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The Castaway ci ricorda che l’arte è un salvagente – l’intervista

by Leslie Fadlon

Un anno fa The Castaway, nome d’arte di luca Frugoni, pubblicava il suo disco ”White Doves”. In questo marzo triste e surreale, il cantautore folk rock ha deciso di regalare al proprio pubblico un nuovo brano. Il 21 marzo 2020, infatti, ha scelto di pubblicare il provino di un suo brano ancora inedito, “Ruins“. Un brano registrato a Londra come provino per i lavori del secondo disco. Canzone che, in questo momento storico è come una carezza. Luca Frugoni ha deciso di raccontarne la genesi e le sue impressioni da musicista sul periodo in questa intervista a Leslie Fadlon.

L’intervista a The Castaway

Ciao Luca, benvenuto su queste pagine. Ci racconti come nasce il tuo progetto musicale? E perché chiamarlo proprio The Castaway?

Grazie, è un piacere chiacchierare con voi! The Castaway è uno stato d’animo o forse un sinonimo di essere una persona in una società come questa. Ci sono tanti aspetti del naufrago che riscontro ogni giorno dentro di me e nel modo comune di vivere. Mi sono sempre sentito così, il che a volte è sintomo di confusione e smarrimento ma tante altre volte è un life mood per vivere liberi e sorridere a decine di cose meravigliose che spesso passano un po’ come un rumore bianco. Sicuramente la necessità d’espressione, non essendo io un gran chiacchierone, si è unita con il mood e con la musica e poi con il passare del tempo la ricetta si fa da sé. È stata una lunga lievitazione, per così dire!

Il Vulci Fest segnò un momento importante nella tua carriera, vero?

Sicuramente. L’incontro con Daniele Silvestri, ma forse ancor più con alcuni musicisti della sua band e alcuni degli ospiti presenti in quel live, è stato uno start importante. Ne sono usciti fuori tanti tanti rapporti di amicizia oltre che lavorativi, primo fra tutti con Daniele Fiaschi che è parte viva del mio primo disco. È un ricordo molto bello e indelebile.

In questo periodo tanto buio hai scelto, il 21 Marzo, di pubblicare un provino di ‘Ruins’. Il titolo ci fa pensare a delle rovine..perché questo brano?

Vengo da un lavoro introspettivo come White Doves dove il background e il peso del passato ha fatto da filo rosso per tutto il disco. Sento di aver esorcizzato molti aspetti personali grazie a questo album ed a maggior ragione ho deciso mentre ero in tour di aprire un capitolo nuovo. Ruins nasce a Londra in un momento in cui il mio puzzle personale si stava ricomponendo ed ho cominciato a scrivere del presente. Il motivo per cui ho deciso di farla uscire è che, nonostante non ci sia dietro una produzione o un arrangiamento ricco, ho pensato potesse essere una carezza ed un attimo di luce (che forse in acustico è ancor più confortante), che potesse essere un piccolo ‘aiuto’ a fronte dei pensieri che il troppo tempo in casa genera. Mi sembrava assurdo sentire dentro di me questa pulsione di condivisione e allo stesso tempo lasciarla in archivio, mi getta nel panico l’idea di saper di poter dire ma non poterlo fare per seguire un iter. E poi, senza neanche farlo apposta, il testo mi sembra molto attinente al momento, in un’ottica positiva di fine, s’intende.

La musica non si sta fermando, cosa ne pensi delle dirette social di tanti artisti?

Credo sia una cosa ottima per tutti. Intanto per gli artisti stessi : se fai questo mestiere è perché dentro di te la condivisione è un istinto primario come bere o mangiare. Sentirsi bloccati in casa, subire cancellazioni o rinvii di tour è frustrante, rischi di finire in dei loop mentali che per un artista a volte sono deleteri. Per gli utenti idem, nel senso che non avere il senso di libertà che ti dà andare a vedere un live (come tante altre attività ovviamente) ti rilega in uno status d’isolamento troppo forte. Così facendo invece ci si sente più uniti, più forti e mai soli.

Sei a conoscenza delle varie petizioni per dare supporto ai lavoratori dello spettacolo, ora disoccupati?

Io mi auguro con tutto il cuore che questa categoria, come tante altre, venga tutelata quanto prima. È giusto e necessario creare petizioni e movimenti che spostino ma qui si parla di un problema economico molto più grande, nazionale e che ci vede sulla stessa barca con operai, dipendenti, partite Iva e chi più ne ha più ne metta. Ripeto sono d’accordo, ovviamente, con le petizioni oltre che parte attiva ma il discorso è molto più ampio.

La musica può aiutarci a superare questa sofferenza? E The Castaway come sta passando il suo tempo durante l’isolamento?

L’arte in generale ora più che mai è un salvagente. L’unico direi. Se senti in giro le uniche cose che si fanno al di fuori dello Smart work o del moto è guardare serie e film, leggere libri, ascoltare dischi, creare ricette nuove o dilettarsi con le classiche, suonare, dipingere, scrivere e per i più fortunati fare l’amore. Direi che questo parla da sé. Forse stiamo capendo finalmente che l’arte e l’amore che ne consegue o quello che la genera è il motore del mondo. Io personalmente sto scrivendo tantissimo, suono ogni giorno, finché i vicini non busseranno alla porta, sto ascoltando un sacco di new soul, faccio maratone di serie tv e film, sono al mio secondo libro e mi alleno in camera che è una cosa scomodissima ma mi rimette al mondo!

Cosa possiamo aspettarci dal nuovo disco in lavorazione?

Bella domanda! Non lo so neanche io in realtà. Sto lavorando sulle stesure finali dei brani in acustico ma poi ci sarà una ricerca di suoni e strumenti molto diversa da White Doves. Ho molte idee che si districano tra il blues, ritmiche punk, cantato soul, sono tante le strade che voglio percorrere in questo nuovo lavoro. Sicuramente alcuni incontri londinesi mi hanno cominciato ad influenzare con sound differenti da quelli usati fino ad ora, già a partire dal fatto che la vena acustica si perderà un bel po’, userò molti più strumenti rispetto al primo disco e il concept sarà molto più sulle lyrics che non musicale. Più scrivo e più mi rendo conto che sto cercando di far coesistere brani molto diversi tra loro in un unico habitat ; sto cercando una “biodiversità musicale” in un unico territorio concettuale. È uno dei lavori più entusiasmanti che abbia mai fatto.

La tua musica ad un certo punto della tua carriera ha incontrato il cinema: com’è scrivere una colonna sonora?

Bellissima esperienza, più post che nell’atto di svolgimento, in quel frangente è tutto mail, chiamate, scadenze e fretta. Dopo è bello. È stato un primo piccolo approccio, per un corto, ma soprattutto è stata sia la prima scrittura in italiano sia il mio primo brano ironico : ho basato il testo sulla sceneggiatura del corto ed essendo una commedia è stato veramente ma veramente divertente. Questo, tanto per la cronaca, non significa che The Castaway uscirà in italiano ma si, Luca Frugoni sta scrivendo anche un disco in italiano tra le tante cose. In generale penso di non aver mai scritto così tanto come negli ultimi 12 mesi.

Quale, tra i tanti concerti fatti, è il live che ti è rimasto più nel cuore?

Non c’è un live solo. Posso citarti Vulci, Villa Ada o il release party di White Doves al Monk su Roma, come il Waves Festival a Cagliari con Suzanne Vega, il già citato Vulci con Silvestri o due live che feci lo scorso anno uno a Monaco di Baviera e uno a Londra in un festival acustico (nello specifico a Colchester) ma ecco ce ne sarebbero molti altri anche. I live che mi restano più nel cuore sono quando sai che per un motivo o per un altro stai per fare un banco di prova, quel tipo di sensazione, l’ansia genuina del momento, rende un live speciale, quindi quasi tutti direi.

Infine Luca, vorrei chiederti quali sono i tuoi sogni e le tue speranze post-crisi.

Io per la prima volta nella mia vita sogno una stabilità, non fisica ovviamente, continuerò a naufragare a destra e a sinistra, a fare il nomade, ma nella consapevolezza della mia vita. Sapere dove si trova casa mia. Saper di poter trovare li, una coscienza collettiva che implichi la voglia di critica pensata, di analisi. Questo tipo di consapevolezza è ciò che rende benestante una comunità e che rende possibile, o almeno non frustrante, l’attuale più grande necessità dell’essere umano : l’appartenenza . Capisco l’utopia che emerge da queste parole, ma devo sperare perché se anche è vero che la speranza è una creazione dei potenti oggi questa parola sta assumendo un significato diverso, non è più solo un appiglio. La gente non sta più sperando di essere qualcuno o di diventare, abbiamo cominciato a sperare di abbracciarci. Penso sia un primo passo importante e commovente.

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