La rock band pisana, capitanata da sir Andrea Appino, ha rilasciato stanotte –23 aprile 2019 – un nuovo singolo: Canta che ti passa. Un regalo di Pasqua in tutta la sua potenza e il suo spessore, che riesce a non deludere mai le aspettative

Reduci da un successo strepitoso dopo la partecipazione all’ultima edizione del Festival di Sanremo, con il brano “L’Amore è una dittatura”, che li ha visti sfidare i timori circa la loro deriva pop da parte dei neofiti dei primi tempi, calcare il palco più prestigioso d’Italia con una coreografia di sbandieratori, arginare i ritornelli tormentone presentando un brano senza ritornello e bollare l’Ariston con il loro marchio di fabbrica, quello del loro “rock- provocratico”. Il 12 aprile, per la loro unica data indoor a Bologna, hanno assaporato il gusto di un sold out in un palazzetto per festeggiare il decennale del loro primo brano di successo “Andate tutti affanculo”, omaggiato con la pubblicazione di un best- of “Vivi si muore: 1999- 2019”, diciannove brani che ripercorrono tutte le fasi di una band in continua e costante evoluzione.

E stanotte è arrivato il ventesimo brano: Canta che ti passa. Parlare di un nuovo album in arrivo è prematuro, dalla band e dai suoi canali non si hanno ancora notizie, ma di sicuro sappiamo che non mancheranno le occasioni per cantarlo insieme a loro in una delle loro tappe estive, a partire dal Concertone del Primo Maggio di Roma.

Ma andiamo al brano adesso.

Entro dentro a un negozio
Vendono sogni nel cassetto
Chiedo al commesso
Mi guarda storto e dice “Provi questa maglietta”
Non è la taglia
È la vita che mi va stretta!”

Per i fan più curiosi, queste prime note erano già disponibili sul canale Instagram degli Zen Circus. Un ingolosente inizio che lascia presagire il tema del brano, nella combo con il titolo, una insofferenza nei confronti della vita e di alcuni dei suoi dettami, ammorbidito da un “Canta che ti passa”. Ma a mezzanotte il resto è stato reso noto e, come diceva un saggio, il meglio deve ancora venire.

Poi nella testa penso “Certo, sono d’accordo
È per amare e riprodurci che siamo al mondo
Per stare bene tutti insieme
Senza rancore
E lavorare su noi stessi per migliorare”
(Hahaha)
Ma niente
Non ce la faccio
Mi dispiace, oggi mi state tutti sul cazzo
In realtà non siete voi
Ma sono io
Non c’entra niente il destino
Neanche Dio!

E allora sveglia!
Sono le 8
Fuori piove a dirotto
Alzo il cappuccio
Due sigarette mezze rotte dentro al giubbotto
Dei ragazzi sul viadotto si fan le foto
E un motorino con le frange
Quanti ricordi
Tipo mio padre con i baffi
I denti storti
La fantasia al potere
Il dare e avere
Ragionieri a steccare fumo a ricreazione
Riapro gli occhi
E allora corro senza pensare
Che non ho smesso di fumare
Ecco il fiatone
Qualcuno dice “Hai quarant’anni, non ti vergogni?”
Ed ha ragione
Odio la mia generazione

Mamma, cos’è successo?
Oggi la più grande paura è l’insuccesso
Io, che un poco ne ho avuto, lo posso dire
Non cambia niente
Ho sempre voglia di sparire
E di ridere da solo dentro a una stanza
La stessa dove non capivo la distanza
Fra un sogno che si avvera dentro questa realtà
Io che credevo stesse lì la felicità

Ma poi ti vedo passeggiare sul viale
Mi avvicino e penso che ti vorrei baciare
Ho sempre detto che l’amore non è reale
Ma poi mi viene da vomitare

A-A
A-A-A
A
Canta che ti passA A-A-A A
Questa bellissima inquietudine
Sei te
Sei te
Sei te

A-A
A-A-A
A
Canta che ti passA A-A-A A
Sorella della solitudine

Canta che poi ti passa
La verità è che non mi basta
Lo voglio tutto questo dolore
Chè mi fa bene

A-A
A-A-A
A
Canta che ti passA A-A-A A
Questa bellissima inquietudine
Sei te
Sei te
Sei te

A-A
A-A-A
A
Canta che ti passA A-A-A A
Sorella della solitudine
Di te
Di me
Di te

Di noi”

Un brano coraggioso, l’ammissione della paura generazionale dell’insuccesso, i quarant’anni e la spasmodica necessità societarie di raggiungere dei risultati, il timore di fallire e deludere le aspettative di tutti. Ma poi una consapevolezza raggiunta in una stanza, la stessa dove si annulla la distanza fra un sogno che si avvera dentro questa realtà e la sensazione che lì si annidi la felicità.
La paura di poter fallire nasce dalla convinzione di essere inadeguati nelle relazioni e negli ambiti di affermazione personale, compromettendo in maniera determinante l’espressione di sé e la manifestazione dei propri bisogni e delle proprie esigenze. L’unico modo per ottenere successo e gratificazione è accettare il rischio di poter fallire, lasciando cadere la maschera sociale di perfezionismo ed intransigente eccellenza, e l’accettazione che tutto quel dolore serve, che ci fa bene. Canta che ti passa, e se non passa, diventa almeno più leggero.