Home Interviste Cangi indaga nella musica: “WHAT IF THE UNIVERSE..?” – INTERVISTA

Cangi indaga nella musica: “WHAT IF THE UNIVERSE..?” – INTERVISTA

by Alessia Andreon
What if the Universe.

“What if the Universe..?” è il titolo enigmatico scelto dal trombonista polistrumentista fiorentino Francesco Cangi & The Lonely Rockets per il suo nuovo Ep.

What if the Universe..?” nasce dall’esigenza di indagare e, contemporaneamente, raccontare l’identità musicale di Cangi, musicista con una alta formazione jazzistica, radicato background pop rock, che vuole sperimentare e, nel farlo, vuole essere libero di spaziare senza limiti o pregiudizi in vari campi musicali, attingendo da vari generi senza prediligerne nessuno.

L’EP spazia quindi dal new jazz strumentale al funk elettronico, contaminati dall’uso massiccio di sintetizzatori, melodie imponenti, robuste brass section e tanto groove, ma tutto rigorosamente al servizio della musica.

Primo estratto è il singolo “Lundi à Six Heures”, cantato in duo con Sabina Sciubba, che racconta di un sogno ricorrente che inizia ogni Lunedì alle 6 del mattino.

“Lundi à Six Heures” è l’esaltazione del giorno più detestato della settimana, cercando di attribuirgli il significato della rinascita. Ogni lunedì tutto ricomincia e si aprono infinite possibilità per i giorni a seguire.

Un viaggio introspettivo nella musica che da sempre ha accompagnato Cangi che, come ci racconta nell’intervista che segue, è convogliato spontaneamente nelle note di “What if the Universe..?”.

INTERVISTA

Ciao Francesco,
il tuo nuovo Ep si intitola “What if the Universe..?” un titolo allusivo, che denota una certa passione per l’astronomia e apre a diversi finali. Con cosa lo completeresti, o magari, l’hai già completato?

Nutro una profonda passione per il cosmo, l’universo e per tutte le domande cui non troviamo risposte. Chissà, magari c’è un Universo dentro un Universo e così via..

2What if the universe” racconta una storia di infinite possibilità in cui tutto può essere ed esistere… oppure no!  Non lo sapremo mai. E  se questa vita fosse un videogioco? Tanto vale giocarsela bene!

L’album mescola linguaggi e stili diversi in un progetto che prende spunto da quella che è la tua formazione accademica ma che, al contempo, cerca una sua strada alternativa. Hai scoperto una nuova parte di te lavorando a questo Ep?

È stato un processo tanto lungo quanto bello quello di scavare negli angoli più disparati della mia creatività, cogliendo tutto ciò che fa parte del mio background musicale.

Ho una laurea in Jazz ma vengo dal Punk Rock, adoro la black music e la musica elettronica. Non sapevo da dove iniziare, ad un certo punto ho semplicemente iniziato a scrivere di getto, senza schemi né barriere mentali. Ed è nato questo album.

“Lundi à Six Heures” è dedicata a chi si sveglia presto il lunedì ed è felice di farlo; come diceva Stanley Kubrick: “Il mattino ha l’oro in bocca”?

Cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche quando a volte puó sembrare che il bicchiere neanche ci sia.

Il mio è un inno al cercare di ripartire sempre con una marcia in più. E poi poverino, cosa ha fatto di male il Lunedì per essere così odiato? Non è certo colpa sua, noi vediamo le cose secondo la nostra percezione. Non è oggettivo.

Mi ha molto incuriosito il fatto che abbia usato delle basi trap per il brano “Find the way to”. Poi però non sapevi bene come concluderlo. Come hai trovato la strada giusta?

Quel brano non girava. C’era qualcosa che non andava. Il finale epico è venuto da sé, ma l’inizio proprio non riusciva a convincermi.

Una mattina mi è venuta l’illuminazione: togliere un quarto e metterci una batteria trap in 5 quarti.

Mi ha convinto immediatamente!

Mi affascinano sempre le incursioni di tromba nella musica pop, trovo abbiano un nonsoché di nostalgico. Eppure è uno strumento che si sente di rado. Come mai, secondo te?

La musica pop è incentrata sul testo e sulla voce, è normale da un certo punto di vista che alcuni strumenti che rischiano di sovrastare questa gerarchia  vengano limitati. Per il resto è anche una questione di mode e di cultura. Oltreoceano ad esempio quello che è pop spesso è ricco di tutte queste sfumature.

Per concludere, so che ora sei in tour con Alfa. Come sta andando questa esperienza, tra l’altro al fianco di Roy Paci?

Frequentare il mondo del Pop mi ha sempre entusiasmato molto. Calcare i grandi palchi è un’opportunità meravigliosa.

Ho la fortuna di condividere questi momenti con degli artisti meravigliosi che fanno musica bellissima.

È un aspetto di questo lavoro  cui sono veramente grato.

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