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“Amatoriale” è il nuovo album di Valerio Martino -INTERVISTA

by Alessia Andreon
Valerio BICI lampadineBW5

“Amatoriale” è il nuovo lavoro discografico di Valerio Martino, che è stato anticipato dal singoloLa canzone che nessuno canterà”.

Il concept dell’album riflette la versatilità artistica dell’autore, che unisce le sue diverse anime musicali: dal punk, al brit-rock e pop acustico.

È proprio la caratteristica dell’approccio “amatoriale” adottato da Valerio Martino, che esprime profonda passione e libertà creativa, a dare il titolo all’album.

Il disco, infatti, riesce a mantenere un’atmosfera spontanea e autentica, con piccoli errori e imperfezioni che aggiungono carattere ai brani. Il risultato è un lavoro che esprime la vera essenza della musica come forma d’arte libera e istintiva.

Il primo singolo,“La canzone che nessuno canterà”, arriva dopo “Non siamo Jedi” e racconta la storia di due persone che trovano il loro percorso di guarigione in un rapporto apparentemente burrascoso e fragile.

Una canzone che nasce dall’esigenza di esaltare la normalità, con pregi e difetti, di un rapporto di coppia che si fa più stertto con una convivenza, attraverso un arrangiamento street-pop, con suoni veri, così come il resto dell’album.

“La canzone che nessuno canterà” è stata presentata al pubblico con un set minimale composto da un divano e cuffie, e gli invitati sono stati ripresi mentre ascoltavano il brano, catturando le loro reazioni ed espressioni genuine.

INTERVISTA
Ciao Valerio,
il tuo singolo, “La canzone che nessuno canterà”, è una dichiarazione d’amore dolcissima e molto particolare! Cosa rappresenta per te, per voi, questa canzone?

Ho scritto questa canzone il giorno in cui sono entrato nella casa in cui iniziavo a convivere con la mia ragazza.

La sera, quando è andata a dormire, sentivo il bisogno di esprimere la mia gratitudine nei confronti della nostra storia e del nostro percorso insieme. Strano, storto, per certe cose incomprensibile dall’esterno, ma indispensabile per me.

Ho sempre avuto estreme difficoltà a rimanere nei rapporti, e questo dipende dalla mia storia personale molto complicata, perciò rendermi conto di quello che stavamo realizzando mi è sembrato una sorta di piccola grande rivoluzione.

Il primo capitolo di questo amore è raccontato in “Non siamo Jedi” in cui racconti l’amore come accettazione profonda dell’altro, esattamente per come è. Ti è capitato di non sentirti “capito”?

Bella domanda. Sì, mi è capitato, ma in realtà penso sempre che sia una cosa che parta prima da noi stessi.

Per essere capaci di “vedere” davvero l’altro e accoglierlo, bisogna prima essere un po’ riusciti a guardarci dentro, conoscerci e accoglierci.

Per me è difficile perché ho avuto una storia personale incasinata fin da molto piccolo, però la strada penso di averla imboccata 🙂

È appena uscito il tuo primo disco,“Amatoriale”, che racchiude questi due primi singoli e altre sette tracce.
Vuoi raccontarcele?
  1. “Scusate il ritardo” è la prima traccia, quella con sfumature più punk-rock cantautorale, in cui affronto in maniera autoironica tematiche psicologiche che mi riguardano, come il narcisismo, l’attitudine a fuggire dalle responsabilità e il senso di inettitudine.
  2. “Qualsiasi cosa stai pensando” è un invito a non fuggire con la mente nel passato o nelle aspettative sul futuro, alla ricerca della salvezza o della perfezione, perché nella realtà non esiste niente di “perfetto”, ed è molto più bello accettare e osservare la realtà imperfetta, fatta di cose storte, uomini con difetti, fango, errori, esperienze e vite incontrollabili e mai prevedibili.
  3. “Gabriele” è un altro capitolo rock del disco, in cui ho messo la rabbia e la malinconia per un rapporto di affetto fraterno rovinato ormai dalle difficoltà della vita e dalle dipendenze.
  4. Con “Uomini del Duemila” sono stato premiato direttamente dalla Bandabardò con il “Premio Erriquez” perciò voglio citare direttamente loro: “…un delicato ottimismo ed una pacifica consapevolezza, l’aspirazione ad una umanità piena finalmente liberata dalla paura e dal conflitto generazionale su un tappeto sonoro popolare e sofisticato al tempo stesso.”
  5. In “Febbre Spagnola” ho voluto celebrare il punk, che mi ha cambiato la vita. È un genere di musica dalla quale ho imparato a non prendermi troppo sul serio, a prendere la vita con ironia, senza dare troppo peso alle apparenze, all’estetica e ai modelli preimpostati, ma anzi a rispettare ed ammirare la diversità.
  6. “Non siamo Jedi” dice che non siamo santi, non siamo attori di Hollywood. Parlare d’amore è difficile perché ci si scontra con modelli e ideali zuccherosi che spesso non hanno nulla a che vedere con la vita reale. L’amore perfetto per me è una bufala, esistono tanti amori completamente diversi l’uno dall’altro, tra individui altrettanto diversi, complicati e complessi, e questo mi sembra molto più interessante.
  7. In “Salutava sempre” racconto di una donna che conobbi in una casa di cura, che era descritta come completamente pazza. Nonostante esprimesse un grandissimo disagio era anche di compagnìa e spesso ti strappava un sorriso. Mi raccontarono che era stata una modella di successo negli anni 70-80, e che aveva subito abusi di ogni tipo, Quando è morta ho scritto questa canzone.
  8. “La canzone che nessuno canterà” l’ho scritta il giorno in cui sono entrato nella casa in cui iniziavo a convivere con la mia ragazza. La sera, quando è andata a dormire, sentivo il bisogno di esprimere la mia gratitudine nei confronti della nostra storia e del nostro percorso insieme. Strano, storto, per certe cose incomprensibile dall’esterno, ma indispensabile per me.
  9. “La vita intera” l’ho scritta quando è morta mia nonna. Nonostante il dolore, ho vissuto un periodo molto intenso e di grande riflessione, in cui mi sono commosso per il valore che la singola piccola vita di una ragazza, donna, madre, nonna di campagna può avere.
Quello che traspare dalle tue canzoni è la profonda sincerità e naturalezza nello scrivere, in un mondo musicale in cui generalmente si tende uniformare e a far diventare perfetto anche quello che non è…
Tu come la pensi in merito?

Per me è fondamentale creare qualcosa che possa rimanere un bel ricordo nel tempo. Avrei odiato risentire il mio album tra 10 anni e non riconoscere le nostre pennate sulle chitarre, o sentire la voce modificata dall’autotune.

Addirittura abbiamo mantenuto le risate alla fine e all’inizio di qualche pezzo.

Se cerchi una foto di un bel viaggio che hai fatto, vuoi effettivamente che rappresenti quel momento il più possibile fedelmente, non è che ti metti con photoshop a disegnarti muscoli finti o a cancellare le nuvole…non avrebbe senso.

Per te, cosa significa aver pubblicato questo album e, più in generale, fare musica?

Mi sono sempre sentito più a mio agio a scrivere canzoni che a parlare, perciò penso che senza la musica mi sentirei un po’ più “muto”.
Aver lanciato “Amatoriale” nel mondo, disponibile per qualsiasi orecchio interessato, mi fa sentire più vivo, più presente nel mondo.
In questo momento scalpito per salire su più palchi possibili con gli altri ragazzi per suonare le canzoni ovunque.

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