi un momento che definirei un flusso di coscienza, in cui il ritmo si fa più incalzante, quasi a simulare i battiti del cuore, in cui viene fuori un mix di stili musicali.

Il battito del cuore è suggerito dalla cassa in quattro, che abbiamo reso un po’ ovattata.

Effettivamente, in questo pezzo ho cercato di mischiare vari stili: un anno fa, mentre mi trovavo in Puglia, ho iniziato a scrivere il testo e proprio la stessa sera sono andato a vedere un Dj set di musica elettronica del producer Parra for Cuva.

Tornato a casa, sull’onda di quel che avevo sentivo, ho provato ad unire le due cose, forse anche un po’ romanticamente, perciò quando mi sono messo ad arrangiarlo ho iniziato con un arpeggiatore, anziché la chitarra acustica o il pianoforte, come faccio di solito.

In questo modo, partendo da un testo cantautorale ho cercato dei ritmi più elettronici, che sfiorano la dance.

Cosa ti appassiona maggiormente nella realizzazione di un brano?

La prima parte è quasi tutta cuore: dopo aver scritto un testo, in un momento non definito nel tempo, butto giù una bozza di arrangiamento e quella è la parte più interessante e anche più naturale della genesi dei brani.

Poi viene una seconda parte, in cui devi aggiustare la metrica e lo stesso arrangiamento e quella è una parte un po’ più stressante della lavorazione, decisamente più tecnica.

Questo lavoro apre la strada a un EP in lavorazione?

Questa estate lavorerò sicuramente ad alcuni brani che dovrebbero uscire in autunno.

Può essere che verranno raccolti in un Ep, ma finché non ci metto mano non so dove andranno, stilisticamente parlando… se rimarranno sul mix elettronico/acustico o meno…. Sono cose che succedono istintivamente!

Infine una curiosità: il tuo nome d’arte è il cognome di un ex giocatore di calcio anni ‘90. L’hai scelto perché avete lo stesso nome?

Si chiama Stefan ma non l’ho scelto per questo motivo!

Il vero motivo è che, quando Effenberg giocava a Firenze, la società gli aveva preso un lido balneare proprio dove andavo anche io da ragazzino.

Lui era un mito per me, che avrò avuto 10 anni, perché giocava in serie A e così avevo avuto l’occasione di conoscerlo, di giocare con i figli….

Quando, dopo molti anni, ho fatto uscire il primo disco, volevo liberarmi del mio nome e cognome e quello che mi aveva convinto di più era appunto Effenberg, anche perché si lega in maniera abbastanza ambigua a uno che fa il cantautore…così ho scelto questo nome d’arte, proprio perché potrebbe benissimo indicare una band metal invece che un progetto cantautorale acustico, come era a quel tempo…

Era un nome scelto per depistare!

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