Mondi Sommersi dei Litfiba è il vinile della settimana

Era il 1997 quando venne pubblicato Mondi Sommersi, il penultimo album dei Litfiba prima della separazione tra Piero e Ghigo. Io avevo solamente tre anni ma già un’anima fortemente rock n’ roll, tanto da aver già ascoltato e imparato passivamente tutti i loro lavori precedenti. Ricordo che a casa, in bella vista c’erano tutti i cd dei Litfiba e quello che mi piaceva di più era proprio Mondi Sommersi. La mia simpatia è nata sin da subito con la copertina, un bimbo poco più piccolo di me avvolto in una fascia rossa tibetana; lo sguardo verso il vuoto o forse verso qualcosa che a noi ascoltatori non era possibile vedere, colori freddi che andavano ad esplicitarsi sulla pelle del bambino. C’era qualcosa di cupo, a tratti avevo anche paura e lo nascondevo dietro qualche oggetto in giro per casa.
Insomma come si è potuto capire i Litfiba sono il gruppo della mia infanzia e dei miei ricordi.

Pochi giorni fa, spulciando tra le news musicali notai subito qualcosa di familiare… cosa? Un bambino che nella mia immaginazione era cresciuto insieme a me pur restando immutato. Era la nuova edizione Mondi Sommersi.

“Mondi sommersi Legacy Edition, riedizione dell’album dei Litfiba. Saranno 3 i formati in cui verrà pubblicato: vinile nero, vinile blu e triplo CD in cui saranno presenti i brani suonati nel live di Torino il 30/05/1997”

Non potevo farmelo scappare, però avendo coltivato nel tempo l’amore per i vinili – come la mia collega, autrice di questa rubrica – ho optato per il vinile blu edition.
Ripeto il solito rito vintage dell’alzata della testina del giradischi.

Casa vuota, un silenzio che mi urlava addosso di mettere su un po’ di musica. E con la freddezza di un soldato nell’attimo prima di sparare, estraggo con cautela il vinile di un prorompente blu con al centro le infinite mille bolle. I ricordi riaffiorano subito.
Un disco legato all’acqua ma io questa sera non avevo voglia di acqua, così dalla mia più cara scorta di bottiglie realizzata appositamente per la solitudine, presi quella dell’Espolon.
Abbassata la testina e il divano che aspettava solo me, mando giù i primi sorsi di tequila.

Quasi sbagliata la scelta di accomodarmi sul divano. La prima traccia che gira è Ritmo, impossibile non alzarsi e cominciare a muoversi. Ho sempre odiato ballare, non ho mai frequentato discoteche, né tantomeno quegli stupidi balli di gruppo, ma ora, in segreto sulle note di Ritmo, non so resistere. Eccomi in piedi, bicchiere in mano, capelli che volano da una parte all’altra, i fianchi che lentamente seguono un ritmo che sale, che fa bene e che ti porta fino al cielo. Le mie braccia pian piano imitavano le tanto famose movenze di Piero Pelù. Rido, sono fottutamente brava nell’imitarlo.
Giuro, non è colpa della Tequila! Ma è pura magia litfibiana!

Il mio spirito animale viene a calmarsi con la seconda traccia Imparerò, con affanno – non sono la tipa più sportiva del mondo, preferisco osservare e meditare, “allo sport ho sempre preferito la psicoanalisi” è una delle mie massime e questo brano non ci si allontana molto – mi siedo nuovamente sullo spazioso divano.
È l’ora dell’analisi introspettiva, è l’ora in cui i problemi e gli sbagli vengono a galla. Imparerò, è dal ’97 che canto a squarciagola “Imparerò” ma qui sembra continuamente di non aver mai imparato nulla. Invece questa sera c’era qualcosa di diverso, i miei errori erano più limpidi e dentro me avevano segnato la strada per imparare a non ripeterli. Impara Beatrice, impara e non cadere negli stessi errori che oramai ti porti dietro da tre anni. Prendo coraggio e insieme all’esplosione del brano mi guardo dritta allo specchio e con convinzione seguo il ritornello “Impara! Impara! Sì che imparo!”

Senza aver tempo di ritornare alla realtà, ancora intrappolata nella seduta terapeutica, mi ritrovo catapultata nella ammaliante Regina di Cuori: un must degli anni Novanta. Un altro sorso della tequila Espolon, sculettando e camminando passo dopo passo divento una regina di cuori, nel mio caso una regina di cuori che tutti voglio ma che nessuno se la piglia. Non eravamo mai stati abituati ad un testo del genere, così esplicito sull’amore. Sembra cadere a pennello, la domanda che ultimamente rimbomba nella mia testa: “m’ami non m’ami ma m’ami?” uno scioglilingua che fa perdere anche la cognizione di cosa si stia dicendo, figuriamoci di quello che si prova.

mondi sommersi

Il disco continua a girare, distesa, gambe poggiate al muro mi godo Goccia a Goccia, un lento riff che fluisce lentamente riempiendo tutta la stanza. E se avevo appena ritrovato me stessa con Imparerò, qui l’acqua è arrivata come uno tsunami distruggendo le mie sicurezze per portarmi alla ricerca di qualcosa di nuovo; un sub romantico alla ricerca del suo Mondo Sommerso.
Questo Mondo sembra essere ancora più vicino con Si può, un pianeta tutto mio, libero e anticonformista. Si può era la canzone che mi ha accompagnato nelle giornate impegnative, dai lunedì cupi, tristi e pieni di restrizioni ai venerdì in cui non si vedeva la luce del weekend in fondo al tunnel. Si può è la canzone del coraggio. Non un coraggio qualsiasi ma il coraggio del cambiamento. Quanto cazzo è difficile cambiare… ma cambiando si arriva a un mondo emerso.

Silenzio, il disco gira a vuoto, metto da parte la mia immensa pigrizia che mi ha imprigionata sul divano e cambio disco per continuare questa immersione.
Ritrovo Ritmo2# e quella voglia di ballare, ne approfitto per bere l’ultimo goccio di Espolon nel bicchiere e torno a surfare sull’onda del ritmo. Questa volta più graffiante rispetto alla sua omonima. Ho sete di ritmo, riempio nuovamente il mio bicchiere mentre la voce di Pelù come un eco inizia a cantare la loro L’Esercito delle Forchette fino a finire nella chitarra di Ghigo che ora sembra riprendere importanza rispetto alla prima parte del disco.
La rilevanza del suono continua in Sparami, forse la canzone più cupa dell’intero lavoro ma quella che più si avvicina ai precedenti Litfiba. La chitarra diventa straziante quasi a ricordare il dolore dei proiettili a cui io colpo su colpo risponderò.
La prossima era per me la canzone dell’epifania, il ritorno alla realtà: la magia di Mondi Sommersi stava per finire. Apri le Tue Porte è la terz’ultima traccia dell’album. Differentemente dalle altre tracce la voce di Piero Pelù viene a farsi calda e sensuale… sexy, fottutamente rock n’ roll. Avete presente il detto “Il diavolo quando ti accarezza vuole l’anima”? Beh Piero qui è il diavolo e con la sua voce ti accarezza e prende l’anima.
Sullo sfumare di Apri le tue porte prende piede la nevrotica Dottor M. Una chitarra che ottiene subito il controllo con le sue distorsioni; il pezzo più punk dell’album che però si ricollega con il sound elettronico di Ritmo 2#. Il giusto suono per uno scienziato pazzo che cerca di riportare l’essere umano alla sua natura cercando di annullare tutti gli errori umani fatti in passato.

Anche il secondo bicchiere se ne va, questa volta sulle note dell’ultima traccia In Fondo Alla Boccia. Non poteva andare diversamente. Inizio con la goccia e poi mi ritrovo in fondo al bicchiere. Una sonorità sfocata che rispecchia perfettamente il testo. Canzone del tutto sottovalutata, quello che quasi nessuno capisce è che è una vera rappresentazione di una sbronza, non c’è spazio per l’immaginazione; tutto ciò che il brano vuole esprimere è cantato e suonato.

Tutto finisce come è iniziato: l’onda.
Dall’onda del mare Ritmo vengo portata a riva dalla violenta onda della sbronza.

Que Onda!

Beatrice

Studentessa di Architettura. Puoi trovarla a qualsiasi concerto o festival
in programma in tutto il mondo. Combatte ogni giorno il panico. La pecora
nera della famiglia.

2018-10-06T19:34:58+00:00 6 Ottobre 2018|I Discopatici: malati di vinile, News, Rubriche|0 Commenti