Diego Random: anche per lanciare i dadi ci vuole coraggio

di Paola Pagni

Diego Gervasio (Torino, 22/01/00 ), in arte Diego Random, è un artista della periferia torinese. Il suo stile multiforme ed eclettico è caratterizzato dalla centralità della scrittura nel processo creativo.

Da venerdì 23 aprile è disponibile tutte le piattaforme digitali “Aesthetic Chaos”, il nuovo EP di Diego Random.

Aesthetic Chaos è stato registrato, mixato e masterizzato presso il Souledge Recording Studio di Grugliasco (TO) di Dario Basile e interamente prodotto da DeadlyCombination.

La cover art è stata realizzata da Enrico Osella e le fotografie da Samuele Goglio. I videoclip ufficiali nascono da idee di Diego Random (Diego Gervasio) e vengono sviluppati insieme al videomaker SpakaFra (Francesco Rossetto), che si occupa anche delle riprese e del montaggio.

Il titolo rappresenta l’attitudine che ha avuto l’artista nel trasformare i suoi momenti di caos in qualcosa di estetico, traendone ispirazione per un riscatto personale e rendendoli quindi costruttivi attraverso l’arte, la musica e la scrittura.

È un progetto composto da 6 tracce che percorrono sound diversi e trovano il filo conduttore nei testi e nei concetti espressi.

Abbiamo scambiato qualche piacevole battuta con Diego Random, che ci ha raccontato del suo caos “evoluto” messo in musica in questo nuovo EP.

Intervista a Diego Random

Ciao Diego, sei appena uscito con il tuo nuovo EP, a distanza di circa due anni dal primo: come ti senti a riguardo?

Ora che ci penso sai che quasi sono quasi 3 anni? È uscito nell’estate del 2018. cavolo sai che anch’io pensavo 2?  Il 2020 praticamente è stato un salto temporale (ride)

Tutto questo tempo perché diciamo che prima non ne avevo la necessità, ho preferito farmi sentire con tanti singoli. Ora mi sento molto bene perché ascoltando il vecchio progetto e confrontandolo con questo nuovo, noto una crescita molto grande, sia artistica che musicale, che anche mia come persona.

I video abbinati a questi brani prendono spunto tutti da tue idee?

Molto spesso io quando scrivo mi immagino già alcune scene. Quando queste immagini mi piacciono prendono forma i video. Quelli usciti con questi singoli sono nati perché volevo dei video con significati nascosti e dettagli, che se li cogli capisci tutto il video, ma se anche non lo fai le immagini scorrono bene lo stesso.

Diego random è cambiato dal suo primo EP? In cosa?

Sicuramente sono ancora riconoscibile rispetto all’inizio, perché comunque ci sono diverse costanti nella mia musica, nei miei testi e nel mio approccio alle canzoni.

Il primo EP si chiamava nebbia, quindi era un viaggio che mi ero fatto in un caos totale, come quando nella nebbia non vedi ad un metro. Invece in questo Ep resta la componente caotica ma molto spesso prevale la componente estetica di bellezza e leggerezza. Per questa si chiama Eastethic Caos. Un po’ di nebbia è rimasto, ma è molto evoluta e controllata.

Per chi non ti conoscesse, come mai da Diego Gervasio hai deciso di chiamarti Diego Random?

Io in realtà nasco come Random, che è un nome che mi diedi alle medie, e lo sono rimasto fino all’anno scorso, quando poi è diventato poco gestibile il confronto mediatico con il mio collega omonimo.

Io ho iniziato a voler far rap che ero alle elementari, perché prima scrivevo le poesie, poi ho ascoltato il rap in radio ed ho pensato che in pratica era come leggere poesie a tempo di musica.

E visto che sono sempre stato incuriosito dalla causalità, ho pensato di chiamarmi Random.

Lanciare il dado per me però non vuol dire “come va va”, anzi: sei tu che vuoi fare la tua scelta fidandoti comunque del destino. Per lanciare i dadi bisogna avere il coraggio di farlo.

Stai pensando a portare live questo lavoro?

Tutte le mie canzoni nascono pensando di poterle fare live, è un aspetto a cui tengo molto da sempre. Secondo me se non sai fare le canzoni dal vivo e se non spacchi dal vivo non sei bravo.

Adesso forse è un po’ presto per parlarne ma sicuramente qualcosa live verrà fuori.

Se dovessi consigliarmi da quale brano iniziare ad ascoltare il tuo Ep per capire cosa aspettarmi?

Il primo pezzo. Sono stato sveglio la notte per decidere la tracklist e sono super soddisfatto perché così scorre molte bene. Il primo pezzo, gennaio, che è appunto anche il primo mese dell’anno, è un’ottima infarinatura generale per potersi già catapultare all’interno dell’EP, a patto che poi si senta tutto il resto ovviamente (ride)

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