L’oroscopo 2023 comincia sotto il segno del progressive metal per i fans partenopei, che ieri sera sono tornati ad applaudire i Dream Theater al Palapartenope, in occasione del primo concerto del mini-tour italiano. I maestri del Prog Metal si esibiranno dal vivo nel nostro Paese per ben tre straordinari appuntamenti del Top Of The World Tour: oltre alla data napoletana di ieri sera, infatti, la band statunitense interverrà live questa sera, 24 Gennaio, al Tuscany Hall di Firenze e triplicherà domani sera, al Gran Teatro Morata di Brescia.
Dream Theater, Napoli – Live Report 23/1
Sono circa le ore 20:30 quando, con la mia fedelissima tracolla contenente il survival kit da concerto, raggiungo il Palapartenope. I cancelli erano stati aperti circa un’ora e mezza prima, ma la situazione è già calma all’ingresso: le centinaia di teste attese erano già transitate all’interno. Ritiro il mio accredito e mi incammino , come una bimba nel paese dei balocchi, verso la Poltronissima Gold del Teatro Tenda: “quasi in braccio a LaBrie” mi scrive un amico al telefono. Infatti, sono a pochi metri dal palco su cui albeggiano tre mega-schermi che proiettano il Kjeragbolten incastrato nelle montagne di Kjerag in Rogaland (Norvegia). Che vi ricorda? Ah, sì, la copertina di A View from the Top of the World“, curata da chi non ne ha mai sbagliata una, lo storico collaboratore dei Theaters, Hugh Syme.
Il clima che si respira in sala è di smaniosa quiete. Nonostante i sedili, quasi tutti stazionano all’impiedi, in un andirivieni dal bar o dalle postazioni di amici e conoscenti dislocati. Anche io ho degli amici in sala a cui sono capitate delle postazioni diverse, perciò, sotto lo sguardo vigile della sicurezza, chiedo gentilmente a hostess e steward presenti in sala di accompagnarmi. È un pubblico variegato quello del Palapartenope, che va dalla generazione dei Baby Boomers, attraversa abbondantemente la Generazione X e non si fa trovare impreparata su Millenials e Generazione Z. Raro, ma c’è anche qualche under 15, che, nel corso del concerto, sbraccerà e canterà rendendo fieri e grati i genitori.
Con appena 20 minuti di ritardo, e dopo la riproduzione del rabbrividente motivetto di Squid Game, si spengono le luci e prende il via lo show. Come da consuetudine, sui maxi schermi, viene proiettato il video introduttivo con le innovative grafiche della band, che ci condurrà fino all’inizio vero e proprio del concerto.
Al suon di urla e fischi di acclamazione, fanno ingresso in scena Mike Mangini, con a seguito John Myung, Jordan Rudess e, infine, John Petrucci. Subito si parte alla grande con The Alien, che nel 2022 aveva procurato un Grammy alla band, trionfando nella categoria “Best Metal Performance”. Finalmente, ci raggiunge anche James Labrie.
Dalla mia posizione, il sound è davvero ottimo, oltre le aspettative. Nonostante l’acustica non propriamente ottimale del Palapartenope, una vera lotteria. In particolar modo, poi, se il banco di prova è la 8 corde di Petrucci! Ma questa volta è filato tutto liscio. Tutta la strumentazione ha un sound ben bilanciato e cristallino.
Il basso di John Myung – a proposito, facciamogli gli auguri, oggi compie 56 anni! – è corposo e nitido, a tratti contaminato da linee più cupe e incisive, ma sempre chiaro e percettibile. Anche la chitarra di John Petrucci ha un sound ricco e limpido, sia sugli arpeggi in clean che nei funambolici assoli e sulle sequenze più distorte. Il sound della batteria del “molleggiante” Mike Mangini risulta perfettamente equilibrato. La sua tecnica, più del suo appeal, lascia sempre senza fiato. Le tastiere di Jordan Charles Rudess, a parte qualche brano, purtroppo, risultano meno percepibili: ma ce la mette tutta per mostrare al pubblico le sue formidabili abilità, inclinando ed esponendo alla platea i tasti della contraddistintiva tastiera “verticale”.
Anche James LaBrie non presenta quasi nessuna incertezza vocale, giusto il tempo di qualche canzone per fare stretching vocale, che è pronto a regalarci note basse, medie e alte (magari quest’ultime in numero minore rispetto alle prime). La sua performance è un 8 pieno.
I Dream Theater, complessivamente, restituiscono uno spettacolo davvero unico. La performance del carismatico John Petrucci riconsegna a uno stato di estasi-visibilio. La classe, la sapiente tecnica e la precisione con cui maneggia la chitarra affascina e meraviglia. Potrei restare a guardarlo tutta la notte e non ne avrei mai abbastanza.
A discapito del disco su cui è incentrato il tour, i pezzi di A View from the Top of the World sono pochi. Oltre The Alien, ascoltiamo Answering the Call, Sleeping Giant e l’omonima A View From the Top of the World che ci regala un finale di oltre 30′, in un’immersione tra il mistico e il poetico.
Il resto della scaletta è una set-list che non scontenta nessuno, toccando brani estratti da Awake, passando da A Dramatic Turn of Events e arrivando fino a Six Degrees of Inner Turbulence. Non mancano nemmeno le hit mainstream che fanno storcere il naso ai veterani, ma che molti altri aspettavano con la bava alla bocca: Pull Me Under la cantano anche gli addetti alla sicurezza .
Il gruppo era in forma smagliante e ha dato sfoggio di tutte le sue vertiginose doti tecniche, in quella che definirei una scaletta ad hoc, in grado di valorizzare fortemente la parte strumentale – da sempre caratteristica dei Dream Theater -.
In occasione dei saluti finali, la band – probabilmente per scrollarsi di dosso la fama di artisti “distaccati”, lancia plettri in platea, dove i fan, che adesso sono all’impiedi, sbracciano e li reclamano da sotto al palco (sì, anche io!).
Che si amino o che si odino, quello dei Theater è uno spettacolo da vedere (e da godere), che ci ha lasciato con la voglia di rivederli il prima possibile. Appena il tempo che passi la cervicalgìa da headbanging prolungato.
Un grande plauso va anche all’organizzazione: utenza efficientissima ai botteghini, agenti della sicurezza meticolosi e gentili, hostess e steward cortesi e attenti alle esigenze del pubblico. Complimenti a Vertigo.
Dream Theater, Napoli – Scaletta 23/1
The Alien
6:00
Sleeping Giant
Bridges in the Sky
Caught in a Web
Answering the Call
Solitary Shell
About to Crash (Reprise)
Losing Time/Grand Finale
Pull Me Under
A View From the Top of the World
The Count of Tuscany
Di sera vado ai concerti. Di notte scrivo i live report.