È uscito venerdì 20 giugno “CICATRICE“, il nuovo singolo del rapper Moris. Un brano che è una ferita che canta, tra amore tossico, illusioni e verità senza filtri.
Un pezzo che è al tempo stesso un pugno allo stomaco e una carezza sulla pelle. Moris racconta senza filtri una relazione tossica, il tentativo di colmare il vuoto con il denaro, le notti consumate tra presenze assenti e il bisogno disperato di sentirsi ancora vivi. È una confessione cruda, un’emozione messa in loop su un beat che mescola trap, urban e melodia, con atmosfere cupe e intime, perfette per chi ama il lato più emotivo della nuova scena italiana. Un pezzo che colpisce al primo ascolto, ideale per chi ha amato troppo, si è perso, e cerca la propria voce tra le ceneri. L’artista confeziona un sound attuale ma personale, dove il dolore non viene mai estetizzato, ma reso vivo, reale, necessario.
“CICATRICE” esce sotto Giesse Entertainment Group, parte integrante di Scolaro Music Group, etichetta indipendente dedicata a far emergere e sviluppare progetti musicali autentici. Un polo creativo dove visione artistica, identità sonora e direzione strategica si incontrano, superando le barriere di genere e celebrando la libertà espressiva.
Moris – Intervista
“Cicatrice” è un titolo che dice già molto, ma ascoltando il brano si capisce che non si tratta solo di una ferita d’amore. Cosa rappresenta davvero questa cicatrice per te?
Per me tutto può essere una cicatrice. Una brutta situazione in casa, con te stesso, con gli studi, con gli amici, con le relazioni. Nella mia vita ho avuto tante delusioni e tanti sacrifici mi hanno reso quello che sono adesso, ma le cicatrici rimangono per sempre sulla pelle
Nel testo affronti il denaro come tentativo di riempire un vuoto emotivo. Quanto c’è di autobiografico in questa dinamica, e quanto invece è uno specchio della tua generazione?
Ho sempre pensato che il denaro fosse la risoluzione a tutti i problemi, quando in realtà pensavo che avendo denaro avrei potuto risolvere i problemi che avevo; non è stato così, ma sicuramente aiuta moltissimo in quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana
Il sound unisce trap, urban e melodia, ma senza mai cadere nell’estetizzazione del dolore. Come lavori per trasformare il vissuto in musica senza tradirne la verità?
Vorrei poter dare una risposta precisa, ma non saprei neanche io come definirla, è spontaneo, quasi automatico
Hai oltre 200 brani autoprodotti. In un panorama spesso costruito sul marketing, quanto conta per te essere un artista che nasce e cresce da sé, senza filtri né scorciatoie?
Molto. Ti insegna tante cose. Allo stesso tempo è frustrante, senti gli altri emergenti che stanno venendo notati e pensi “come fanno a venir notati se sono solo delle copie?”
Hai solo 20 anni, ma la tua scrittura ha una maturità rara. Cosa sogni di raccontare nei tuoi prossimi brani che ancora non hai avuto il coraggio di mettere nero su bianco?
Non tutto deve essere un racconto. Mi piace essere spontaneo, fare quello che mi piace ma farlo meglio di come lo saprebbe fare un altro, probabilmente risulto egocentrico, ma in un mercato così vasto bisogna essere dominanti
