Home Interviste Veronica Vitale: torno in Italia dopo il successo all’estero per dare voce a chi non ce l’ha

Veronica Vitale: torno in Italia dopo il successo all’estero per dare voce a chi non ce l’ha

by Paola Pagni

Dal 24 settembre, è in radio e disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download “TRANSPARENT”, il nuovo brano di VERONICA VITALE I-VEE, artista e produttrice musicale d’avanguardia di origine italiana che negli ultimi dieci anni ha conquistato gli Stati Uniti.

Prodotto negli Stati Uniti da Visionary Vanguard Records e distribuito da AMA Amadea Music e The State51 Conspiracy, “TRANSPARENT” è un canto di rinascita e difesa contro ogni forma di bullismo, abuso di potere e di autolesionismo. È un brano le cui sonorità si collocano all’interno di un genere musicale futurista, definito da Veronica Vitale “Musica Liquida e Genere Fluido” di cui l’artista è pioniere e firmataria del Manifesto dell’Arte.

«La mia è una di quelle storie che corre al contrario, ovvero dall’estero verso l’Italia – dichiara Veronica Vitale – Con “Transparent” ho voluto raccontare una storia, la mia, in cui, a prescindere dal contesto, chiunque potesse leggerla e percepire immediatamente l’idea di qualcuno che lotta per liberarsi, perché tutti abbiamo bisogno di venir fuori da una situazione o circostanza contraddittoria, e di essere liberi e felici. Sono un catalizzatore per il cambiamento: il futuro è adesso».

Il videoclip, diretto dal regista californiano Patrick J. Hamilton e prodotto da Atlanta Film Company e Red Digital Cinema Studios in qualità 8K, è impreziosito da particolari effetti speciali che danno vita al messaggio della canzone

Parlare con Veronica Vitale è stato molto interessante, perché spesso ci dimentichiamo di quanto sia importante fare il primo passo, superare i propri limiti e poi tornare: non solo per dire che ce l’abbiamo fatta, ma per insegnare agli altri come fare.

Intervista a Veronica Vitale

Da 5 giorni il tuo Transparent è in radio: come ti senti a riguardo?

Sono felicissima ed emozionata ed è una cosa meravigliosa, come quando nasce un figlio. Alla fine la sensazione per un artista è così.

La tua carriera artistica finora si è svolta soprattutto all’estero: è stato più strano andare all’estero o tornare in Italia?

Per me tornare in Italia, ma tutto il mio percorso va un po’ al contrario. Ho sempre voluto tornare come artista in Italia, perché quando ti muovi da sola, senza compromessi, il percorso diventa un po’ più complicato.

Come hai vissuto la decisione di andare all’estero per la musica?

Io cercavo un ascolto meritocratico che purtroppo nel 2010 qui non Trasparente c’era: a quel punto o mi arrendevo oppure cercavo un’altra strada. Ai tempi c’era MySpace, un social nato principalmente per la musica: io sono stata trovata lì dalla mia casa discografica tedesca. Mi hanno contattata, messa sotto contratto in Germania ed il mio singolo, in italiano, è entrato in classifica in Germania. Quindi artisticamente sono cresciuta lì e poi mi sono spostata nel 2013 in America

C’è stato un momento o un’esperienza che ti ha fatto capire che ci stavi riuscendo davvero?

All’inizio proprio, all’età di 22 anni quando sono chiamata in Germania, e poi un mese dopo quando c’è stata la Der Musikmesse International Press Award MIPA, durante la quale Umberto Eco mi ha stretto la mano: lì ho sentito davvero che ci ero riuscita. Ti dico la verità, ho sempre avuto un po’ di difficoltà a raccontare la mia storia in Italia e quando ho raggiunto grandi traguardi mi è sempre dispiaciuto non poter dare questo stimolo, questa ispirazione e questa forza ai giovani artisti del mio paese. Io ci ho sempre creduto, ho fatto tutto da sola e vorrei che questo messaggio di forza e di emancipazione femminile si potesse trasmettere anche qui in Italia.

Cosa è cambiato per te rispetto a quando sei partita nel 2010?

Diciamo che io mi ero ripromessa di tornare con spalle più larghe e forti. Molti artisti hanno la pretesa e l’arroganza di dire che ce l’hanno fatta in America quando non è così, ed è giusto che chi ce l’ha fatta davvero dica le cose come stanno, portando anche un cambiamento. Io insieme ad altri artisti ho fondato Il Nuovo Manifesto dell’Arte e del Nuovo Genere Musicale, di cui Transparent può essere considerato un esempio. È un genere musicale che io ho chiamato Fluid, quindi un genere liquido e fluido perché non rientra in un’etichetta esistente, ed è difficile anche per la critica inserirmi solo nel pop o solo nel rock. Il mio genere è più d’avanguardia. Io compongo adesso per i prossimi 15 anni.

Puoi spiegarmi meglio in cosa consiste questo genere fluid?

Come un flusso di coscienza continua, comporre secondo cos’è l’istinto del proprio talento e non seguendo una particolare richiesta radiofonica o discografica. Qui vogliamo creare qualcosa di innovativo, qualcosa che innanzi tutto tocchi le emozioni dell’anima, facendo anche qualcosa di concreto, come guarire dalla solitudine o trattare temi importanti come bullismo e abuso di potere.

Transparent affronta appunto un tema importante, quello del bullismo: perché hai deciso di parlare di questo adesso?

Perché farlo adesso? Non vedevo l’ora di poterlo fare. Io sono una persona che convive spesso con i propri demoni e a volte mi ci trovo da sola, nella mia stanza. Ma mi considero un essere fatto di luce, e per questo vorrei poter dare voce e chi adesso non ce l’ha. Quando cresci, dopo aver subito un abuso, è importante poi parlarne, perché se subisci certe cose magari sei un bambino e non riesci ad alzarti in piedi, a gridare cosa succede. Quando sono stata vittima di bullismo ad esempio, questa parola ancora non esisteva; allo spesso modo non si sentiva parlare di stalking, eppure la cosa esisteva. Se cominciamo a parlarne, possiamo essere noi quella voce, propria e quella degli altri, di chi adesso è un fantasma nel mondo.

Da dove si deve partire secondo te per risolvere questo problema?

Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo partire dalla scuola, l’educazione, gli educatori stessi. Ci sono tante persone che fanno quel lavoro solo per lo stipendio, in realtà secondo me dovrebbero lavorare per vocazione. In generale, visto che passiamo la maggior parte della nostra giornata al lavoro dobbiamo scegliere qualcosa che ci appartiene. A maggior ragione se fai l’educatore.

Quando ho visto il video di transparente pensavo che sui capelli tu avessi un effetto, un filtro, invece no! Ha un significato particolare qual arcobaleno sui capelli?

Ho proprio studiato proprio questa cosa: spesso prendo la matita, inizio a disegnare e progetto cose starne, che poi porto come una croce al mio parrucchiere in America. Quando arrivo dico: buongiorno ho delle cose da proporvi (ride). Ho disegnato quell’arcobaleno ispirandomi a una palette colore di Felipe Pantone che è un artista Argentino, e quell’arcobaleno porta con sé diversi significati. Sono dalla parte delle persone che hanno il coraggio di amare come vogliono, stare con chi vogliono: che credo sia una categoria non da proteggere ma da rispettare. Credo che l’essere umano sia un capolavoro di Dio in tutte le sue sfumature. Il mio arcobaleno c’è per tantissime cose.

Come ti ho detto io voglio portare avanti un messaggio con la mia immagine, chi mi vede, anche al primo impatto deve sapere immediatamente da che parte sto, in che cosa credo, quali sono i miei ideali. Nel mio arcobaleno c’è tutto questo.

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