“Be a Bear” è un orso bolognese che propone un “electro-Bear-pop”, caratterizzato da synth e sonorità anni ’80, ritmi tribali e cassa dritta. Dal 2015 incuriosisce pubblico e critica per essere stato il primo nella discografia italiana ad utilizzare l’iPhoneal 100% per comporre, registrare, mixare e quindi produrre per intero la propria musica.In questo senso, il cellulare è il suo studio di registrazione, oltre che uno dei suoi strumenti musicali. Ma non mancano le sperimentazioni con, ad esempio, strumenti giocattolo rubati alla propria figlia. I suoi videoclip lasciano il segno: quello del brano “About Links (feat. Grigio)” , diretto ed edito dal giovane videomaker bolognese Duccio Parisini, ha vinto il premio “Best Editing” (Miglior Montaggio) – categoria music video – nel ‘Winter Edition 2019’ del festival giapponese “Top Indie Film Awards”. Abbiamo parlato con Be a Bear di questo e di tanto altro nell’intervista che potete leggere qui sotto.
L’intervista a Be a Bear
Ciao, ti conosciamo come un “electro-Bear-pop” ma chi è Be a Bear?
Eh, non si può dire, dai, è un segreto!
Perché usare una maschera da orso polare?
Nulla in questo progetto è stato deciso a tavolino, ho semplicemente seguito il mio istinto. Avevo bisogno di foto, all’inizio dell’avventura, e decisi di comprarne una, mi sembrava carina e simpatica come cosa…da allora non me la sono più tolta! Anche se è davvero scomoda, non vedi nulla e fa un caldo tremendo!
Ci racconteresti come nasce l’idea di fare musica con l’iPhone?
La scelta dell’iPhone deriva semplicemente da una necessità: unire le tante idee al pochissimo tempo disponibile. Non sono un nerd o un fissato della tecnologia. Ognuno di noi ha un cellulare in tasca, ecco, io lo uso nei momenti “morti” per farci della musica. E alla fine ne sono usciti 2 album e 2 ep! Credo sia interessante come cosa, basta avere delle idee, della fantasia, del gusto, conoscere un pò di musica, che, anche con poco, con un iPhone, si può fare tanta bella musica.

Quanto è cambiato per te dai tempi di “Push-e-Bah”, il tuo primo disco?
A livello musicale direi nulla se non il voler osare di più, sperimentare altri strumenti come per esempio l’utilizzo di giocattoli…rubati a mia figlia! Per il resto sempre meno tempo…
Nel 2019 invece hai pubblicato “Martin Doesn’t Agree”, un ep molto interessante. Come nacque a livello compositivo?
È un ep che piace molto anche a me. Vi confesso che in realtà quasi tutte le canzoni le avevo già composte prima ancora, agli albori di Be a Bear. Mi meraviglio ancora di quello che ho fatto!
I tuoi videoclip sono stati premiati ovunque, persino in Giappone. Com’è stato ricevere la notizia?
È spettacolare, quasi assurdo. Pensa che io abito a Loiano, un piccolo paese sull’Appennino bolognese e pensare che il mio video è stato premiato a Tokyo, la più grande megalopoli al mondo, mi fa sentire grande ed importante. Sono molto contento.
In relazione a questo però ci sono anche novità dagli USA, giusto?
Vero, ma non posso ancora spoilerare… Già lo scorso anno ero arrivato in finale in un festival fighissimo a Reno (Nevada) a cui ero stato pure invitato, con albergo 5 stelle, pass per i vari party e tutto pagato per l’intera durata. Purtroppo non sono riuscito ad andare…
È vero che tra gli strumenti dei tuoi brani qualche volta hai inserito anche dei giocattoli?
Esatto, come avevo detto prima, rubati a mia figlia! Anche lei ogni tanto ci gioca/li suona ed è bellissimo.
Quali sono i prossimi progetti di Be a Bear?
Una roba fighissima, un disco di remix di miei pezzi, fatti da vari dj e producer! Alcuni addirittura internazionali!

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