Home Interviste “Canzoni della Melevisione Vol. 2”: Ziopol tra fantasia e musica d’autore – INTERVISTA

“Canzoni della Melevisione Vol. 2”: Ziopol tra fantasia e musica d’autore – INTERVISTA

by Alessia Andreon
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Con “Canzoni della Melevisione Vol. 2”, disponibile dal 24 aprile sulle piattaforme digitali per RaiCom, Ziopol, alias Paolo Serazzi, prosegue il viaggio musicale nato dall’esperienza nella storica La Melevisione, trasformando il patrimonio narrativo del Fantabosco in un progetto discografico capace di parlare a più generazioni. Un lavoro che non si limita alla nostalgia, ma che rilancia una precisa idea di musica per l’infanzia: autentica, ricercata e mai semplificata.

Produttore, compositore e musicista attivo da anni nel mondo della televisione per ragazzi, Serazzi ha costruito nel tempo un linguaggio sonoro personale, in equilibrio tra sperimentazione e immediatezza. In questo secondo volume, parte di un progetto più ampio composto da tre album, convivono atmosfere acustiche, arrangiamenti “legnosi”, richiami folk e suggestioni pop, sempre al servizio delle storie e dei personaggi della Melevisione.

Ziopol sarà protagonista di un talk al Salone del Libro di Torino sabato 16 maggio dalle 14:00.

Dalle riflessioni sulla diversità di “Stranieri” alla dimensione collettiva e giocosa di “Ma che festa”, fino alla volontà di riportare la musica dal vivo al centro dell’esperienza dei più piccoli, Ziopol continua a portare avanti una visione chiara: i bambini sono ascoltatori curiosi, sensibili e pronti ad accogliere anche contenuti complessi, purché raccontati con sincerità e passione.

In questa intervista ci racconta il legame tra narrazione e musica, il lavoro dietro le canzoni della Melevisione e il desiderio di costruire, attraverso concerti e composizioni, uno spazio di gioco, inclusione e libertà creativa condivisa tra bambini e adulti.

INTERVISTA
Il nuovo album “Canzoni della Melevisione Volume 2” nasce dopo il successo del primo capitolo: in cosa senti che questo lavoro rappresenta un’evoluzione rispetto al precedente?

In verità il progetto è tutt’uno. Insieme a RaiCom abbiamo deciso di suddividere le 40 canzoni che avevo prodotto per La Melevisione in 3 album, per presentarle e promuoverle con la dovuta attenzione.

La scelta di come raggrupparle negli album segue un criterio esclusivamente artistico, non cronologico.

Il Vol. 1 era certamente all’insegna della varietà, i brani spaziano tra generi molto diversi fra loro.

Nel Vol. 2 – in cui comunque la varietà non manca! – ho fatto convergere molti brani di quello che chiamerei “il periodo acustico”: il regista Paolo Severini aveva chiesto di ricercare un “suono Melevisione”, privilegiando i suoni acustici e “legnosi”. Facciamo un gioco: lascio a voi individuare nell’album le tracce di quel periodo…

Nel progetto legato a La Melevisione riesci a unire musica per l’infanzia e ricerca artistica: quanto è difficile trovare questo equilibrio senza semplificare troppo il linguaggio musicale?

Ho molta stima dei bambini e della loro intelligenza. Componendo non mi pongo limitazioni di sorta. So che loro sono assolutamente in grado di cogliere una certa complessità. Ciò che mi guida è il desiderio di offrire ai bambini musica emozionante e della massima qualità.

Ricerco soprattutto l’autenticità e metto in gioco tutta la mia passione. Questi sì che sono elementi cruciali per arrivare diretti al cuore dei bambini – e a ben vedere anche degli adulti, che sono dei bambini cresciuti.

Le tracce affrontano anche temi profondi, come la diversità in “Stranieri”: quanto è importante, secondo te, parlare ai bambini attraverso contenuti complessi ma accessibili?

Come ho detto, reputo che i bambini siano perfettamente in grado di affrontare temi anche complessi – che comunque li riguardano, dato che stanno già vivendo in questo mondo. Il magnifico testo di Bruno Tognolini per “Stranieri” tratta con delicatezza e arguzia il tema della diversità. Amo quella canzone.

Penso tuttavia che sia più un monito per gli adulti: i bambini, infatti, non hanno pregiudizi di sorta e sono istintivamente pronti ad accogliere chiunque nel loro mondo. Crescono in classi multietniche fin dall’infanzia e i cosiddetti “stranieri” sono i loro amici fraterni. Certo, la canzone servirà loro per sviluppare anticorpi quando, crescendo, il mondo adulto vorrà trascinarli in visioni egoistiche e preconcette.

Come nasce il tuo processo creativo quando trasformi i testi degli autori in musica? Ti lasci guidare più dalla narrazione o dall’immaginazione sonora?

In Melevisione la canzone era inserita in un intero episodio, che aveva un tema ben preciso e un suo sviluppo, prevedeva la presenza di certi personaggi e non altri, voci maschili e femminili, ciascuna con il suo carattere molto marcato… insomma molte variabili di cui tenere conto. Innanzitutto io leggevo l’intera sceneggiatura e traevo da lì gran parte delle mie ispirazioni creative. Quando c’è una sceneggiatura, il compito della musica è sottolinearla, esaltarla. Lo può fare in molti modi ed è assai intrigante per il compositore andare a cercare tali modi. Avere molti “paletti”, parametri da rispettare, può sembrare un limite.

Per me, invece, sono piuttosto un aiuto: mi guidano a individuare una strada. Su questa strada, poi, potrò anche lasciare briglia sciolta a certe mie scelte personali (quelle che hai chiamato “immaginazione sonora”), adottare certi arrangiamenti e certe scelte stilistiche a cui tengo… partendo dalla narrazione, tutto acquista una ragion d’essere, non è mai fine a se stesso.

Oltre al lavoro in studio, porti avanti anche una dimensione live molto coinvolgente: che tipo di esperienza vuoi far vivere a bambini e famiglie durante i tuoi concerti come Paolo Serazzi, alias Ziopol?

Io sono un musicista live, da palcoscenico. Amo il contatto diretto con il pubblico, le sorprese che riserva e l’indescrivibile calore che trasmette. Perciò, in concomitanza con le uscite discografiche della Melevisione, ho realizzato un sogno che da troppo tempo tenevo nel cassetto.

Ho formato una bellissima band di cinque elementi e stiamo portando ai bambini un’esperienza che praticamente nessun altro offre loro: un vero concerto, molto vario,  in cui tutta la musica che sentono è suonata dal vivo, davanti ai loro occhi, spesso creata insieme, con grandi improvvisazioni ritmiche e corali, in cui loro toccano con mano che fare musica è alla loro portata, fin da subito. E che è anche un divertimento pazzesco!

Il mio messaggio è quindi di fiducia nelle loro possibilità, di inclusione per il suonare tutti insieme, di grande divertimento. Non per nulla, suonare = to play (jouer, spielen…) = giocare!

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