Stare BENE stare MALE” è il nuovo singolo del cantante torinese FASE (https://pirames.lnk.to/StareBeneStareMale).
«Stare Bene Stare Male è l’urlo di chi non vuole più restare intrappolato nei rimpianti – dichiara FASE – È un pezzo che nasce dalle notti in cui ti senti perso e da quelle in cui ti senti invincibile: l’altalena continua tra cadere e rialzarsi, tra mandare a fare in culo il passato e stringere la vita fino a morderla. È la fotografia sincera delle mie contraddizioni, perché vivere davvero significa stare bene e stare male allo stesso tempo.»
Il brano è un racconto intenso e viscerale che racconta la contraddizione emotiva di chi vive tutto fino in fondo. Tra euforia e vuoto, desiderio e nostalgia, il pezzo esplora la tensione tra amore, rabbia e fragilità, con un linguaggio crudo e immagini forti. Su un beat fresco e malinconico, diventa la colonna sonora di notti insonni, abbracci che bruciano e sentimenti che non si possono contenere. È il manifesto di chi si perde e si ritrova tra corpo e mente, vivendo la verità più profonda: si può stare bene e stare male allo stesso tempo.
Fase: Intervista
1. “Stare BENE stare MALE” è un brano che racconta le contraddizioni dell’animo umano. In che momento della tua vita è nato e cosa ti ha spinto a trasformare questa altalena emotiva in musica?
È nato in un momento in cui mi sentivo sospeso. Avevo bisogno di mettere in musica quella sensazione di stare in equilibrio tra luce e buio, tra il voler stare bene e il non riuscirci davvero. È un brano che nasce da un’urgenza personale: raccontare il conflitto interiore di chi non si sente mai “nel posto giusto”, ma continua comunque a cercarlo. Scriverlo mi ha aiutato a fare pace con le mie fragilità, e a capire che a volte stare male è solo un altro modo di stare vivi.
2. Nel tuo podcast “Buonavita” dai spazio a storie vere e spesso invisibili, come quelle del mondo drag. Quanto conta per te raccontare il vissuto degli altri attraverso la tua musica e i tuoi progetti?
Conta tantissimo. Io credo che la musica e le storie servano per dare voce a chi non ce l’ha o non viene ascoltato abbastanza. Il podcast nasce proprio da questa esigenza: non raccontare solo la mia storia, ma dare spazio a chi ogni giorno lotta per essere sé stesso. Le storie drag, ad esempio, sono piene di verità, coraggio, dolore e ironia tutto ciò che rende la vita vera. Mi piace pensare che “Buonavita” sia un piccolo spazio di libertà, dove si può essere autentici senza filtri.
3. Hai definito “Stare BENE stare MALE” un manifesto. Cosa significa oggi, per te, scrivere un manifesto musicale? E cosa vuoi lasciare a chi ascolta?
Per me un manifesto non è una bandiera, ma un abbraccio. È dire: “non sei solo se ti senti così”. “Stare BENE stare MALE” è un manifesto perché rappresenta un’intera generazione che si sente costantemente in bilico, sotto pressione, ma non smette di cercare il proprio equilibrio.
Quello che voglio lasciare a chi ascolta è la libertà di sentirsi fragile senza vergogna, e la forza di continuare comunque a cercare la propria versione migliore.
4. Da Fase39 al tuo progetto solista: quanto ti ha cambiato questo passaggio e quali sono le “fasi” che più hanno segnato la tua crescita artistica ed emotiva?
Mi ha cambiato tanto, perché mi ha costretto a guardarmi dentro. Quando sei in una band condividi le decisioni, le emozioni, anche le paure. Quando resti da solo, invece, ti rendi conto di quanto pesano i tuoi silenzi e le tue scelte.
Le “fasi” più importanti sono state due: la perdita e la rinascita. Ho perso persone, certezze e punti di riferimento, ma ho ritrovato la mia voce. Il progetto solista nasce da lì: dal bisogno di essere vero, anche quando fa male.
5. Il bar “Buona Vita” è diventato il cuore del tuo podcast. Quanto è importante per te il legame con i luoghi reali, concreti, nella costruzione della tua identità artistica?
È fondamentale! Io ho sempre avuto bisogno di partire da un posto reale per raccontare qualcosa di emotivo. Il Bar Buona Vita è diventato un simbolo di incontro, di normalità, di provincia. È quel tipo di posto dove puoi trovare un frammento di verità anche solo ascoltando le persone parlare. Lì nascono storie, idee, canzoni. Mi ricorda che la musica non è solo palco o streaming, ma persone vere, vissuti veri, bicchieri mezzi pieni e cuori mezzi rotti.
