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Piero Pelù fa tremare il palco del Hiroshima Mon Amour di Torino

by Dalila Giglio
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E “Giubileo del Rock” fu. Un Giubileo laico, s’intende, sebbene suggellato dal simbolico “atto di purificazione” collettiva ossequiosamente osservato dal pubblico, inginocchiatosi durante l’esecuzione de El Diablo, come richiesto dall’assoluto protagonista della serata, alias Piero Pelù, che ieri sera ha fatto tremare il palco dell’Hiroshima Mon Amour di Torino, ove ha portato in scena il suo “Ritorno del Diablo Tour 2025”.

Uno spettacolo sold out, col quale il rocker fiorentino ha voluto rendere omaggio ai 40 anni di “Desaparecido” ai 35 di “El Diablo” e ai 30 di “Spirito”, ovvero ad alcuni degli album più amati dei Litfiba, nonché ai 25 anni del suo primo album da solista, “Né buoni né cattivi” (2000).

Ad accompagnarlo sul palco, in questa avventura celebrativa, sono stati i “Bandidos”, ovvero Amudi Safa alla chitarra, Luca Martelli alla batteria, Max Gelsi al basso ma, soprattutto, Antonio Aiazzi -lo storico tastierista dei Litfiba, che si è unito al gruppo per suonare i pezzi del repertorio del gruppo toscano.

Lo spettacolo -che peraltro è iniziato poco dopo l’elezione del nuovo Pontefice -al quale l’istrionico frontman ha fatto anche un breve cenno-, si è aperto con tre pezzi dei Litfiba ad alto impatto sonoro, quali Lo Spettacolo, Eroi nel vento e La preda: un inizio decisamente in salita, a cui è seguita una fase più “tranquilla” del live, in cui si sono susseguiti canzoni di Pelù solista e dei Litfiba, tra cui Il Volo (dedicata ai musicisti che hanno militato nella rockband fiorentina e che oggi non ci sono più), No Frontiere, Istanbul e Io ci sarò. L’alternanza tra i brani -fra i quali figurano anche tre canzoni dell’ultimo lavoro discografico di Pelù solista, Deserti– è proseguita sino alla fine del concerto, che si è chiuso in salita così come si era aperto, con pezzi storici come Proibito, Gioconda e Tziganata, culminando in “Bella ciao”, cantata a cappella col pubblico dopo i saluti.

Un concerto con la C maiuscola, magistralmente suonato e cantato e reso ancora più intimo da una location raccolta, nella quale la vicinanza tra gli artisti e il pubblico è stata vissuta in maniera molto sentita. Tanto lo spazio dedicato ai temi sociali e civili: la pace, l’antimilitarismo, la Resistenza, il rispetto della donna, la mescolanza tra i popoli e il diritto alla parità e alla dignità per tutti gli esseri umani, sono temi che stanno profondamente a cuore a Pelù, che non manca mai di dedicargli del tempo, delle parole e dei gesti durante le sue performance.

Per chi ancora cerca della buona musica, cantata e suonata dal vivo, magari anche non inglese e soprattutto, per chi ancora crede che il rock non sia un “genere morto e sepolto”, Piero Pelù, con la sua voce unica, il suo carisma, la sua presenza scenica e la sua energia vitale (in barba all’acufene e alle cuffie che è costretto a indossare a causa dello stesso) resta una garanzia e una solida certezza.

Alla prossima e… Lacio drom!

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