Con eventi come questo e usando un lessico che serva alle persone per risvegliarsi e per continuare a credere nel cambiamento si possono smuovere le coscienze civiche”

La Rappresentante di Lista è innanzitutto un progetto di ricerca, nato con un punto di vista plurale femminile: una femmina che accoglie, che si prende cura, che ama. Le canzoni de La Rappresentante di Lista sono un unicum nel quale convivono scrittura, teatro e forma canzone: i loro versi sono frammenti di romanzi, i loro concerti sono spettacoli teatrali, la metrica dei loro versi scalcia violentemente fra un accordo e un altro, la sostanza musicale dei loro brani è brutalmente istintiva, ma più che consapevolmente rigorosa, a tal punto sfiora il rituale. L’energia che muove la ricerca della band prescinde dalla necessità di cristallizzare un genere e nella descrizione che gli stessi autori fanno della loro musica, definendola Queer, è già presente questa continua trasformazione.

Ciao ragazzi, avete trattato nell’ultimo album il tema della femminilità cosa pensate della scelta di far esibire poche artiste donne al concerto del primo maggio?
Veronica Lucchesi: È stato un argomento che ha preso fuoco in questi giorni ma è davvero difficile da sviscerare perchèé ci sono livelli di complessità molto profondi a cui si dovrebbe far fronte. Credo comunque che in un mondo utopico uno dovrebbe guardare sempre alla qualità, quindi bisognerebbe andare al di la del genere, cosa che noi abbiamo fatto dapprima nella scelta dei componenti della band, cerchiamo sempre con le braccia aperte verso la qualità.
Dario Mangiaracina: Un primo passaggio che potrebbe essere interessante è quello di considerare anche le artiste donne come artiste punto dato che non ho mai sentito parlare di cantautori o cantanti come cantanti uomini. Detto questo è vero che nella nostra società c’è un problema di genere sessuale, la musica è solo uno di questi aspetti in cui questo divario è più piccolo, se penso ai diritti delle lavoratrici quello delle musiciste è davvero una realtà molto più piccola di discriminazione.

Ma questo divario c’è comunque anche nella musica?
Veronica: Sì assolutamente. Mi sono capitate battute “simpatiche” mentre stavo mettendo a posto uno spettacolo, dirigendo a livello di regia, mi sono state mosse delle battutine del cazzo che non c’entravano nulla, io semplicemente ho risposto e su quello ci siamo confrontati e siamo andati; pero ci sono tante mie colleghe che fanno molta fatica.

Negli ultimi anni il mondo del lavoro è cambiato, non c’è più il posto fisso ed è aumentata la disoccupazione, come la vivete da musicisti questa precarietà?
Dario: La visione di questa realtà da musicista è molto diversa da quella che può essere di un lavoratore ordinario perché spesso chi si approccia al mondo della musica, prima di arrivare ad una fase alta della propria carriera deve attraversare veramente tanti ponti, all’inizio è un investimento in quale anche i diritti basi di ogni comune lavoratore in regola mancano.

Secondo voi come può la musica smuovere le coscienze delle istituzioni e far si che vi sia maggiore occupazione soprattuto per i giovani?
Dario: Con eventi come questo, usando un lessico che serva alle persone per risvegliarsi e per continuare a credere nel cambiamento.

Voi fate un genere musicale molto originale, in che ambito lo collochereste?
Veronica: Siamo una queer pop band, siamo molto liberi da questo punto di vista; una categoria addosso non ci ha mai aiutato. Abbiamo costantemente la necessità di andare oltre i limiti di genere.
Dario: Per questo ci sono i critici musicali.