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Con “ANANKE” Nicolò Carnesi ci porta tra gli déi dell’Olimpo

by Alessia Andreon
Opera senza titolo

“Ananke” è il nuovo album, dalle atmosfere sperimentali, del cantautore siciliano Nicolò Carnesi.

Un disco che prende il nome dalla figura della mitologia greca “Ananke”, dea del Destino e della Necessità, che rappresenta anche il fato ineluttabile.

L’impellenza dettata dal titolo si sviluppa in otto tracce che portano il nome di altrettanti personaggi della mitologia, a partire da “Orfeo”, primo singolo estratto dall’album di Carnesi.

“Ananke” rappresenta un limite invalicabile per l’essere umano, che nessuno dovrebbe sfidare se non per un valido motivo che è quello della ricerca, filosofica e musicale, intrapresa dal cantautore.

Nicolò Carnesi ci accompagna in un viaggio attraverso i secoli, proiettando l’ascoltatore in un futuro in cui la maestosità di una civiltà, come quella ellenica, che ci ha lasciato un immenso patrimonio culturale, ha ancora da insegnarci, attraverso la sua musica, a tratti distopica, fatta di scenari onirici e surreali, dove le emozioni, ormai frammentate, diventano sfumature sonore evanescenti.

Nell’album predominano le atmosfere notturne che racchiudono un’aspettativa e una speranza per i giorni futuri, incorniciati da sintetizzatori, chitarre fuzz e campionamenti di vinili, che danno voce alla narrazione. Un lavoro, quello dell’autore, che ha affrontato da solo ogni aspetto della produzione, in cui la musica prende il sopravvento sulla parola e ne spiega il senso.

L’ALBUM

In “Prometeo”, Carnesi ci mette in guardia dall’ ambivalenza della conoscenza e da un pericolo ancestrale e sempre attuale: “l’umano soffre, non impara dalla sorte”, così come il fuoco può illuminare ma anche distruggere.

“Orfeo” è l’artista che si inganna con la sua stessa arte, cercando di dare forma all’eterno, senza curarsi della caducità del tutto.

“Narciso” ci fa riflettere sull’importanza del giudizio altrui che ci fa illudere di essere liberi ma ci confina nell’impossibilità di vivere un’esistenza autentica: “Narcisi in fiore, conosciamo solo il nostro colore”.

Ad un tratto il suono si svuota di senso e compare l’”Eco”, che prende il sopravvento e fa della parola una sterile ripetizione infinita, priva di forza.

Il “Motel Olimpo” concretizza il mito, riportandolo nella vita reale, in cui gli dèi non sono più entità eterne e invincibili, ma si mostrano nella loro fragilità, che si realizza nelle costruzioni fatte di cemento che prendono il sopravvento sul momento di grazia.

“Zeus si arrabbia” canta la collera di Zeus con ritmi ciclici, come ad indicare che il re degli dei ha come sua caratteristica la più umana delle virtù: la collera.

“Amore e Psiche” rappresenta un amore che trae forza e senso solo nella lontananza dei due amanti e si spegne nel momento del disvelamento.

L’inevitabile quiete dopo la tempesta  impersonata in “Stavamo così bene sdraiati dentro l’uragano” da Zeus e Tifone conclude il disco lasciandoci a riflettere sull’umanità che pervade l’Olimpo.

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