Home Interviste Elena Romano racconta la fragilità e la consapevolezza nel suo Ep “Lorena”

Elena Romano racconta la fragilità e la consapevolezza nel suo Ep “Lorena”

by Alessia Andreon
ELENA ROMANO

Si intitola “Estraneo” il nuovo singolo di Elena Romano, giovane cantante e cantautrice fiorentina, estratto dal suo primo Ep: “Lorena”.

“Estraneo” è il nucleo emotivo dell’ EP ed è stato il primo ad essere composto, in soli dieci minuti, per raccontare un momento di profondo caos interiore, che è seguito alla fine di una relazione importante. 

Nel brano, Elena Romano, immagina un amore con una persona ideale che è in grado di colmare il vuoto lasciato dalla relazione precedente, ormai conclusa. Con una scrittura istintiva e autentica, “Estraneo” si muove tra dolore e desiderio, trasformando la mancanza in rifugio emotivo e primo atto di rinascita creativa.

Lorena” è un progetto artistico che fonde stili diversi come la canzone tradizionale italiana e la musica elettronica, attingendo dall’esperienza maturata dalla cantante tra l’Italia e la Germania, sia con lo studio di canto jazz.

La trama dell’Ep è un intreccio di emozioni e racconti introspettivi, con testi che esplorano temi come l’amore, l’ansia e l’insicurezza.

Le musiche sono frutto della collaborazione con il fratello Lorenzo Romano, compositore di musica classica e produttore dei brani, e presenta un suono elettronico sperimentale, beat techno e parti strumentali che si rifanno, appunto, alla musica classica.

Come ci ha raccontato nell’intervista che segue, il suo stile è definibile come “popelettronico”, per l’approccio sperimentale, ma alla portata di tutti, della sua musica.

Con l’EP “Lorena” Elena Romano si presenta al pubblico con un sound moderno e volutamente ricercato, spingendo l’ascolatatore a ricercare il bello e l’appagamento in quello che si ama e che si fa, senza accontentarsi di surrogati.

INTERVISTA
Ciao Elena,
“Estraneo” è il primo estratto dal tuo Ep e anche quello in cui guardi “in faccia” ciò che ti ha ferito… Mettere in musica le tue emozioni ti ha aiutato ad elaborarle o è avvenuto il contrario?

In genere, quando faccio musica non è un processo di rielaborazione consapevole: nasce piuttosto da un’urgenza espressiva, da qualcosa che sento profondamente e che ha bisogno di uscire. Non è frutto di una riflessione razionale.

A volte capita che la comprensione arrivi dopo, magari anche grazie alla musica stessa, ma non è mai il punto di partenza.

Ascoltando le quattro tracce ho avuto l’impressione che siano state composte in periodi molto diversi della tua vita, ma accomunati da uno stato di inquietudine…è così?

Sono brani scritti tra il 2021 e il 2022.

Avendo una vita iperattiva, soprattutto a livello mentale, potrei dire che in quel periodo sono successe tante cose diverse, ma tutte attraversate da uno stesso stato di inquietudine. È stato come vivere una trasformazione.

In “Mentre Cambio Forma” un violoncello accompagna le strofe conferendo una certa drammaticità alla canzone. Che rapporto hai con il cambiamento?

Mi piace cambiare, forse anche troppo spesso.

La mia unica coerenza sta proprio nel continuo mutamento: è il modo che ho per non annoiarmi e, in un certo senso, per non “invecchiare”.

Allo stesso tempo, so che il cambiamento richiede attenzione, perché il rischio di perdersi è sempre dietro l’angolo.

“Sogno” si presenta come dissonante, riproducendo la distorsione che si vive durante la paralisi del sonno, eppure racconta di un’assurda felicità e di speranza. Quali sentimenti ti lascia questa esperienza? 

“Sogno” è nata da un processo un po’ inverso rispetto a quello che mi accade di solito: in questo caso ho scelto deliberatamente di ironizzare una situazione per me molto destabilizzante, con la quale però ormai ho imparato a convivere.

È stato un modo per alleggerirla, trasformandola in qualcosa di quasi surreale,

Il sound dell’album è abbastanza particolare, tanto da definirlo “popelettronico”, cosa racchiude questo concetto?

Credo che “popelettronico” racchiuda il tentativo di unire gli elementi fondamentali dei generi che ascolto e che mi piace fare.

Mescolandoli, cerco sempre di creare qualcosa di fresco, che pur sperimentando rimanga accessibile, in qualche modo “popolare”.

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