I Marlene Kuntz hanno scelto l’Auditorium Parco della Musica di Roma per una delle ultime date del loro POST-PANDEMIC TOUR, un concept live basato sul periodo che stiamo vivendo. Sul palco la storica band cuneese formata da Cristiano Godano (voce, chitarra), Riccardo Tesio (chitarra), Luca “Lagash” Saporiti (basso) e Davide Arneodo (piano, synth, violino,…) accompagnata per la prima volta alla batteria da Sergio Carnevale (Bluvertigo).
L’opening act dei McKenzie
La musica accende l’atmosfera della Cavea già alle ore 21.00, quando sul palco salgono i McKenzie, con una scaletta che ha compreso pezzi come “Cocorita”, “Varenne”, “Medusa” e “Murene”. I loro brani sono bombe a mano e portano con sé temi anche difficili, come ad esempio lo stupro, raccontato su un pezzo tragico come “Medusa”. La band è energica, virtuosa e ha una sezione ritmica tagliente ed affilata: è un ottimo trio, le cui abilità fanno passare con piacere questo opening act allo storico trio rock alternative dei Marlene Kuntz.
Foto di Domenico Cippitelli
Il live dei Marlene Kuntz
Verso le 21.30 Cristiano Godano e la sua band – al cui interno figura come ospite del tour alla batteria Sergio Carnevale – fanno il loro ingresso sul palco: il concerto inizia con la dolcezza edonista di “Bellezza”, che riflette il piacere di certe canzoni, di certi pezzi di arte come i brani di questa band stratosferica. Il ritmo vola con la potenza de “L’abbraccio” e “Catastrofe” illumina ancora i presenti con la sua fragilità dannata. Tratta dallo storico “Uno”, “Negli abissi fra i palpiti” si rivela essere stata la canzone scelta da Carnevale durante le brevi prove antecedenti questo tour. Il frontman dei Marlene racconta al pubblico come questo sia stato indicato dal batterista dei Bluvertigo come il suo brano preferito della band, finalmente e piacevolmente ritrovato e suonato sui palchi.
Distorsioni grandiose anticipano la splendida “Osja, amore mio”, cui segue quasi naturalmente Musa. Cristiano ci racconta che “Osja, amore mio” fu ispirato dalla lettura delle memorie della moglie di un poeta russo che fu mandato a morire da Stalin solo per il suo essere, appunto, un poeta. Un passaggio in particolare delle memorie di Nadja Chazina, moglie del poeta ebreo polacco Osip Emil’evič Mandel’štam colpì Godano: quello nel quale Nadja decide, mentre la polizia stalinista intendeva trovare e distruggere i manoscritti del marito, di imparare a memoria tutte le sue poesie, perché queste potessero esser trasmesse ai posteri.
Arriva quindi, effettivamente, “Musa”, cui chiediamo in coro di ispirarci e di proteggerci. Subito dopo esplode, sensuale, “Ti giro intorno”, mentre è poetica e soft “La canzone che scrivo per te”. E l’effetto sul pubblico sono solo sorrisi innamorati.
Il cantante dei Marlene Kuntz ci racconta poi la fonte d’ispirazione di “Schiele, lei, me”, legata soprattutto ai corpi nudi e pieni di lividi protagonisti dei dipinti dell’artista protagonista del brano. “Scalda l’ambiente un camino che ha un fuoco sinuoso/Che volteggia senza peso” cantiamo, e sembriamo descrivere questo concerto.
La batteria suona funesta mentre arriva sul palco la mitica “A fior di pelle” e Godano, grato, ci racconta come trent’anni fa “Lieve” piacque così tanto a Giovanni Lindo Ferretti che la conseguente cover dei Cccp fu il trampolino di lancio per la band, che stava avviando la propria carriera. E’ quasi standing ovation perché, come cantiamo, ora “sì, ci piace di più”. O meglio, ancora di più. Cristiano Godano presenta la band, da Luca Lagash a Ricardo Tesio chiamandoli solo per nome. Sono musicisti di altissima caratura, tra cui viaggia una chimica perfetta, degna di band che hanno fatto la storia dell’alternative rock come i Marlene Kuntz.
“Io e me” giunge poi violenta e fragorosa ed è l’ultima traccia di questa scaletta, prima che la band lasci il palco per un piccolo break.
La Cavea dell‘Auditorium continua a subire ancora per un po’ il fascino dei Marlene Kuntz grazie al bis, aperto da “Niente di nuovo”, cui segue “Ineluttabile” e che si conclude con la magica “Nuotando nell’aria”. E sono davvero brividi sulla pelle perché ci si rende conto, in un parallelismo con il testo della canzone, che è il rock proprio quello che ci manca in questi momenti.

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