Cristiano Godano (Marlene Kuntz) ed il suo primo lavoro solista : anche le debolezze di un artista hanno un loro incredibile fascino

di Paola Pagni

Mi ero perso il cuore “, il primo album da solista di Cristiano Godano (Marlene Kuntz), è uscito da una settimana, e come era prevedibile, si è rivelato un lavoro molto intenso, per significati e per sonorità; uno di quelli che rivela nuove sfumature a seconda di dove l’orecchio pone l’attenzione.

Possiamo dire sicuramente, che non sia un album univoco: lo puoi sia ascoltare che leggere, e non c’è un ordine da seguire nelle due cose, così la percezione dei brani può cambiare o restare la stessa.

Anche perché, come dice lo stesso Godano “Questo album è una collezione di canzoni che racconta (e dove può cerca di affrontare per combatterli) i demoni della mente. La mente mente, si usa dire…”

Abbiamo avuto la fortuna di approfondire alcuni aspetti di questo suo lavoro direttamente con lui, a partire dai consigli per l’ascolto di questo suo primo album da solista.

cristiano godano

Cristiano consiglia di fare molta attenzione ai testi, un po’ come si fa con i libretti dell’opera, quindi possiamo dire che questo sia un album anche da leggere

“Io credo che tutti i dischi dei Marlene debbano essere un po’ anche letti.

ci conferma Godano

Io scrivo un certo tipo di testi che è proprio, ahimè, uno dei motivi per cui i Marlene non sono Pop e non sono per tutti,   e non lo dico con un sussiego elitario perché io  non sono  un elitario per nulla;

anzi, io vorrei che i nostri pezzi fossero graditi dal mondo intero ,però mi rendo conto che i nostri testi vanno letti se li si vuole comprendere.

Io ammicco con le parole, utilizzo intendimenti quasi metaletterari, che soltanto leggendo si possono intercettare.

Senza leggere il testo di sicuro si perde la possibilità di comprendere a fondo il tipo di intento artistico che ci sta dietro.

Anche questi brani , che sono più immediati rispetto a quelli dei Marlene, se li si legge sicuramente appagano di più.

Ci vuole disponibilità e pazienza, però sappiamo che la pazienza viene poi ripagata”

Sempre in ambito di guida all’ascolto, gli abbiamo chiesto se fosse preferibile ascoltare questo album portandosi dietro il background dei Marlene Kuntz, o se fosse stato meglio farlo da neofiti.

“Ci sono alcuni pezzi che hanno questa caratteristica della fortissima intensità che è uno dei tratti ricorrenti dei Marlene- spiega Cristiano- quindi comunque anche il più brontolone degli ammiratori ,almeno da quel punto di vista ,non potrà aver nulla da ridire, in quanto sono comunque canzoni che mantengono quel pathos, che poi è una delle mie cifre stilistiche, almeno dal punto di vista dei testi.

I Marlene hanno sempre creato musica intensa.

Ci sono poi due o tre pezzi che hanno un’anima country,e  li qualcuno potrebbe storcer la bocca.

Quindi consiglio di dimenticarsi del cliché Godano/ Marlene: provate solo ad ascoltare buona musica, perché di questo si tratta.

Con queste premesse, ci siamo posti all’ascolto di un album che si presta sicuramente a diverse chiavi di lettura, ma che conserva sempre un fil rouge di profonda interiorità e di profondità espressiva per tutta la sua linea.

Quasi come una creatura vivente, questo album ci mostra spesso brani che si controbilanciano a vicenda, così come in ogni individuo sono presenti certi sentimenti ed il loro esatto contrario.

Un album che, come dice lo stesso Godano, “ha il coraggio della paura, perché esibisce questa tenera, autentica, poetica vulnerabilità.

Ed infatti non c’è niente di più soggettivo e umano della paura.

Ci vuole del coraggio in effetti a mettere in pubblico la parte vulnerabile di sé stessi, ed è un coraggio anche legato al mio ruolocontinua l’artistache, in quanto frontman di una band come i Marlene Kuntz ,ha un pubblico molto affezionato.

 E so molto bene quanto i frontmen alimentino un immaginario fatto di mitizzazione: il cantante viene posto su un qualche tipo di piedistallo, facendo poi  anche di tutto per buttarlo giù.

Però è pur sempre non particolarmente conveniente ,almeno per molti artisti ,addentrarsi nel territorio della confessione della paura ,perché si teme di contribuire a togliere componente mitica alla propria figura.

Ci sono tuttavia esempi di cantanti ,molto vicini al mio sentire ,che non si sono tirati indietro nell’affrontare tematiche problematiche, come Bob Dylan, Nick cave, Neil Young.

Trovo molto affascinante un percorso artistico anche fatto di up e down.

Anche le debolezze di un artista hanno un loro incredibile fascino.”

Tutto questo-come ci spiega ancora Cristianoha a che fare con l’empatia.

Mi piace molto l’idea di provare a entrare nella testa dell’altro ed è una cosa che fortunatamente ha a che fare con uno dei complimenti che sono abituato a ricever da tempo, cioè mi si dice spesso “sei riuscito ad esprimere quello che penso meglio di come lo avrei fatto io”

Come io ci riesca di preciso non saprei, c’è di mezzo l’esperienza e sicuramente la consapevolezza, che per me è un valore molto importante.

Ma come mai proprio adesso nasce questa esigenza di un lavoro da solista?

“Il disco arriva adesso perché  prima di accettare di avventurarmi in questo cimento ,ho desiderato essere sicuro di quello che facevo e trovare il momento giusto per non turbare i Marlene Kuntz.

Si tratta comunque di un’esigenza di natura artistica, nata già 7-8 anni fa quando ho cominciato ad esibirmi in situazioni soliste, facendo però pezzi dei Marlene, con le quali ho iniziato a provare  entusiasmo nei confronti della sonata in solitaria con chitarra acustica.

Mi sono reso conto che non potevo continuare a suonare solo pezzi dei Marlene ma avevo bisogno di pezzi miei per continuare questo percorso”

Musicalmente parlando ,gli arrangiamenti sono l’esito di un lavoro comunitario: vi hanno infatti preso parte musicisti lungamente noti al grande pubblico, come Gianni Moroccolo, Luca Rossi, Simone Filippi, Enrico Gabrielli.

Ma come è stato quindi per Cristiano Godano comporre e suonare con una squadra diversa da quella dei Marlene Kuntz?

“Devo dire nessun senso di distacco, perché io desideravo fare un disco che non fosse simil- Marlene, altrimenti avrei potuto farlo direttamente con loro. – chiarisce il cantante

Il disco doveva impedire alla gente di dire “poteva farlo coi Marlene”

In più,  ho suonato con persone che conosco molto bene :Gianni Moroccolo lo conosco da 25 anni, mentre con Simone e Luca (Ustmamò) ho condiviso gran parte della scena degli anni 90.

Anche se non avevamo mai suonato insieme, la loro sensibilità ed il loro acume musicale sono cose mi hanno messo a mio agio fin dalle prime battute.

Appena ci siamo messi a suonare, ho subito capito che il disco andava nella direzione giusta”

Si tratta quindi di un disco che deve essere letto interpretato e sentito, con un approccio emozionale imprescindibile dal suo ascolto: per questo lo lasciamo in qualche modo velato,

non del tutto spiegato, per indurvi a scoprirlo senza essere influenzati da altre opinioni;  per provare sulla vostra pelle quale sia il suo livello empatico.

Un vero risveglio sonoro di stati d’animo talvolta nascosti: da maneggiare con cura.

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