Mombao: non solo una band ma un progetto trasversale

di Paola Pagni

Un nuovo capitolo per l’atipico duo di Milano, i Mombao, formato da Damon Arabsolgar (Pashmak) e Anselmo Luisi (Le Luci Della Centrale Elettrica, ha collaborato anche con Selton, Giovanni Falzone, Virtuosi del Carso) già ben affermato nella scena underground.

Un singolo che ci porta al centro di un mondo dove convivono rock, elettronica e melodie tradizionali come in un rituale mistico capace di risvegliare sentimenti primordiali e sconosciuti, donandoci una personalissima versione di un canto popolare Yoruba Nigeriano, che difficilmente avremo mai potuto ascoltare altrimenti.

Le parole dei Mombao sul brano

Essaiere è un canto che è stato insegnato ad Anselmo durante un laboratorio di body percussion: quello che ci affascina di questo canto popolare è che può essere compreso da chiunque, anche se non si capisce il significato del testo.

Per questo motivo l’abbiamo preso “in prestito”, per filtrarlo attraverso la nostra interpretazione e il nostro gusto e per riproporre questo canto in un contesto completamente diverso.

Oltre ai synth e alla batteria, nella parte centrale ci sono i qraqreb suonati da Damon: sono delle grosse nacchere di ferro e sono un strumento tradizionale marocchino usato nella Gnawa, un tipo di musica originariamente eseguita nei rituali sufi con scopi spirituali e curativi.

Quando siamo stati in tour in Marocco abbiamo avuto la fortuna e l’onore di suonare assieme al Mahlehm Abdellah El Gourd ed alla comunità Gnawa di Tangeri; è stata un’esperienza che ci ha segnato profondamente, quindi usare in questa canzone i qraqreb (che sono stati proprio presi da loro a Tangeri) ci è sembrato un modo per omaggiare anche la loro musica e la loro comunità

Abbiamo scambiato qualche battuta con i Mombao, che ci hanno spiegato meglio il loro eclettico mondo.

Intervista

Essaiere è un canto popolare che voi avete deciso di portare nella vostra dimensione, che diversamente sarebbe rimasto pressochè sconosciuto: cosa vi ha colpito di questo canto per farvi prendere questa decisione?

L’aspetto affascinante dei canti popolari è che sono levigati da generazioni di passaggi orali in cui subiscono impercettibili e graduali modifiche e assestamenti, per cui questi canti hanno una forza tutta loro, dovuta al fatto che sono già stati provati da centinaia di persone per decine o magari centinaia di anni. In qualche modo arrivano ad una sintesi. “Essaiere” è esattamente uno di questi: ha una forza sua, parla quasi da sola, comunica significati ed immaginari senza che l’ascoltatore ne comprenda necessariamente il testo.

Quanto sono importanti gli strumenti musicali che usate per dare la giusta impronta al brano?

Gli strumenti più particolari sono i qraqreb, delle grosse nacchere di ferro usate nella musica gnawa che è un genere di musica suonato nei rituali di matrice sufi in Marocco. La scelta di usare i qraqreb tra le varie cose rappresenta per noi un omaggio alla gnawa e al maallem Abdellah El Gourd che abbiamo avuto l’onore di incontrare durante il nostro tour in Marocco e con cui abbiamo avuto l’onore di suonare. E’ stato un incontro fondamentale che ci ha insegnato il potere della trance e della ritualità nella musica.

Da dove arriva il vostro interesse per la matrice etnica della musica?

Parte della scelta nasce per caso: all’inizio cantavamo in lingue inventate, per cui non siamo mai stati legati ad una lingua precisa.. Il brano Emigrafe dal nostro primo EP ne è un esempio.

Poi sono state fondamentali le nostre esperienze in tour nei Balcani e in Marocco e l’incontro con le musiche di questi luoghi: musiche potenti e ancestrali, di radici antiche e grande forza evocativa.

Anche l’incontro con la compagnia Teatro Valdoca è stato segnante; durante i laboratori ai quali abbiamo partecipato ci venivano insegnati canti popolari da parti diverse del mondo, poi utilizzati durante i loro spettacoli.

A quel punto la scelta poi di prendere brani popolari e ricontestualizzarli è venuta quasi da sé, senza nemmeno invocarla.

Il modo di portare la vostra musica anche fisicamente davanti a un pubblico, segue una dinamica che ricorda quella di un rito tribale. Perché questa scelta?

La scelta nasce da una necessità interiore che abbiamo compreso suonando dal vivo in paesi diversi dal nostro. Eravamo in Marocco, ad Agadir, l’impianto era gigantesco e montato sul palco, verso di noi invece che verso il pubblico. Questo particolare ci ha fatto comprendere che la nostra modalità di fruizione musicale, per esempio frontale, sul palco, è solo una delle modalità possibili e ha delle conseguenze precise da un punto di vista performativo e di riflesso della società di cui è espressione.

Sentivamo la necessità di mischiarci al pubblico, di esprimere delle parti di noi liberamente senza i filtri della nostra individualità, di dare libero sfogo a tutto quello che stavamo imparando dal mondo del teatro e della performance, avevamo incominciato a prendere consapevolezza che Mombao poteva non essere solo una band musicale ma un progetto di più ampio respiro, trasversale, spirituale, performativo, teatrale, circolare, ipnotico, trans-territoriale, trans-genere…

Cerchiamo di intenderlo come uno strumento di ricerca e non di semplice esibizione, cerchiamo di non rendere la musica fine a se stessa ma come un mezzo per raggiungere altro, qualcosa di sottile, indescrivibile, come quando facendo tutt’altro, capisci qualcosa di importantissimo per il tuo percorso di crescita.

Come state quindi vivendo questo momento di assenza totale di condivisione fisica?

Come Mombao cerchiamo di reinventarci e di raccogliere le sfide di questo strano periodo.

L’anno scorso abbiamo fatto un concerto live sul videogioco survival Rust, la scorsa estate abbiamo riadattato tutto il set per suonare in strada dato che i festival erano stati cancellati, a dicembre abbiamo approfittato per andare in studio e registrare del materiale nuovo, adesso stiamo pensando ad un nuovo tipo di spettacolo dal vivo da integrare con visual interattivi

Avete pensato a come ripartire ? Ci sono progetti a breve a termine per Mombao?

C’è un po’ di carne al fuoco: a breve abbiamo in programma un altro singolo e un mini-documentario di Isacco Zanon che spiega meglio la nostra poetica e il senso del nostro fare musica.

A maggio inizieremo una residenza per Milano Mediterranea durante la quale organizzeremo concerti in strada nel quartiere del Giambellino, jam session assieme agli Addict Ameba e laboratori di canto e body percussion;

oltre a questo lavoreremo assieme al collettivo Kokoscha Revival e Stefano Roveda per implementare lo show con dei visual interattivi con la tecnologia Kinect: sarà un modo per adattare il live anche in un contesto distanziato.

E per fortuna quest’estate i concerti stanno ripartendo, per cui ci speriamo di vedervi in qualche festival in giro per l’Italia!

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