Coez a Roma con l’apertura esplosiva di Faccio un casino Tour

di Luca.Ferri
Ieri il cantautore ha aperto nella sua città il tour estivo del suo ultimo lavoro autoprodotto con Niccolò Contessa.

Sarà che Roma è la sua città, sarà che, piaccia o meno, la sua musica è unica nel suo genere, sarà che abbraccia un target molto giovane ma ieri Coez ha riempito al massimo l’Ex Dogana di San Lorenzo.

Forse dire riempito è un eufemismo viste le centinaia di persone presenti ieri alla prima data del Faccio un casino Tour; un fiume di persone ha iniziato a confluire fin dalle 18:00, orario di apertura delle porte, una fila di fan, soprattutto under 30, in fervida attesa del suo beniamino che ha fatto il suo ingresso solo attorno alle 22:00.

L’apertura del concerto è stata affidata a Dutch Nazari che ha iniziato a scaldare la folla con alcuni pezzi estratti dal suo album Amore povero. Circa venti minuti di musica poi Dutch mette alla prova il pubblico dando l’attacco di Faccio un casino e di Ali sporche di Coez e la risposta è inevitabile: un coro unanime intona i pezzi, un boato di melodia e parole si alza sotto il palco fino alla fine di quel serpentone di mani alzate e occhi frementi.

Ma il momento non è ancora arrivato, ancora mezz’ora prima che, attorno alle 22:00, il cantante sale sul palco quando, l’energia contenuta e le ore di attesa, esplodono per l’artista che saluta Roma con quel suo tipico atteggiamento, tra lusingato e orgoglioso, tra timidezza e gratitudine.

Sì perché Coez, al secolo Silvano Albanese, dietro ai tatuaggi e agli occhiali scuri, nasconde un animo malinconico e sensibile, lo sguardo schivo, l’espressione nostalgica tengono al riparo l’indole umile e riservata e, soprattutto, un bisogno imprescindibile di fare musica, “altrimenti impazzisco”, come ci ha dichiarato in un’intervista qualche tempo fa.

“Buonasera Roma”, il suo saluto, “siete bellissimi”. Certo il sold out era previsto da tempo, tanto da rendere necessario il cambio di location da Villa Ada all’Ex Dogana. Ma l’euforia che c’era tra la folla, la mole di persone che si era stretta sotto palco e non solo, era forse fuori da ogni previsione.

Dopo l’intro è Forever alone che apre la scaletta, il pubblico canta, balla, salta nonostante la mancanza di spazio e, in alcuni momenti, quasi di ossigeno. Inizia un’alternanza di pezzi vecchi e altri estratti dall’ultimo disco, uscito lo scorso 5 maggio, entrato direttamente al terzo posto della classifica dei dischi più venduti in Italia e al primo posto della classifica dei vinili.

Da Ciao a Le luci della città si torna indietro ballando sulle note di Siamo morti insieme, per passare alla malinconia romantica di Lontana da me, al messaggio delicato di Costole rotte. Momento di tenerezza con E Yo Mama con tanto di dedica e saluto alla mamma. Non mancano le collaborazioni in questo disco, così sale sul palco Gemello per Testa Uragano e Taciturnal e Gemitaiz per Occhiali scuri e Instagrammo.


Dopo oltre metà concerto la pioggia sottile che già da qualche ora scendeva sulla Capitale si fa più densa ma non basta a spegnere gli animi. Al contrario, ammorbidisce l’aria e prepara l’atmosfera per una versione unplagged di Faccio un casino, il primo singolo estratto da questo quarto album di Coez, lanciato su Spotify lo scorso 10 marzo, entrando subito nella playlist top 50 e rimanendo per dieci giorni al primo posto della Viral 50, superando 1.300.000 stream in meno di due mesi e posizionandosi nella Top 10 di iTunes.

E questi non sono solo numeri, visto il riscontro del pubblico di ieri. Piano e voce, la pioggia su Roma e il coro della folla a sostenere il cantante nell’esecuzione della title track del suo ultimo lavoro. Dopo aver condiviso il palco con Contessa, con il quale ha coprodotto l’album e con Lucci, il cantautore si avvicina alla fine del concerto, continuando a tirare fuori brani estratti proprio dall’ultimo disco con La musica non c’è, Delusa da me, Un sorso d’Ipa, Mille fogli, in una scaletta che ha scelto di dare molto spazio ai nuovi pezzi.

L’ultimo tuffo nel passato con l’amore malinconico di Ali sporche e con La strada è mia che sarebbe dovuta essere la canzone di chiusura. Ma Coez sembra proprio non voler lasciare il palco e Roma: “La nostra forza siete solo voi. Questa è la mia città ed è bellissimo quando sento la mia musica dalle macchine e capisco che non è la radio”, dichiara.

Così aggiunge alla scaletta un bis di Faccio un casino, che poi si moltiplica perché viene ripetuto ben tre volte. La pioggia aumenta la folla non accenna ad uscire, come il cantante che sembra voler ripetere all’infinito il brano in un loop di musica e affetto per la sua gente.

Vista l’accoglienza di ieri bisogna riconoscere a Coez un’indiscutibile capacità di arrivare ad una certa fascia di pubblico, sicuramente molto giovane, ma non solo; quando, come in questo caso, i numeri parlano, ci deve essere una chiave.

Sicuramente la personalità originale di Coez, tra rap e pop, fa di lui un cantautore fuori da etichette definite che riesce ad un unire un pubblico eterogeneo nell’accezione più produttiva di musica pop. Le tematiche comuni, l’amore cantato senza filtrare malinconia e dolore, delusione e rabbia rendono veri i messaggi.

Quando c’è verità, anche se cruda e triste, c’è sempre comprensione e quando c’è comprensione ci si unisce, proprio come ieri sera.

Di Sabrina Pellegrini/Foto di Laura Sbarbori

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