Home Interviste “Devi averne cura”: il diario notturno di Andrea Heros tra fragilità e autenticità – INTERVISTA

“Devi averne cura”: il diario notturno di Andrea Heros tra fragilità e autenticità – INTERVISTA

by Alessia Andreon
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Andrea Heros arriva al suo primo EP con un’urgenza chiara: fermare il tempo e dargli voce. “Devi averne cura”, in uscita il 17 aprile per RC Music, è un progetto profondamente autobiografico che attraversa le notti, le strade e le domande di un ventenne in bilico tra slancio e inquietudine.

Con “Devi averne cura”, Andrea Heros firma un esordio che suona come un diario notturno aperto tra le strade di Napoli, in cui la città non è solo uno sfondo, ma un vero e proprio interlocutore: ogni brano nasce da un luogo preciso e restituisce immagini vive, come conversazioni rubate fuori da un bar o pensieri che emergono camminando senza meta.

Al centro c’è la ricerca di verità nei testi, nel suono, nel modo di stare al mondo, che si traduce in una scrittura diretta, senza filtri, e in una scelta sonora altrettanto precisa: quella di tornare a una dimensione analogica, suonata, imperfetta ma autentica.

Tra riflessioni generazionali, senso di appartenenza e bisogno di distinguersi, Heros racconta il tempo dei vent’anni come una “breve festa impegnativa”, da vivere fino in fondo ma con consapevolezza.

Ne emerge un progetto che non vuole offrire risposte facili, quanto piuttosto aprire spazi di confronto con sé stessi e con gli altri, invitando ad ascoltare (e ascoltarsi) con più attenzione. In questa intervista ci racconta come nasce questo percorso e cosa significa, oggi, avere davvero cura delle cose.

INTERVISTA
Nel tuo EP “Devi averne cura”, quanto è stato importante il legame con Napoli e con i suoi luoghi notturni nel processo di scrittura?

Napoli è la radice del progetto, in questo ultimo periodo l’ho vissuta tanto di notte poiché di giorno la maggior parte del tempo l’ho passato in studio.

Il progetto è fortemente autobiografico: c’è stato un momento in cui hai avuto paura di esporti troppo come Andrea Heros?

In realtà forse il contrario, è stato un processo naturale che ho facilitato il più possibile, ci tengo tanto alla veridicità dei testi è il mio principale obbiettivo.

La frase “La vita è una breve festa impegnativa”attraversa tutto l’EP: cosa significa per te oggi, a vent’anni, convivere con questa consapevolezza?

Paradossalmente è soltanto un motivo in più per vivermi le cose a pieno, quasi “giocando” con quelli che sono gli obbiettivi e di conseguenza gli ostacoli che si trovano durante il percorso

“Niente di quest’epoca” sembra essere il manifesto del disco: ti senti davvero “fuori” da questa generazione o è più una presa di posizione consapevole?

“Niente di quest’epoca” è un po grido d’aiuto per chi sente di essere speciale in un tempo che spesso non premia e non da valore alla sensibilità

 Hai scelto una registrazione analogica e una forte centralità della band: quanto conta per te oggi tornare a un suono più “imperfetto ma vero” rispetto alla produzione digitale?

È la chiave del progetto, si lega al discorso della veridicità che per me è fondamentale anche nel sound

In brani come “Lavoro Lavoro” emerge una riflessione sul tempo, i social e le relazioni: pensi che la tua musica possa essere anche un invito concreto a rallentare e “avere cura” nella vita quotidiana?

Più che un invito a rallentare è un presupposto per fare delle riflessioni, a tratti anche per me stesso

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