È da poco disponibile su tutte le piattaforme “Buonavita” (Pirames International), il nuovo singolo di Valerio Urti, in arte FASE, un brano che parla alla pancia e al cuore di una generazione, in veste di canzone pop.
“Buonavita” è una canzone che invita a cogliere l’attimo, un pensiero generazionale in forma pop, che si muove tra ironia e malinconia, tra qualche rimpianto e la voglia di vivere ancora. Il brano racconta di una disillusione vissuta in periodo di cieli di agosto e ricordi che non passano, racconta con sincerità e delicatezza quella fase della vita in cui ci si sente “solo di atterraggio nella vita di qualcun altro”, ma ancora aggrappati – per ostinazione o speranza – all’idea di una Buonavita.
Il brano, composto da Valerio Urti e Marco Lamagna, e prodotto dallo stesso Lamagna, è un pezzo emotivo e viscerale, è un invito, uno slogan, un atteggiamento che tutti dovremmo adottare.
Intervista a FASE
1. “Buonavita” è definita come una canzone che parla “alla pancia e al cuore” di una generazione. Qual è il sentimento principale che volevi trasmettere con questo brano?
“Buonavita” nasce da una voglia vera di dire ‘ok, ce la faremo’ anche quando tutto sembra storto.
È una canzone che stringe i denti ma non perde il sorriso. Il sentimento principale è quello di una resilienza dolce: vivere con il cuore graffiato, ma con la testa ancora piena di sogni.
2. Nel testo si percepisce una forte tensione tra malinconia e desiderio di vivere: da dove nasce questa dualità e come si riflette nella tua scrittura?
È una tensione che mi porto dentro da sempre.
La malinconia è il mio modo di restare lucido, il desiderio di vivere è quello che mi spinge ogni giorno a rendere al meglio.
Nella scrittura cerco sempre di restituire entrambe le facce della medaglia: quella che soffre e quella che non smette mai di crederci.
3. Hai dichiarato che per la prima volta ti rivolgi esplicitamente alla tua generazione, uscendo da una narrazione più personale. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?
Ho sentito che ciò di cui avevo bisogno di esprimere, non era solo mio.
Guardandomi intorno ho capito che tantissimi ragazzi si sentono smarriti, sospesi, in bilico tra sogni e vita reale.
Mi è venuto naturale scrivere qualcosa che non parlasse più solo di me, ma per noi.
4. Come nasce l’idea del podcast “Buonavita” e in che modo si collega all’omonimo singolo?
Il podcast nasce proprio dal bisogno di allargare il messaggio della canzone.
“Buonavita” è un augurio che non voglio tenere solo in musica, ma portare nella vita vera, tra storie, dialoghi e condivisione.
È un’estensione del brano, ma con altri strumenti.
5. Cosa rappresenta per FASE la caffetteria Buona Vita di Torino e perché è diventata il cuore del progetto?
Il brano è nato prima di scegliere la location.
Io e Marco Lamagna lo frequentavamo e lo frequentiamo spesso.
Un giorno dopo l’ennesimo caffè stavamo pensando a un posto familiare dove poter creare eventi per l’uscita del singolo, ad un tratto abbiamo alzato lo sguardo, e la soluzione era proprio sotto il nostro naso.
Il Bar Buona Vita è un posto che profuma di cose semplici ma vere: i caffè lunghi, le parole corte, le vite vere.
È lì che ho voluto girare il podcast perché mi sembrava un luogo dove la “buonavita” è ancora possibile.
6. Quali sono i temi principali affrontati nelle puntate del podcast e con quale approccio vengono trattati?
Parliamo di vita vera: sogni, fallimenti, identità, voglia di ricominciare e quella di ripartire.
Lo facciamo con un tono informale e profondo, senza copioni né filtri.
Sono chiacchierate dove si ride, ci si commuove, ci si ritrova.
7. Ci parli del primo ospite del podcast e quale contributo ha portato al progetto in termini di esperienza e contenuto? Come mai l’hai scelto?
Il primo ospite è Domenico De Biasio, una figura storica del panorama torinese.
È stato un incontro autentico, ricco di spunti, ironia e profondità.
L’ho scelto perché rappresenta la buonavita con il cuore, non con le apparenze.
8. Bar Buonavita ti ha appena ospitato per il DJ set di domenica 27 luglio, ci racconti com’è andata?
È stata un pomeriggio pieno di energia e verità.
Niente palco, niente filtri: solo musica, gente viva e una voglia matta di stare insieme.
“Buonavita” ha risuonato forte, e per me è stato come farle prendere fiato tra la gente.
9. Guardando al tuo percorso, da Fase39 al progetto solista, “Buonavita” sembra segnare una tappa importante. Che fase rappresenta oggi questo singolo per te, artisticamente e umanamente?
“Buonavita” è il mio modo di dire che sto crescendo.
Artisticamente, mi ha fatto capire che posso parlare a tanti senza tradirmi.
Umanamente, è il mio modo di restituire qualcosa a chi, come me, lotta ogni giorno per i propri obiettivi.
