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Intervista al Maestro Pellegrini, il fratello minore degli Zen Circus

by Leslie Fadlon
maestro pellegrini

È uscito a San Valentino il primo brano del Maestro Pellegrini, ‘’BOXE’’.  Noi fan dell’indie rock nostrano lo abbiamo conosciuto sui palchi, al fianco prima di Motta con i Criminal Jokers e poi di Appino con gli Zen Circus. Oggi inizia la sua carriera da solista, con un brano, alla regia del cui video ha lavorato Valentina Cipriani. E ‘’Boxe’’ è stato definito dal Maestro Pellegrini ‘’non il mio primo singolo ma uno dei colori che compongono il mio primo disco. Nasce da un lungo percorso di analisi personale durante il quale ho frugato tra le mie paure, le mie insicurezze. Il brano parla di una coppia che, travolta dalla passione iniziale, è convinta che questo sentimento non possa mai finire. Pone l’interrogativo sul fatto se possa esistere qualcosa di infinito o meno. Il testo è un acquerello di un momento felice, dipinto anche in modo ironico. È un inno a vivere ogni momento per ingannare la natura e tutto ciò che è più forte di noi”. Leslie Fadlon lo ha intervistato per voi.

L’intervista al Maestro Pellegrini

Benvenuto Maestro! ‘’Boxe’’ è uscito il 14 febbraio scorso: come nasce?

Boxe è una delle prime canzoni che ho scritto e che andranno a comporre il mio primo lavoro solista che uscirà presto anche un po’ a sorpresa. Ogni canzone ha dentro un pezzetto importante della mia vita, della mia strada, questo brano parla di una relazione particolare con una persona alla quale sono molto legato ma anche del timore, insito in ogni storia d’amore, che tutto possa improvvisamente finire per eventi e cause più forti di noi. A volte ci scordiamo che alcune cose, la Natura per esempio, sono molto più potenti della nostra volontà individuale. Spesso pensiamo di poter controllare tutto quello che succede, a mio parere non è così.

Il videoclip, molto bello, vede alla regia Valentina Cipriani; com’è arrivato questo connubio artistico?

Io e Valentina ci conosciamo da tempo, per me è una grandissima fotografa e videomaker perché riesce davvero a catturare ciò che è intangibile, a fissare le emozioni del soggetto. Volevo un video che fosse evocativo, sincero, che trasmettesse amore e inquietudine; volevo sentirmi completamente a mio agio ed ero sicuro che lei fosse la persona più adatta a questo sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista personale, vista l’amicizia che ci lega.

E che tipo di idea si cela dietro questo nuovo progetto da solista?

L’idea è quella di mettermi a nudo raccontando la mia vita attraverso i testi delle canzoni, credo che cantare debba essere una necessità e per me lo è diventata dopo un periodo particolare della mia vita. Ho sempre scritto parole e musica e un paio d’anni fa ho deciso di cominciare fare sul serio. Raccontare se stessi agli altri è un mezzo potente di autoanalisi e riflessione che a me è servito per crescere e capirmi meglio, ne ho avuto bisogno.

Aspettiamo quindi il tuo primo disco: cosa lo comporrà? E come è stato il suo processo compositivo?

Ogni brano è stato composto da me al pianoforte durante due anni nei quali ho vissuto in una casa a Livorno di proprietà di Paolo Virzì, un posto molto bello che mi ha aiutato a guardarmi dentro, con calma, in profondità. La produzione artistica si è sviluppata in parallelo ed è stata curata da me ed Andrea Pachetti del “360 music factory studio”, è stato un lavoro lunghissimo che alla fine, dopo tanta fatica, ha portato ad un risultato di cui vado molto fiero. Ringrazio tutti i musicisti che hanno partecipato alle registrazioni. Il mio primo disco si comporrà di 9 tracce come nove sono le sinfonie di Beethoven e il Maestro non si supera J   ci saranno degli ospiti, anzi, dei veri e propri feat, ma per adesso non posso anticipare altro. 

maestro pellegrini copertina boxe

Sei stato nei Criminal Jokers con Francesco Motta: come iniziò quell’avventura?

Io e Francesco ci siamo conosciuti una decina d’anni fa in una scuola di musica a Pisa dove io frequentavo il corso di contrabbasso e lui quello di pianoforte, il suo insegnante era mio padre. Per quasi dieci anni abbiamo condiviso davvero tanto, compresi un paio di  mesi circa nei quali abbiamo vissuto a Dublino suonando per strada come busker. È facile conoscere persone che suonano e amano la musica ma è difficile incontrare quelle che voglio davvero farne la propria vita, noi lo volevamo e questo ci accumunava molto. Poi ognuno a preso la sua strada perché per trovare sé stessi a volte bisogna perdere tutto. Con noi c’era Simone Bettin che ha poi fondato anche lui il suo progetto solista “Campos” personalità da non sottovalutare la sua.

Hai suonato su tantissimi palchi poi, con Nada, con Andrea Appino e i suoi Zen Circus. Quanto hai imparato da queste esperienze? Hai degli aneddoti da raccontarci?

La musica è una disciplina nel senso che per imparare bisogna praticare non basta studiare per qualche anno perché si apprende continuamente, facendo. L’esibizione live è certamente uno degli aspetti più belli ma anche più difficili per un musicista perché ci sono un sacco di fattori da tenere sotto controllo per potersi esibire al meglio ed è, allo stesso tempo, la linfa vitale che nutre la passione, per questo ho cercato di suonare il più possibile in questi anni ed ogni storia è stata importante. Comporre e produrre un disco è stata invece un’esperienza nuova che mi ha cambiato molto.

Com’è essere diventato il quarto Zen?

Io sono il fratello minore degli Zen Circus che sono davvero una parte importante della mia strana famiglia, con loro sono cresciuto e li ringrazio per la fiducia che hanno sempre dimostrato nei miei confronti e per la comprensione con la quale hanno accolto la forte esigenza di mettermi a nudo. È davvero un onore far parte di una band importante che stimo da molti anni.

L’anno scorso sei andato anche a Sanremo. Quest’anno hai seguito il Festival? Se sì, quali sono state le tue impressioni?

Andare a San Remo è stata per me un’esperienza fortissima, non credete a chi vi dice che il palco dell’Ariston è un palco come tanti altri, quando ci sale sopra per qui pochi minuti in cui hai le telecamere puntate e ti senti addosso gli occhi di milioni di spettatori è diverso, fidatevi. Per questo l’opportunità di partecipare con gli Zen mi ha fatto vedere il Festival sotto un altro aspetto, di questa ultima edizione ho apprezzato la vittoria di Diodato ed in generale le premiazioni mi sono sembrate abbastanza adeguate, non ho seguito tutta la manifestazione che, non solo a mio avviso, è stata strutturata con puntate troppo lunghe, a volte interminabili.

Quali sono i prossimi progetti del Maestro Pellegrini?

Far uscire il mio disco e suonarlo dal vivo con la band nei festival estivi, non vedo l’ora.

E per chiudere, ci racconti come hai acquisito il ‘’titolo’’?

AHAHAHAH è una storia lunga ma anche divertente: Nel 2011 ho iniziato a studiare il fagotto al Conservatorio e durante il tour di Grande raccordo animale suonavo spesso questo strumento in camerino per esercitarmi così Appino cominciò ironicamente a chiamarmi Maestro proprio per la dedizione che mostravo. Oggi sto concludendo il mio percorso di studi e chissà che il prossimo anno non dobbiate chiamarmi Maestro davvero J

BIO – Chi è il Maestro Pellegrini

Francesco Pellegrini, in arte Maestro Pellegrini, è un musicista e poli strumentista. Inizia la sua carriera con i pisani Criminal Jokers, insieme a Francesco Motta. Ha suonato con Nada come chitarrista, fagottista, voce e cori, ed ha registrato ed accompagnato dal vivo Andrea Appino (Zen Circus) per il suo secondo disco “Grande Raccordo Animale”. Ha inoltre inciso e collaborato dal vivo con diversi altri artisti quali Enrico Gabrielli, Bobo Rondelli, Motta, Dardust, Il Pan del Diavolo. Attualmente suona in pianta stabile con gli Zen Circus con i quali, dal 2016, ha partecipato a due edizioni del Primo Maggio Roma ed all’edizione del 2019 del Festival di Sanremo nella categoria Big.

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