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Ugo Crepa si sente “Grande, non ancora” – INTERVISTA

by Alessia Andreon
Grande non ancora Cover

Ugo Crepa ci racconta il suo primo album “Grande, non ancora”, uscito a metà maggio su tutte le piattaforme digitali per Futura Dischi, distribuito da peermusic ITALY. 

Un concept che racconta i cambiamenti avvenuti nella vita del cantante quando si è trasferito a Milano, imparando a contare sulle sue forze in una grande città. Un’esperienza di crescita, che lo ha catapultato nella vita adulta, un po’ suo malgrado.

Tra una delusione e una soddisfazione ci si adatta alla nuova vita, fatta di responsabilità e di nuove consapevolezze, pur continuando a sentirsi “piccolo”.

In questo senso “Grande, non ancora” riguarda tutti noi, che cerchiamo di rimanere fedeli a noi stessi, nei mutamenti che la vita ci presenta.

Numerosi featuring arricchiscono il progetto con sfumature e sensibilità diverse, nate da incontri estemporanei e inaspettati, come quello con DJ Craim, storico esponente della scena hip hop italiana, conosciuto da Ugo durante un live dei Cor Veleno, e Willie Peyote, rapper e cantautore torinese che ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo con il brano “Grazie ma no grazie”.

In “Tasche tue”, canzone manifesto dell’album di Ugo Creapa, ci sono, inoltre, Gli Eugenio in Via Di Gioia.

Non poteva, infine, mancare Luigi Calmo, amico fraterno di Ugo, che si è trasferito a Milano da Napoli con lui per seguire il sogno della musica.

Di seguito la nostra intervista a Ugo Crepa sul suo “Grande, non ancora”.

INTERVISTA

Ciao Ugo,

“Grande, non ancora” racconta il passaggio all’età adulta che, per te, è coincisa col trasferimento a Milano. Ti va di raccontarci qualcosa che ha particolarmente segnato quel periodo di cambiamenti?

Ciao, sicuramente uno dei dettagli che è stato fondamentale per ‘cambiare’ è stata la forza del gruppo.

Ci siamo trasferiti in 5 su a Milano e a momenti è come se nulla fosse diverso da prima.

La collaborazione con DJ Craim su “Capello grigio” è nata da un incontro al live dei Cor Veleno. Cosa ti attrae della scena rap romana, dato che lui fa parte del progetto Kaos e Colle Der Fomento?

La scena romana è stata di fondamentale importanza (penso a quelli da te citati, o dai Cor Veleno) sia per me che per quello che questa cosa è diventata oggi.

Mi lega un linguaggio lontano dal rap campano ma comunque più vicino rispetto al nord Italia.

Il rap romano a tratti è speculare con quello che mi ha cresciuto, ovvero la scena partenopea.

In “Salsa teriyaki” e “Tasche tue”, invece, troviamo due collaborazioni torinesi, la prima con Willie Peyote e la seconda con gli Eugenio In Via Di Gioia. Come trovi la scena torinese?

Giuro che non ci avevo pensato prima, scherzando ho pensato mancassero solo i Subsonica, ahahha.

La conosco poco a dire il vero, so che c’è un gran fermento per quel che riguarda la musica elettronica, conosco bene il rap di quella città (Ensi, i Onemic all’epoca, Peyote appunto) ma non mi appartiene come altre. È sicuramente un polo importante per ciò che è stato e ciò che sarà. (Fil, ad esempio è di Torino, ed è un fenomeno.)

Ti piace fare incursioni anche in altri generi?

È di fondamentale importanza per me, che in tutta onestà credo neanche di averlo, in maniera estremamente definita intendo.

Faccio ciò che credo sia necessario per esprimermi.

Per questo album hai anche coinvolto alcune persone molto vicine come Calmo in “A dirla tutta” e Foolviho (Fulvio Caprioli). Quanto è stato importante aver mantenuto dei punti di riferimento come loro in un momento come quello che descrivi, in cui alcuni rapporti si sono evoluti o chiusi?

Il motivo per cui questo disco suona ‘mio’ è perché è il ‘nostro’.

Io sono innamorato delle persone che mi circondano, sono un continuo stimolo alla vita, non solo per ciò che concerne la musica; mi sento fortunato.

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