“Vulesse ‘O Cielo” è il primo singolo di Joe Barbieri, tratto dalla monografia dedicata alla canzone tradizionale napoletana, in uscita il prossimo aprile.
È una di quelle rare canzoni che sa richiamare nell’ascoltatore qualcosa di intimamente conosciuto ma, allo stesso tempo, si tratta di una nuova canzone, composta con la sapienza dell’artigiano delle parole.
Il brano si rifà all’antica lezione sull’essenzialità del Maestro Roberto Murolo, eppure, risulta generosa, ricca e personale, impreziosita sul finale dagli archi della One Love Symphonic Orchestra.
“Vulesse ‘O Cielo” è l’unico brano inedito che sarà contenuto nel nuovo disco dell’artista, dal titolo “Vulío”.
Nell’album, la chitarra classica e la voce di Joe Barbieri, saranno accompagnate dalle corde manouche di Oscar Montalbano e dalla DBguitar di Nico Di Battista.
Ciao Joe e ben venuto su Inside Music!
Vulesse o’ Cielo è il singolo che anticipa il tuo nuovo disco “Vulio” dedicato alla Canzone Napoletana. Pur avendo una carriera trentennale hai avuto un certo “timore reverenziale” a sfiorare quello scrigno, come tu stesso l’hai perfettamente definito. C’è stata una molla che ti ha spinto a farlo?
Questo disco è nato proprio da un desiderio che conservavo da tanti anni. Quando sei un musicista, nato a Napoli, hai perennemente la compagnia, meravigliosa e importante, della tradizione napoletana, che scandisce i passi del tuo percorso.
Le canzoni classiche napoletane sono veramente un’istituzione, e lo sono così tanto, come giustamente dicevi tu, che mi son sempre guardato dal toccarle in qualche modo.
Dopo 30 anni di carriera e 50 anni di età, ho ritenuto che fosse arrivato il momento in cui, a questo timore, a questa distanza, che ho mantenuto per reverenza, potesse subentrare un gesto d’affetto, e io, con tutti i miei limiti, ho cercato di fare questo.
Il brano ha echi lontani. È una strana sensazione per l’ascoltatore comprendere quanto la musica tradizionale napoletana faccia parte del nostro bagaglio culturale, eppure questa canzone riesce a portare alla luce quel pizzico di napoletanità che, evidentemente, è insito in noi.
Mi hai fatto pensare a una frase di Luciano De Crescenzo che diceva: “Napoli per me non è la città di Napoli ma solo una componente dell’animo umano che so di poter trovare in tutte le persone, siano esse napoletane o no”.
Con questa canzone ho cercato di fare una carezza d’amore, come si fa ad una persona cara.
Non mi sono fatto nessuna domanda; ho semplicemente messo una penna sul foglio e mi sono lasciato trasportare, con libertà, verso quello che sarebbe arrivato.
Mi ha colpito molto il finale: “Vott’a venì ‘sta primmavera”, con il sottofondo di uccellini; un’apertura a quello che ci riserverà il futuro.
So che hai già programmato un tour per la primavera…
Si, dal 7 aprile sarò in tour e toccheremo una buona parte del Paese.
Sono contento della curiosità che sta spingendo già molte persone ad assicurarsi un posto per venirci ad ascoltare.
Prima del tour, ogni mese, uscirà un ep, composto da quattro brani, per un totale di quattro ep che, ad aprile, troveranno spazio in un unico disco fisico, di 17 brani.
C’è ancora tanto da svelare prima di metterci in cammino!
Si avvicina anche Sanremo, un palco che tu hai calcato già nel ‘94, all’inizio della tua carriera, anche se ora è sicuramente diverso. So che sei docente all’Officina Pasolini e che aiuti nuovi talenti a crescere; quel palco lo consiglieresti?
È cambiato, indubbiamente, ma rimane sempre uguale a sé stesso. Nell’immaginario collettivo è sempre il luogo più ambito, nel quale certificarsi cantante di musica leggera in Italia.
Ma non è necessariamente così.
Da una parte per fortuna, e da una parte purtroppo, il mercato si è molto frammentato e, per i ragazzi, è più difficile arrivare a crearsi un percorso che duri nel tempo; allo stesso modo c’è la possibilità, per chiunque, di iniziare a fare un percorso.
Ai ragazzi che incontro dico sempre che la cultura del lavoro è l’unica cosa che garantisce, quantomeno, una prospettiva.
Bisogna imparare a “non pensare per fiori recisi ma per piante con le radici”, come dice Caterina Caselli.
Come abbiamo detto all’inizio di questa chiacchierata, nel 2024 pubblicherai “Vulio”, il tuo settimo album di inediti. Il titolo che hai scelto significa “desiderio” che è quello di omaggiare, con i tuoi brani, chi ti ha ispirato artisticamente. Chi sono i tuoi altri punti di riferimento?
Teoricamente gli artisti che mi piacciono sono veramente tanti
Dipende molto anche dalla fase in cui mi trovo, nel senso che, per esempio, prima di questa monografia dedicata alla canzone napoletana, ce ne sono state altre due dedicate a Chet Baker e a Billie Holiday.
Ci sono tantissimi altri artisti che mi vengono in mente e che mi hanno ispirato, come Caetano Veloso e, ovviamente, il mio padre artistico Pino Daniele.
Sulla carta, di occasioni ce ne sono tantissime, ma mi lascio guidare dai passi, uno alla volta, e dall’istinto che mi dirà cosa fare!
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Per ogni cosa c’è un posto
ma quello della meraviglia
è solo un po’ più nascosto
(Niccolò Fabi)